Che Guevara, discorso alle Nazioni Unite contro l’imperialismo

Materiali di analisi storica del discorso persuasivo, discorso politico e public speaking. Di particolare interesse l’utilizzo delle comunicazioni di tipo imagery (stimoli visuali inseriti nella comunicazione verbale).

Benito Mussolini, analisi del discorso, dichiarazione di guerra, 10 temi di analisi

Materiali storico di analisi del discorso pubblico, psicologia delle comunicazioni di massa e psicologia sociale in Italia.

Materiali storici Istituo Luce, tema, Mussolini, Dichiarazione di guerra, 10 Giugno 1940, analisi del discorso.
Elementi di analisi secondo il modello della Comunicazione Olistica di Daniele Trevisani

  1. la prestazione comunicativa: relazione tra abilità, motivazione, ansia ed emozione
  2. la comunicazione delle emozioni
  3. identificazione e gestione delle energie comunicative nei diversi compiti
  4. public speaking: dall’analisi e gestione emozionale alle tecniche neo-retoriche
  5. l’ascolto nella comunicazione interpersonale e le tecniche di sviluppo dell’empatia
  6. la comunicazione persuasiva e i temi narrativi utilizzati
  7. i valori fondanti (ancoraggio ai valori), quali, di quale area
  8. microanalisi della comunicazione e frame analysis
  9. aspetti dell’uditorio (pause, silenzi, emozioni generate)
  10. teatralità e gesti scenici osservabili dal body language, a quali Archetipi si riferiscono o quali Archetipi prendono come riferimento per il “modeling”

Franz Falanga, a Proposito della Comunicazione (categoria: comunicazione politica)

Un libro interessante per riflettere sui linguaggi della comunicazione, al di la e oltre la politica. L’efficacia della comunicazione è correlata alla capacità di individuare i linguaggi efficaci, e questo vale per ogni target audience: aziendale, politica, sociale.

copj13

Falanga sembra concentrarsi in particolare su una visione critica della comunicazione “di sinistra”, con una prospettiva di critica interna, fatta appunto “da sinistra” (ma il lettore potrà giudicare di persona le posizioni politiche espresse, disinguendole dalla analisi dei meccanismi comunicativi).

L’autore individua correttamente diversi errori comunicazionali, ad esempio, secondo l’autore la comunicazione di sinistra entra in difficoltà non appena viene accusata di “fare un comizio” (p. 71), tende ad andare fuori tema, ad uscire dalla pista comunicazionale, e “finire nell’angolo”. Il problema, come fa notare l’autore, non è tanto il “fare il comizio”, quanto la fierezza e l’orgoglio nel perseguire le proprie posizioni. La parola “comizio” ha subito negli ultimi anni una rivoluzione linguistica, che la ha portata da momento nobile di esposizione fiera delle proprie idee, a momento di percepita falsità e tentativo di manipolazione. Questo e altri meccanismi, se non smontati, rischiano di creare trappole e tranelli comunicativi.

L’autore ragiona inoltre su alcuni sottilissimi meccanismi conversazionali che avvengono nel dialogo politico, altrettanto venefici se non compresi. Ad esempio (p, 75), nelle trasmissioni televisive di dibattito politico, quando un esponente chiama l’esponente avverso”fratello mio”, questa mossa conversazionale può connotare intenzioni di non belligeranza e amicizia, ma finisce per trasmettere una sottile percezione di inferiorità dell’altro (si tratta infatti di un messaggio che in analisi transazionale verrebbe chiamato “top-down”, dall’alto al basso, da genitore a bambino).

E, molto spesso, l’incontro o dibattito televisivo tra personaggi di centro-destra e di centro-sinistra tende a trasformarsi in un incontro tra linguaggi semplificati e più comprensibili, contro linguaggi più intellettuali e meno comprensibili.

Queste e numerose altre riflessioni sono riassunte in 30 concetti chiave, con passaggi ben articolati, che, a mio parere, costituiscono spunti di riflessione interessanti sia per la comunicazione politica (di ogni schieramento) che per la comunicazione persuasiva (problema chiave in ogni operazione aziendale).

La conclusione di questo discorso ruota attorno alla “persona”. Ci riporta al bisogno di formazione e di lavoro sulle identità dei comunicatori (come espone l’autore nel principio 28: “riaddestrarsi alla fierezza, convincersi su basi oggettiva della prporia fierezza, esercitarla senza mezze misure).

Il mio parere di professionista, nel leggere le riflessioni di Falanga, non fa che confermare un dato: la comunicazione è una disciplina, e chi ne fa una professione non può sfuggire. Per aumentare le capacità di comunicazione serve consapevolezza e training, una capacità indispensabile in un teatro bellico-comunicazionale in cui, mai come ora, le competenze personali “forano” gli schermi e convincono, e le incompetenze ed indecisioni personali devastano in pochi secondi qualsiasi idea, magari in se intrinsecamente buona, quando mal comunicata.

 

Franz Falanga, a Proposito della Comunicazione (categoria: comunicazione politica)

Un libro interessante per riflettere sui linguaggi della comunicazione, al di la e oltre la politica. L’efficacia della comunicazione è correlata alla capacità di individuare i linguaggi efficaci, e questo vale per ogni target audience: aziendale, politica, sociale.

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Falanga sembra concentrarsi in particolare su una visione critica della comunicazione “di sinistra”, con una prospettiva di critica interna, fatta appunto “da sinistra” (ma il lettore potrà giudicare di persona le posizioni politiche espresse, disinguendole dalla analisi dei meccanismi comunicativi).

L’autore individua correttamente diversi errori comunicazionali, ad esempio, secondo l’autore la comunicazione di sinistra entra in difficoltà non appena viene accusata di “fare un comizio” (p. 71), tende ad andare fuori tema, ad uscire dalla pista comunicazionale, e “finire nell’angolo”. Il problema, come fa notare l’autore, non è tanto il “fare il comizio”, quanto la fierezza e l’orgoglio nel perseguire le proprie posizioni. La parola “comizio” ha subito negli ultimi anni una rivoluzione linguistica, che la ha portata da momento nobile di esposizione fiera delle proprie idee, a momento di percepita falsità e tentativo di manipolazione. Questo e altri meccanismi, se non smontati, rischiano di creare trappole e tranelli comunicativi.

L’autore ragiona inoltre su alcuni sottilissimi meccanismi conversazionali che avvengono nel dialogo politico, altrettanto venefici se non compresi. Ad esempio (p, 75), nelle trasmissioni televisive di dibattito politico, quando un esponente chiama l’esponente avverso”fratello mio”, questa mossa conversazionale può connotare intenzioni di non belligeranza e amicizia, ma finisce per trasmettere una sottile percezione di inferiorità dell’altro (si tratta infatti di un messaggio che in analisi transazionale verrebbe chiamato “top-down”, dall’alto al basso, da genitore a bambino).

E, molto spesso, l’incontro o dibattito televisivo tra personaggi di centro-destra e di centro-sinistra tende a trasformarsi in un incontro tra linguaggi semplificati e più comprensibili, contro linguaggi più intellettuali e meno comprensibili.

Queste e numerose altre riflessioni sono riassunte in 30 concetti chiave, con passaggi ben articolati, che, a mio parere, costituiscono spunti di riflessione interessanti sia per la comunicazione politica (di ogni schieramento) che per la comunicazione persuasiva (problema chiave in ogni operazione aziendale).

La conclusione di questo discorso ruota attorno alla “persona”. Ci riporta al bisogno di formazione e di lavoro sulle identità dei comunicatori (come espone l’autore nel principio 28: “riaddestrarsi alla fierezza, convincersi su basi oggettiva della prporia fierezza, esercitarla senza mezze misure).

Il mio parere di professionista, nel leggere le riflessioni di Falanga, non fa che confermare un dato: la comunicazione è una disciplina, e chi ne fa una professione non può sfuggire. Per aumentare le capacità di comunicazione serve consapevolezza e training, una capacità indispensabile in un teatro bellico-comunicazionale in cui, mai come ora, le competenze personali “forano” gli schermi e convincono, e le incompetenze ed indecisioni personali devastano in pochi secondi qualsiasi idea, magari in se intrinsecamente buona, quando mal comunicata.

 

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L’autore individua correttamente diversi errori comunicazionali, ad esempio, secondo l’autore la comunicazione di sinistra entra in difficoltà non appena viene accusata di “fare un comizio” (p. 71), tende ad andare fuori tema, ad uscire dalla pista comunicazionale, e “finire nell’angolo”. Il problema, come fa notare l’autore, non è tanto il “fare il comizio”, quanto la fierezza e l’orgoglio nel perseguire le proprie posizioni. La parola “comizio” ha subito negli ultimi anni una rivoluzione linguistica, che la ha portata da momento nobile di esposizione fiera delle proprie idee, a momento di percepita falsità e tentativo di manipolazione. Questo e altri meccanismi, se non smontati, rischiano di creare trappole e tranelli comunicativi.

L’autore ragiona inoltre su alcuni sottilissimi meccanismi conversazionali che avvengono nel dialogo politico, altrettanto venefici se non compresi. Ad esempio (p, 75), nelle trasmissioni televisive di dibattito politico, quando un esponente chiama l’esponente avverso”fratello mio”, questa mossa conversazionale può connotare intenzioni di non belligeranza e amicizia, ma finisce per trasmettere una sottile percezione di inferiorità dell’altro (si tratta infatti di un messaggio che in analisi transazionale verrebbe chiamato “top-down”, dall’alto al basso, da genitore a bambino).

E, molto spesso, l’incontro o dibattito televisivo tra personaggi di centro-destra e di centro-sinistra tende a trasformarsi in un incontro tra linguaggi semplificati e più comprensibili, contro linguaggi più intellettuali e meno comprensibili.

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A proposito della comunicazione. Come perdere con assoluta certezza le elezioni, Franz Falanga, Euro. 12,00


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Il mio parere di professionista, nel leggere le riflessioni di Falanga, non fa che confermare un dato: la comunicazione è una disciplina, e chi ne fa una professione non può sfuggire. Per aumentare le capacità di comunicazione serve consapevolezza e training, una capacità indispensabile in un teatro bellico-comunicazionale in cui, mai come ora, le competenze personali “forano” gli schermi e convincono, e le incompetenze ed indecisioni personali devastano in pochi secondi qualsiasi idea, magari in se intrinsecamente buona, quando mal comunicata.

 

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L’autore ragiona inoltre su alcuni sottilissimi meccanismi conversazionali che avvengono nel dialogo politico, altrettanto venefici se non compresi. Ad esempio (p, 75), nelle trasmissioni televisive di dibattito politico, quando un esponente chiama l’esponente avverso”fratello mio”, questa mossa conversazionale può connotare intenzioni di non belligeranza e amicizia, ma finisce per trasmettere una sottile percezione di inferiorità dell’altro (si tratta infatti di un messaggio che in analisi transazionale verrebbe chiamato “top-down”, dall’alto al basso, da genitore a bambino).

E, molto spesso, l’incontro o dibattito televisivo tra personaggi di centro-destra e di centro-sinistra tende a trasformarsi in un incontro tra linguaggi semplificati e più comprensibili, contro linguaggi più intellettuali e meno comprensibili.

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La conclusione di questo discorso ruota attorno alla “persona”. Ci riporta al bisogno di formazione e di lavoro sulle identità dei comunicatori (come espone l’autore nel principio 28: “riaddestrarsi alla fierezza, convincersi su basi oggettiva della prporia fierezza, esercitarla senza mezze misure).

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L’autore individua correttamente diversi errori comunicazionali, ad esempio, secondo l’autore la comunicazione di sinistra entra in difficoltà non appena viene accusata di “fare un comizio” (p. 71), tende ad andare fuori tema, ad uscire dalla pista comunicazionale, e “finire nell’angolo”. Il problema, come fa notare l’autore, non è tanto il “fare il comizio”, quanto la fierezza e l’orgoglio nel perseguire le proprie posizioni. La parola “comizio” ha subito negli ultimi anni una rivoluzione linguistica, che la ha portata da momento nobile di esposizione fiera delle proprie idee, a momento di percepita falsità e tentativo di manipolazione. Questo e altri meccanismi, se non smontati, rischiano di creare trappole e tranelli comunicativi.

L’autore ragiona inoltre su alcuni sottilissimi meccanismi conversazionali che avvengono nel dialogo politico, altrettanto venefici se non compresi. Ad esempio (p, 75), nelle trasmissioni televisive di dibattito politico, quando un esponente chiama l’esponente avverso”fratello mio”, questa mossa conversazionale può connotare intenzioni di non belligeranza e amicizia, ma finisce per trasmettere una sottile percezione di inferiorità dell’altro (si tratta infatti di un messaggio che in analisi transazionale verrebbe chiamato “top-down”, dall’alto al basso, da genitore a bambino).

E, molto spesso, l’incontro o dibattito televisivo tra personaggi di centro-destra e di centro-sinistra tende a trasformarsi in un incontro tra linguaggi semplificati e più comprensibili, contro linguaggi più intellettuali e meno comprensibili.

Queste e numerose altre riflessioni sono riassunte in 30 concetti chiave, con passaggi ben articolati, che, a mio parere, costituiscono spunti di riflessione interessanti sia per la comunicazione politica (di ogni schieramento) che per la comunicazione persuasiva (problema chiave in ogni operazione aziendale).

La conclusione di questo discorso ruota attorno alla “persona”. Ci riporta al bisogno di formazione e di lavoro sulle identità dei comunicatori (come espone l’autore nel principio 28: “riaddestrarsi alla fierezza, convincersi su basi oggettiva della prporia fierezza, esercitarla senza mezze misure).

Il mio parere di professionista, nel leggere le riflessioni di Falanga, non fa che confermare un dato: la comunicazione è una disciplina, e chi ne fa una professione non può sfuggire. Per aumentare le capacità di comunicazione serve consapevolezza e training, una capacità indispensabile in un teatro bellico-comunicazionale in cui, mai come ora, le competenze personali “forano” gli schermi e convincono, e le incompetenze ed indecisioni personali devastano in pochi secondi qualsiasi idea, magari in se intrinsecamente buona, quando mal comunicata.