Channel Strategy: la strategia olistica dei Canali Comunicativi

La channel strategy nel metodo ALM è Comunicazione Olistica.

Copyright. Anteprima editoriale dalla pubblicazione di Daniele Trevisani, http://www.studiotrevisani.it, Franco Angeli editore.Per ricevere l’invito alla presentazione ed essere aggiornati sull’uscita, iscriversi alla rivista mensile gratuita Communication Research da questo link http://eepurl.com/b727Pv

Alla base della concezione olistica della comunicazione vi è l’apertura totale verso ogni possibile canale comunicativo, sia esso il partecipare ad eventi, ma ancora meglio

  • il creare eventi,
  • fare azioni di contatto telefonico o sub-campagne marketing telefoniche,
  • sui social media,
  • la vendita personale,
  • un evento di pubbliche relazioni come la presentazione di un nuovo modello,
  • un aperitivo,
  • una gara,
  • una premiazione,
  • un sito web,
  • una campagna di e-mailing,
  • una comunicazione sul punto vendita,
  • una visita in casa,
  • un mazzo di fiori,
  • una strategia di avvicinamento durante una partita di gol
  • un diploma di merito o una targa da esporre in ufficio o in negozio
  • l’abbigliamento del personale, con o senza divisa
  • le posture, gli sguardi, il body language in presenza
  • il modo di rispondere al telefono, e alle email

Sinceramente, quante di queste aperture a canali comunicativi state adottando?

Ci sarebbe tanto altro ma questo può rendere l’idea di cosa differenzia una semplice “pubblicità” da una Comunicazione Aziendale Olistica.

Esempio di altro?

  • il modo di guidare quando hai un cliente con te,
  • il modo di mangiare, di bere, di comportarsi con attenzione e rispetto anche se fuori dall’orario di lavoro,
  • come parcheggi nell’azienda che stai visitando,
  • anticipare i problemi, essere proattivi, telefonare di persona ai clienti per sapere se è tutto ok dopo 1 anno da un acquisto.

È assolutamente necessario uscire dall’equazione “comunicazione = pubblicità”, e adottare un approccio olistico-pragmatico ai possibili canali di comunicazione, con un’unica preoccupazione reale: ottenere il risultato e non gettare risorse.

L’approccio olistico-pragmatico alla strategia dei canali richiede altre competenze:

(1) mantenere una visione aperta della possibile gamma di canali;

(2) saper sinergizzare diversi canali primari;

(3) saper sinergizzare i canali primari con i canali secondari

e ovviamente, saper sinergizzare le azioni umane dalle azioni online o sui media.

Copyright. Anteprima editoriale dalla pubblicazione di Daniele Trevisani, http://www.studiotrevisani.it, Franco Angeli editore.

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Team Leadership e Comunicazione Operativa: Principi e Pratiche per il Miglioramento Continuo Individuale e di Team

Team Leadership e Comunicazione OperativaCapitolo 1 scaricabile in versione PDF team-leadership-e-comunicazione-operativa-cap-01

Estratto dal testo, di Daniele Trevisani

La comunicazione di un buon leader. La qualità della comunicazione è un fattore chiave per la leadership. La comunicazione di un buon leader:

  • È chiara e consistente nei messaggi, riferimenti, “deissi”, chiara nelle aspettative nei riguardi delle persone e le trasmette apertamente.
  • È chiara nei sistemi di “rinforzo” o “premi psicologici” dei comportamenti virtuosi e riconosce impegno, sforzi e risultati.
  • Non trasmette aspettative impossibili, negative e demotivanti, ma input possibili e motivanti, distinguendo bene la trasmissione di una “vision” dalle Comunicazioni Operative che si attuano per produrre questa vision.
  • Instilla “Pride & Recognition”: Orgoglio e Senso di Appartenenza al gruppo.
  • È chiara sui “rinforzi negativi”, punizioni e interventi correttivi: riprende i comportamenti che non vanno, non li lascia strisciare né crescere, sa farsi valere quando serve, consapevole che il futuro del gruppo dipende dalla sua coesione e dai comportamenti agiti in ogni istante che conta.
  • Tiene un buon “Battle Rhythm”, un ritmo di battaglia, una ritmica di messaggi e azioni che ha un suo flusso e una sua logica, una cadenza, una continuità, momenti e picchi alti e pause ragionate, in un concerto ben consapevole.

Se fossimo un’orchestra, chiediamoci: Che brano vogliamo suonare ora in questo gruppo? Una marcia funebre, o la Cavalcata delle Valchirie? Un brano con sfondi emotivi allegri o tristi? Una musica epica o popolare? Che ritmi si sentono? 60, 120 battiti per minuto o 200? E per quanto una persona può tenere 200 battiti per minuto senza crollare?

Tutto questo ha a che fare con la gestione delle energie dei membri del team e soprattutto l’auto-gestione delle energie da parte del leader stesso. Il lavoro su di sè, da parte del leader, diventa sempre più una necessità quanto più alti sono gli obiettivi.

La leadership e il lavoro su di sè

Chi aspira a sviluppare una professione con onore, come dirigere con vera leadership, o occuparsi di questioni importanti come la ricerca, le aziende, la medicina, la sicurezza, la scienza, le organizzazioni, le scuole, ovunque… prima deve fare i conti con la propria crescita personale, le proprie capacità e valori.

Bisogna prendere atto del fatto che il nostro carattere determina larga parte della nostra modalità comunicativa, lo stile di leadership, le decisioni.

Bisogna essere abbastanza umili per capire che il nostro carattere non è qualcosa di inviolabile ma anzi lavorarvi è un atto sacro. È utile cercare di capire su quali tratti possiamo lavorare. È un atto sacro anche l’azione e il tentativo che mettiamo in atto per migliorarci, al di là che ci riusciamo o meno, o che ci riusciamo subito o dopo un periodo di tempo. Spesso il miglioramento richiede un percorso, e non un singolo atto.

Vogliamo migliorarci per essere sempre di più noi stessi nel nostro pieno potenziale e non persone che si nascondono dietro a scuse come “sono fatto così, cosa vuoi farci?”

Lavorare sul proprio carattere per migliorarsi significa ascoltare i propri valori senza rifiutarli, ma anche avere l’umiltà di pensare “posso sempre fare passi in avanti nel mio processo di miglioramento personale”. Chi non accetta questa visione potrebbe pensare di sè “sono il migliore, perché lo dico io”. Questa è sostanzialmente una forma di nevrosi.

Alexander Lowen ci mette in guardia chiaramente sui rischi che le nevrosi generano nelle persone. Prima di tutte, non saper imparare dall’esperienza.

Si dice che le persone imparino dall’esperienza, e in generale questo è vero: l’esperienza è il migliore e, forse, l’unico vero maestro.

Ma questa regola non sembra poter applicarsi al campo della nevrosi. La persona non impara dall’esperienza ma ripete continuamente lo stesso comportamento distruttivo.[1]

Aprirsi a capire prima di tutto “cosa vorrei migliorare di me” è un grande processo di focusing[2], una focalizzazione consacrata, importante.

Fare focusing significa andare a ricerca di chi siamo e come comunichiamo, cosa sentiamo dentro di noi, e come questo si trasferisce all’esterno di noi

Significa quindi andare alla ricerca di un manoscritto unico, un testo nascosto, che non è di facile accesso e si trova solo nell’esplorazione attenta e profonda.

Daniele Trevisani http://www.studiotrevisani.it

Note e riferimenti bibliografici

[1] Lowen, Alexander  (1982), Paura di Vivere, Roma, Astrolabio, p. 43. Tit. Orig. Fear of Life, New York, Macmillan

[2] Per la metodologia del Focusing, vedi i testi di Eugene Gendlin, in particolare:  Eugene Gendlin (2002), Focusing, Astrolabio.

Focusing, Il potere della focalizzazione nella vita e nella pratica terapeutica, Ann Weiser Cornell; Crisalide 2007

Biospiritualità, P.A.Campbell e E.M. McMahon; Crisalide 2001

Come far funzionare un rapporto, J. Welwood; Astrolabio 1994

Apprendere le terapie focalizzate sulle emozioni, E. Elliot – J.C. Watson – R.N. Goldman – L.S. Greenberg; Sovera 2007

Cosa significa essere “intrecciati”, un passo avanti nella conoscenza sulla comunicazione

© Tratto dal libro di Daniele Trevisani “Team Leadership e Comunicazione Operativa” http://amzn.to/2dPB0cD

Team Leadership e Comunicazione Operativa

Ci sono persone e situazioni in cui ci si sente affiatati, in cui per comunicare basta uno sguardo, o anticipiamo una telefonata in arrivo come se lo sapessimo… beh, in alcuni casi nella comunicazione si genera un caso speciale della fisica chiamato “entanglement”

Neuroni Specchio ed Entanglement. Nuove Frontiere per la comunicazione

Quanto poco sappiamo della realtà fisica che ci circonda…

Nuovi studi di fisica quantistica evidenziano fenomeni strani, relativi all’ “entanglement”, la connessione a distanza tra particelle che in modalità sconosciute comunicano tra di loro: “Se due particelle sono preparate in modo da essere entangled, la misurazione su una particella fa immediatamente collassare lo stato dell’altra, posta a una distanza arbitraria dalla prima, come se ci fosse un’informazione in grado di propagarsi con velocità virtualmente infinita”[1].

In pratica, si osserva un fenomeno che non dovrebbe accadere secondo le conoscenze attuali, si prende atto e si buttano via tutti i libri di fisica e comunicazione studiati finora.

Un’”informazione in grado di propagarsi con velocità virtualmente infinita” non e’ cosa da poco per chi studia la comunicazione… stiamo dicendo che in pratica se vi fossero due cervelli che possano essere resi “entangled” in 2 galassie diverse, potrebbero sentire l’uno quello che pensa l’altro e viceversa, avremmo la comunicazione istantanea a distanze impossibili da pensare ora. E questo potrebbe persino succedere tra persone nella stessa stanza.

Si apre la strada al fatto che vi sia un’influenza diretta tra attività cerebrali di persone che sono in contatto tra loro ma anche in distanza, che lo stato mentale di una persona possa trasferirsi, con meccanismi ancora non noti, alle persone vicine, ma persino a persone lontanissime.

Questo per quanto riguarda aspetti che la scienza deve mettere a fuoco. I meccanismi noti, quelli dei neuroni specchio, sono già ora sufficienti a farci capire che gli esseri umani sono veramente sensibili agli stati emotivi che vedono o con cui entrano in contatto. I neuroni specchio sono le aree cerebrali che ci permettono di ricevere e sentire emozioni, vissute da altri esseri viventi. Sono in pratica le aree cerebrali che permettono l’empatia[2].

Noi abbiamo aree mentali deputate a “farci sentire” e “farci provare” le emozioni che vediamo negli altri, o che sentiamo attraverso l’udito e i nostri stessi sensi, come se il loro stato diventasse il nostro, con una trasmissione e attivazione di zone cerebrali senza nessuna nostra approvazione esplicita o consenso esplicito.

I neuroni specchio sono una classe di neuroni che si attivano quando un individuo (agente) compie un’azione e quando l’individuo (osservatore) osserva l’azione, e svolgono un ruolo chiave nella percezione emotiva e nella comunicazione emotiva. Attraverso studi di risonanza magnetica, si è visto che i neuroni attivati dall’esecutore durante l’azione sono attivati anche nell’osservatore della medesima azione.

Questa classe di neuroni è stata individuata nei primati, in alcuni uccelli e nell’uomo. E questo spiega perché sia possibile ad esempio “sentire” le emozioni dia persona che piange, o che ride, persino di un cane, o che un cane senta le nostre, avendo meccanismi di sintonizzazione simili. Questo, ancora maggiormente tra esseri umani.

Siccome questi meccanismi sono spesso “sottili” e non per forza macroscopicamente urlati, anche in questo caso si apre la strada a nuove competenze da acquisire, sulla micro – detection dei segnali, e sul “cosa fare” con questa nuova informazione in ingresso, affinché si possa utilizzare ma senza sovraccaricare i sistemi emotivi e di information processing delle persone.

[1]Dylan H. Mahler, Lee Rozemal, Kent Fisher, Lydia Vermeyden, Kevin J. Resch, Howard M. Wiseman, and Aephraim Steinberg (2016), Quantum Mechanics. Experimental nonlocal and surreal Bohmian trajectories.  In Science Advances  19 Feb 2016: Vol. 2, no. 2.

[2] Matteo Rizzato, Davide Donelli, Io sono il tuo specchio. Neuroni specchio ed empatia, Edizioni Amrita, 2011. Rizzolatti G., Sinigaglia C., (2006), So quel che fai, Il cervello che agisce e i neuroni specchio, Raffaello Cortina Editore. Iacoboni Marco, (2008), I neuroni a specchio. Come capiamo ciò che fanno gli altri, Bollati Boringhieri.

© Tratto dal libro di Daniele Trevisani “Team Leadership e Comunicazione Operativa” http://amzn.to/2dPB0cD

Team Leadership e Comunicazione Operativa

Uscita del libro “Team Leadership e Comunicazione Operativa” edito da Franco Angeli

Team Leadership e Comunicazione OperativaEsce nelle librerie italiane “Team Leadership e Comunicazione Operativa. Principi e pratiche per il miglioramento continuo individuale e di team“, 11° libro scritto da Daniele Trevisani per la casa editrice Franco Angeli.

  • Alcune domande che ogni gruppo dovrebbe porsi, sia esso una famiglia o un’azienda:
  • Perché siamo qui, noi assieme?
  • Perché ora?
  • Che cosa vogliamo fare?
  • Che cosa ci unisce?
  • Che cosa ci può dividere?
  • A che cosa vogliamo contribuire?
  • Come?

Il tema fondamentale: Come possono comunicare meglio i gruppi al loro interno? Come guidarli verso i loro scopi in modo consapevole ed efficace?

Il vero collante di ogni gruppo è lo scopo, persone che perseguono lo stesso scopo sono unite al di là del tempo, dello spazio, delle ere in cui sono vissuti.

Daniele Trevisani

La leadership è la capacità di condurre e ispirare persone, team e organizzazioni verso uno scopo.

Anche condurre la propria vita verso qualche cosa di grande, di nobile, di sano, è una forma di guida, una guida spirituale, valoriale, profonda.

Se persone che condividono uno scopo comune hanno la fortuna di vivere nella stessa era, potranno fare grandi cose, e dare potenti contributi, a se stessi e agli altri. Ma per farlo le persone devono potersi incontrare, devono potersi conoscere, devono potersi ri-conoscere. Devono unirsi.

I gruppi sono modalità fantastiche per fare alchimia tra le energie di più persone. Un gruppo di studio e ricerca può creare cose che un singolo, per quanto dotato, non raggiungerà mai. Un gruppo può arrivare là dove nessun singolo mai possa pensare, per quanto intelligente e preparato sia.

Un’orchestra può comporre brani di una ricchezza che il singolo suonatore non può eseguire. In ogni forza speciale e gruppo di élite, esistono ruoli diversi, per esempio avvistamento, protezione, incursori, ciascuno con le proprie peculiarità ma con un obiettivo di missione assolutamente condiviso.

Lo scopo è ciò che distingue un assembramento casuale di persone da un vero gruppo unito, per quanto distanti fisicamente siano i loro membri. La divisione dei ruoli è ciò che rende possibile la sinergia. La comunicazione è il flusso che rende possibile lo scambio d’informazione e di energie umane che alimenta tutto que­st’apparato.

La comunicazione operativa è l’attività di scambio di messaggi necessari a produrre un effetto desiderato. Guida le persone attraverso i passi necessari.

La comunicazione è come il flusso sanguigno che porta nutrimento a ogni cellula, le alimenta di informazioni ed energie, ne porta via tossine e scorie. Come tale, la comunicazione, nei messaggi che porta e nel come li porta, deve essere nutriente e dis-inquinante, e non tossica e velenosa. Deve essere energetica e motivante, e non demotivante, e questo va tenuto in grande considerazione.

L’anima di un team e la comunicazione che utilizzano sono inscindibili. L’una senza l’altra non sono in sostanza possibili. Leader veri che non comunicano non esistono. Una comunicazione vuota, che non punti a un esito comunicativo positivo o non si ponga il problema di quale risultato darà, è praticamente solo rumore di fondo. Diventa inutile. Persino pericolosa.

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Copyright da “Team Leadership e Comunicazione Operativa. Principi e pratiche per il miglioramento continuo individuale e di team“, di Daniele Trevisani,  Franco Angeli Editore, Milano.

 

Rivista Communication Research & Human Potential n.2/2016

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Gestalt e Marketing

Dal libro “Psicologia di Marketing e Comunicazione” di Daniele Trevisani, Franco Angeli editore

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La Gestalt e la comprensione del valore del prodotto/servizio

Il cliente può avere difficoltà, o non percepire immediatamente, il valore che si nasconde dietro la soluzione o il prodotto. Tra gli errori più gravi del venditore vi è senza dubbio la “presunzione della chiarezza del valore”.. Compiere questo errore significa supporre che il cliente debba cogliere il valore di una proposta automaticamente. Significa pretendere che tutti debbano vedere e capire ciò che noi vediamo e capiamo perfettamente.

La psicologia cognitiva ci aiuta a capire questo fenomeno. È per tutti scontato che nell’insieme di chiazze sottostanti sia presente qualcosa?

Fig. 3.16 – Principio dell’emergenza nella percezione. Cosa vedi qui?

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L’immagine dimostra il “principio dell’emergenza” nella percezione. Le regioni locali dell’immagine non contengono sufficiente informazione per formulare un’ipotesi di contenuto, ma non appena l’immagine viene riconosciuta come quella di “un cane”, i contorni percettivi della figura iniziano a prendere forma, riempiendo i perimetri visuali in regioni nelle quali i contorni sono assenti nello stimolo reale.

Certamente, il dalmata che annusa la strada diventerà una normalità per chi è abituato a vederlo, ma non necessariamente per un osservatore casuale.

Lo stesso processo di percezione si applica all’impresa e ai suoi servizi. Ad esempio, per l’impresa che propone servizi internet o formazione aziendale, il potenziale e il valore delle soluzioni offerte sono chiari, palesi, e “parlano da soli”. Per il cliente no.

In questo, ed in altri casi, il cliente va “aiutato a capire”, il che è possibile solamente adottando un approccio centrato sul cliente. Adottare un approccio di vendita e di marketing “centrato sul cliente” significa riconoscere due cose: (1) il cliente non è né un “pollo da spennare”, un soggetto al quale chiedere tanto per poi dare poco, né (2) il padrone dell’azienda o del venditore.

Il cliente è semplicemente una persona, un soggetto, con il quale dobbiamo stabilire un rapporto di business franco, diretto, personale. La base delle relazioni di successo è la trasparenza reciproca. Il cliente è un soggetto che deve essere capito in profondità, ma che al tempo stesso deve essere stimolato a rapportarsi verso l’azienda con la stessa volontà di comprendere.

Questa differenziazione emerge ad esempio nel modo di gestire le obiezioni o di fissare il prezzo. Le scuole tradizionali di vendita insegnano a fissare il prezzo partendo da un punto superiore (target price) per poi scendere a prezzi più bassi man mano che prosegue la trattativa, sino al punto di cedimento (soglia inferiore del range negoziale).

Un approccio centrato sul cliente produrrebbe invece una modalità di comunicazione del prezzo di questo tipo, di fronte ad un’obiezione: «abbiamo analizzato in profondità i tuoi obiettivi, abbiamo capito che l’azienda è a questo punto del suo ciclo di vita, e vuole fare un salto di qualità. Abbiamo analizzato assieme cosa occorre per fare questo salto, quali sono le risorse necessarie. Se mi chiedi di tagliare il prezzo devi però dirmi cosa vuoi tagliare, quali obiettivi non vuoi più raggiungere, o se vuoi impiegare risorse di qualità più scarsa. È questo che vuoi? Proviamo a ripercorrere assieme cosa succede nel caso A, e cosa può succedere nel caso B …. Tu dove vuoi arrivare veramente?». Il marketing moderno non è il “regno del più furbo”, ma il regno delle relazioni. Soltanto chi riuscirà a stabilire relazioni forti, empatiche e reciprocamente umane con il cliente può aspirare a qualche forma di successo.

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Copyright Studio Trevisani Formazione Aziendalee Franco Angeli editore

Ecologia della Leadership. Dal testo di Daniele Trevisani in costruzione, Franco Angeli editore

Ecologia della Leadership. Dal testo di Daniele Trevisani in costruzione, Franco Angeli editore.

L’ecologia studia il grado di salubrità degli ambienti nei quali vive l’uomo, inclusa la presenza di agenti inquinanti e altri elementi che danneggiano la salute o il benessere. Il tema dell’ecologia della comunicazione evidenzia come tra gli agenti esterni si debbano considerare i messaggi che il soggetto riceve, minuto dopo minuto, ora dopo ora, giorno dopo giorno.
La sommatoria e stratificazione di messaggi, inputs comunicativi ricevuti e scambi, determina per la persona un progressivo avvelenamento o (sul fronte opposto) una progressiva depurazione dell’organismo inteso come sistema corpo-mente.

Le implicazioni pratiche per la direzione d’impresa vanno diritto al cuore dell’azienda. Prestando attenzione all’ecologia della comunicazione aziendale possiamo intervenire sull’”aria che si respira in azienda”, sulla produttività dei gruppi, possiamo limitare la fuga dei cervelli aziendali e avvicinare le migliori menti. Sempre che le si cerchi veramente.

L’azienda come luogo nel quale si possa vivere ed esprimersi creativamente, e per il quale vale la pena di sforzarsi ed impegnarsi, non è solo immagine pubblicitaria, può diventare concreta realtà.

Daniele Trevisani ww.studiotrevisani.it

“Il Coraggio delle Emozioni”, risorse addizionali, articoli ed estratti dal volume di Daniele Trevisani

Copertina Libro Il Coraggio delle Emozioni (2)

Articoli gratuiti estratti con commenti inediti dell’autore

Pagine dedicate al libro su vari portali per l’acquisto

Pagine nei social e altre risorse

Rivista di Comunicazione, Potenziale Umano, Crescita Personale e Formazione

Comunicazione e formazione nel punto venditaformazione aziendalemaster in coachingformazione comunicazione crescita personale

Crescita Personale e Formazione

Capitolo in omaggio

Videocorsi gratuiti (tema del mese: psicologia del marketing e comunicazione, vendita consulenziale)

Area Formazione

Riflessioni

Gli articoli più letti del mese

Rivista a cura di: dott. Daniele Trevisani, Formatore Senior, Fulbright Scholar University of Florida – http://www.danieletrevisani.com (english) http://www.studiotrevisani.it (italiano)

Modulo per prenotazione di sessioni di Coaching e Formazione, Lecture e Seminari, Conferenze e Interviste

Video e articolo – Il Potere della Comunicazione

  • Video didattico gratuito di formazione per la comunicazione professionale

il potere della comunicazione 1

Il Potere della Comunicazione

Abstract dei contenuti

  • Ci sono persone la cui comunicazione ha cambiato la storia del pianeta. Non i loro soldi, non i loro beni materiali, ma la loro capacità di comunicazione allo stato puro. Persone partite dal nulla.
  • In qualsiasi ambiente turistico, commerciale, lavorativo, sociale, le persone ricevono flussi di comunicazione 1) da parte degli ambienti e 2) da parte delle persone.

Immaginiamo questo flusso come una somma di segnali di fiducia o segnali di sfiducia. Il bilancio tra i due determina il successo della comunicazione. E spesso si tratta di dettagli estremamente sottili che sfuggono al controllo consapevole ma non alla percezione subliminale del ricevente.

Le persone accettano solo messaggi che non si infrangono contro la loro barriera di credenze e valori radicati. I codici comunicativi usati devono riuscire a penetrare questa barriera. Occorre una grande capacità di adattamento e ricerca del codice comunicativo giusto per i target. Entrare in relazione con i bisogni del target determina il successo della comunicazione.

  • La fiducia dipende dai segnali deboli che emettiamo a livello personale. La risonanza dei segnali deboli si amplifica all’intera persona e all’intera organizzazione e gruppo a cui questa persona viene associata.
  • La cura persona e l’immagine che arrivano al cliente dipendono da “scelte” e non sono frutto del caso. Dipendono da “attenzioni” e non sono frutto del caso. Queste attenzioni devono passare dalle “regole preconfezionate” ad una forma di “sensibilità personale aumentata”

In questo mondo noi abbiamo un compito particolare, renderci conto che possiamo trasmettere messaggi che alimentano fiducia anziché distruggerla, formare le persone sulla comunicazione, non dare per scontato che le persone automaticamente siano dotati di competenze comunicative ottimali. Anzi, spesso queste capacità comunicative, così forti nel bambino, si degradano e di deteriorano con il passare del tempo, sino ad arrivare ad adulti incapaci di esprimere veramente emozioni o messaggi chiari, e persino incapaci di dialogare con se stessi.

Esprimere professionalità significa comunicare passione e non essere freddi, al contrario di tutto quello che finora avete sentito dire. Le persone fredde non sentono niente o non lo dimostrano e nessuno vuole avere a che fare con una persona a cui di te non frega niente, tu stesso non lo vuoi, o no?

La reputazione si costruisce sulla base della difesa della parola, la difesa dei valori in cui crediamo, la difesa delle credenze positive che possono aiutare veramente le persone.

Testo copyright a cura di Dr. Daniele Trevisani http://www.danieletrevisani.com – estratto con modifiche dall’autore dai volumi

(c) Dr. Daniele Trevisani, http://www.danieletrevisani.com  Formazione Avanzata

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