Prepararsi al ring della vita

Psicologia Marziale. La preparazione psicologica prima di una gara, negli sport da ring, nelle forme marziali (e …per la vita)

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© articolo Di Daniele Trevisani – Fulbright Scholar, Formatore, Coach, Maestro 9° Dan Sistema Daoshi, www.studiotrevisani.it

Conoscere e gestire l’attivazione psicologica generata da una gara, distinguere l’attivazione positiva da quella negativa, e dirigerla verso i canali giusti. Vale per il ring. Vale per la vita. Valer in ogni campo.

Estratti con modifiche dell’autore, dal libro Il Potenziale Umano

Che si tratti di arti marziali o sport da ring, di azienda o famiglia, prima e durante una situazione cui attribuisci un significato personale forte, tutti vivono stati emotivi alterati. Si tratta di una forma di “attivazione” psicologica, a volte piena di tranelli che dobbiamo conoscere.

L’attivazione può prendere due strade:

  • Attivazione positiva: vivere l’evento nei suoi lati più belli, sentendone soprattutto i lati positivi, il piacere dell’esperienza, il gusto della passione e dell’azione, il fluire delle propri energie vitali.
  • Attivazione negativa: l’evento si carica di ansia, tensione, distrugge le energie mentali, rende la persona incapace di esprimere liberamente se stessa, le sue potenzialità, e annienta di colpo tutta la sua preparazione.

Per tantissimi motivi, i praticanti nelle società occidentali vivono soprattutto nel secondo stato. Nessuno insegna veramente loro cosa fare, al di là del dare consigli derivanti dal buon senso. Un buon punto di partenza è iniziare a esaminare le credenze potenzianti e le credenze depotenzianti che si generano prima di una gara.

Le credenze potenzianti sottostanti l’attivazione positiva sono:

  • non ho bisogno di dimostrare niente a nessuno, che vinca o che perda il mio valore viene dal mio essere, dal mio allenamento, e non dal mio piazzamento
  • chi ha detto che non posso sbagliare? Faccio del mio meglio, ma io posso sbagliare come ogni essere umano
  • non devo far contenti gli altri, ma cercare le emozioni positive che questo evento può darmi
  • si vive una volta sola, e questa giornata è un inno alla vita, da gustare e gioire come tale.

Le credenze de-potenzianti che generano attivazione negativa sono:

  • devo assolutamente dimostrare che valgo
  • non posso permettermi di sbagliare, devo essere teso al massimo
  • gli altri saranno delusi se sbaglio e non posso deluderli
  • da questa giornata dipende tutto.

Vi sono tecniche applicabili per aumentare le energie positive nel pre-gara. Ne citiamo una che tutti possono praticare.

Esercizio di visualizzazione (visual imagery) pre-gara

La tecnica consiste nella visualizzazione positiva: ogni giorno (per circa 20 giorni), per 30 minuti, occorre creare uno “spazio mentale vuoto” nel quale ricercare la condizione migliore. Se ci alleniamo ogni giorno per il corpo, lo stesso dobbiamo fare per la mente.

Occorre distendersi su un divano, o su un letto con doppio cuscino (non spiegherò in dettaglio tutti i motivi di questi accorgimenti, che hanno motivi tecnico-fisiologici complessi).

Occorre inoltre coprirsi e non avere luci forti sugli occhi. L’esercizio di visualizzazione va svolto ad occhi chiusi. Occorre inoltre una musica di sottofondo rilassante (es, musiche Reiki, o altre musiche sinfoniche, orientali, o classiche, niente di “agitato”).

  1. Nella prima fase occorre concentrarsi solo sul respiro, respirare lentamente e profondamente, senza troppo sforzo.
  2. Nella seconda fase (derivante dal Training Autogeno) si avvia la pratica delle ripetizioni mentali: occorre ripetere mentalmente e molto lentamente la frase “il mio corpo è pesante (5 volte), e io sono calmo, tranquillo, sereno. Il mio corpo è pesante, e io sto bene”. Vi sono numerose varianti a queste frasi, ma l’essenziale è che siano frasi positive, sul “sentirsi bene” nel presente e non nel futuro (evitare di dire, ad esempio, “ed io starò bene”, ma dire “e io sto bene”).
  3. Fase di visualizzazione positiva: vedersi mentalmente mentre ci si prepara negli spogliatoi, mentre si viaggia verso la destinazione, mentre ci si riscalda, mentre si combatte, e vedersi in tutte queste fasi esattamente come dovremmo essere: felici, rilassati, appagati di quello che stiamo facendo senza nessuna ossessione per il risultato, ma solo sentire il piacere di quello che stiamo vivendo.
  4. Vedersi nel combattimento o in azione, vedere i colpi fluire, vedersi padroni del proprio corpo e della situazione, vedersi al meglio di come possiamo essere. Nelle forme, vedersi muovere esattamente come vorremmo, vedere il proprio corpo che fluisce nel movimento, alternando velocità e rallentamento, pienamente padroni.
  5. Fase di visualizzazione negativa: vedersi mentalmente mentre ci si prepara negli spogliatoi in modo agitato e teso, con movimenti bruschi, osservarsi mentre si viaggia verso la destinazione, mentre ci si riscalda tesi e nervosi, mentre si combatte incapaci di fare quello che sappiamo fare, e vedersi in tutte queste fasi esattamente come non vorremmo essere: tesi, ossessionati per il risultato, agitati. Nel combattimento, vedere i colpi che non partono, vedersi incapaci di parare e schivare, vedersi poco padroni del proprio corpo e della situazione. Nelle forme, vedersi sgraziati, vedersi scivolare o sbagliare.
  6. Ritorno alla visualizzazione positiva: ripetere la fase di visualizzazione positiva.
  7. Fase di meditazione o “raffreddamento”: fermare i pensieri consapevoli, immaginare un luogo della natura che amiamo, lasciare che la mente vaghi, lasciare che i pensieri vadano e vengano, lasciare che i pensieri si susseguano liberamente, sino ad arrivare ad un sentimento di rilassamento (in genere, arriva dopo alcune sessioni).
  8. Fase di ripresa: muovere lentamente mani e piedi, stirarsi ad occhi chiusi, rialzarsi lentamente, stirarsi ancora, riprendere a muoversi lentamente, alzarsi lentamente dopo essersi stirati.

Questa sequenza è la prima che insegno svolgere nei miei corsi di training e coaching agonistico. Ve ne sono molte altre che non possono essere descritte perche prevedono azioni fisiche che pratico sulla persona – compressioni, trazioni, e altre tecniche derivanti dalla psicologia organismica – che non possono essere facilmente descritte ma vanno provate su di sé per essere capite.

Capire e dominare la tensione psicologica pre-gara

Al di la della tecnica che useremo, dobbiamo capire però la radice del problema: la generazione dell’ansia e la sua gestione.

L’ansia, uno dei mali più drammatici della società contemporanea, è stret­tamente correlata allo stress.

L’ansia è – nella nostra visione – il prodotto di un incremento di attivazione mentale (arousal) mixato ad emozioni negative (paura, angoscia, timore, apprensione). La sola attivazione mentale, di per se positiva, acquisisce nell’ansia sfumature negative e innesca un dialogo interiore tutto centrato sugli eventi negativi, producendo un “sequestro emotivo” della persona.

L’ansia può essere uno stato permanente o prodursi in relazione ad alcuni eventi scatenanti o trigger (eventi che l’individuo vede come problematici, es, parlare in pubblico, stare in situazioni pubbliche, o prendere un aereo, una galleria, o in ambiti sociali e nella vita di relazione).

Alcuni autori erroneamente espongono il concetto di “ansia positiva”, intesa come fonte di energie. In realtà è corretto trattare come fenomeno ipoteticamente positivo unicamente l’arousal (aumento dell’attivazione mentale), mentre l’ansia – espressa come un correlato tra attivazione ed emozioni negative – porta con sé numerosi rischi dal punto di vista psicoenergetico.

Si distingue nella letteratura tra:

  • ansia di stato (collegata ed eventi specifici, es., prendere l’ascensore), e
  • ansia di tratto (componente ansiosa più permanente, insita nella personalità dell’individuo, con componenti che possono essere sia di derivazione genetica che apprese durante la vita).

Il training psicoenergetico adeguato consiste in diverse linee di attacco:

  • eliminare l’arousal connesso agli eventi scatenanti o trigger, tramite tecniche di rilassamento, refraiming cognitivo o ristrutturazione cognitiva; eliminare l’ansia situazionale nei contesti precisi in cui si presenta (es., prima di una lezione, prima di un discorso pubblico);
  • associare gli eventi scatenanti o trigger ad emozioni positive, con una ristrutturazione cognitiva profonda, es. trasformare l’ansia da lezione in gioia per l’essere protagonista di una relazione d’aiuto, gioia del dare e dell’aiutare il prossimo a capire o a crescere; questo richiede smontare la componente competitiva insita nella prestazione didattica (io contro loro) e sostituirla con la componente della relazione di aiuto (io per loro);
  • affrontare la componente ansiosa della personalità e quella appresa (ansia di tratto). Questo può richiedere di andare alla ricerca del disagio trans-generazionale (assorbimento di ansia dai genitori e altri referenti importanti nel passato della persona) e degli schemi mentali appresi che la producono e mantengono in vita. Quando sono stati appresi? Da chi? Come rimangono attivi? Quali relazioni personali e culturali la mantengono elevata? Quali abitudini dobbiamo sradicare? Quali inserire? Un lavoro profondo richiede anche la ricerca dei messaggi genitoriali o sociali assimilati che la alimentano (es.: devi riuscire a qualsiasi costo), delle credenze disfunzionali che vivono nella mente dell’individuo, e come virus mentali la danneggiano, dei prototipi cognitivi personali (relazioni tra valori, credenze, atteggiamenti) che la nutrono (es.: devi sempre essere perfetto altrimenti non vali).

Principi del Potenziale Umano, n.4  – Ansia ed energie mentali

Le energie mentali diminuiscono o si esauriscono quando:

  • si innesca nell’individuo attivazione (arousal) associata ad emozioni negative, rispetto a compiti, situazioni, aspetti della vita o dell’esperienza;
  • l’individuo possiede una componente elevata di ansia di tratto (ansia caratteriale) assimilata durante la crescita o alimentata da prototipi di pensiero e credenze disfunzionali,da modelli di pensiero assorbiti dai genitori o dalla società non localizzati e schermati;
  • l’individuo subisce ansia situazionale, e non pratica attività di riduzione localizzata tramite tecniche di rilassamento o altre forme di training;
  • l’individuo non affronta il fenomeno della propria ansia di derivazione trans-generazionale (trasmissione del disagio psichico) in modo sistematico;
  • l’individuo non ricerca ed affronta i propri prototipi cognitivi disfunzionali (sistemi di pensiero) produttori di ansia e gli stili di vita che la alimentano.

Le energie mentali aumentano quando:

  • l’attivazione (arousal) per azioni o eventi viene ripulita dalle componenti emotive negative;
  • l’individuo riesce a localizzare e ridurre l’ansia di stato (ansia legata a task specifici e situazioni specifiche);
  • vengono svolti con successo interventi di riduzione dell’ansia di tratto (elemento ansioso della personalità, ansia caratteriale);
  • vengono localizzati e riconfigurati i prototipi di pensiero che alimentano l’ansia e il disagio psichico, anche di fonte traumatica, transgenerazionale o culturale;
  • vengono praticate attività costanti e programmatiche di riduzione dell’ansia, con un programma specifico seguito professionalmente, volto anche alla rivisitazione dello stile di vita.

Dott. Daniele Trevisani, elaborato dall’autore dal libro Il Potenziale Umano, Franco Angeli editore, Milano

Note sull’autore:

dott. Daniele Trevisani (www.danieletrevisani.com), Fulbright Scholar, consulente in formazione aziendale e coaching (www.studiotrevisani.it) insignito dal Governo USA del premio Fulbright per gli studi sulla Comunicazione nel 1990, è Master of Arts in Mass Communication alla University of Florida e tra i principali esperti mondiali in Sviluppo del Potenziale Umano.

In campo marziale e sportivo, è preparatore certificato Federazione Italiana Fitness, praticante di oltre 10 diverse discipline, Maestro di Kickboxing, Sensei 8° Dan Sistema DaoShi® Bushido – formatore di atleti e istruttori di Muay Thai, MMA, Kickboxing, Karate  (Kumite), Taekwondo, Full Contact, Sanda, K1, Autodifesa. E’ stato agonista negli USA nei trofei di Karate Open Interstile e campione universitario USA alla University of Florida.

Formatore e ricercatore in Psicologia e Potenziale Umano. Laureato in Dams-Comunicazione, è inoltre specializzato in Psicometria all’Università di Padova.

Ha realizzato docenze in oltre 10 Università Italiane ed estere, ed è il tra i principali formatori italiani nella formazione risorse umane, formazione formatori, coaching, formazione di manager, di istruttori e trainer.

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Chi è interessato a riprodurre o citare l’articolo deve chiederne autorizzazione scritta all’autore, via email. L’indirizzo di email è visibiile sul sito www.studiotrevisani.it – Non sono ammesse modifiche al testo.

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Allenamento mentale e calci di rigore. Perchè l’Italia ha perso dalla Germania

Allenamento mentale per i calci di rigore. Possibile? Decisamente sì. Vediamo come. E perchè la questione è fondamentale anche e soprattutto per altro

allenamento mentale per i calci di rigoretraining mentale per il calciopsicologia delle performance nello sport, il caso del calcio di rigore

In Italia, tipicamente, quando una partita contro una forte nazionale straniera finisce ai calci di rigore, il pensiero dell’Italiano dice dentro di se: è finita.

Si, perchè la storia dei calci di rigore e della nazionale italiana non è una “best practice” nel campo della psicologia del calcio. Non più tardi di ieri, l’Italia ha perso la “praticamente finale” contro la Germania, ai calci di rigore, con una serie di errori che hanno dell’incredibile. Ma non sono veramente incredibili, anzi, è la assoluta normalità di cosa succede ad ogni persona quando sottoposta a pressione psicologica nel tentativo di dare risultati. Come tale, questo insegnamento va oltre il calcio. Esaminiamo alcuni punti chiave:

  1. Ogni gesto fisico è preceduto e costruito da schemi mentali (tracce mnestiche) che lo rendono possibile. Questo vale per gesti apparentemente semplici come il salire in bicicletta e partire senza cadere (ma se fosse così facile, non servirebbero le ruotine da bambini) e gesti complessi come il centrare una porta in una partita critica, o manovrare un attrezzo in una attività extraveicolare nella International Space Station (ISS). E’ dimostrato che gli schemi neuromotori si possono allenare anche e soprattutto con attività di Mental Training e Visual Imagery.
  2. Chi allena solo il gesto fisico e non gli schemi mentali (tramite attività di training mentale specifica) perde una porzione di fluidità operativa, quella sicurezza che viene dall’avere lavorato sulla “visione mentale” del gesto e non solo sulla sua esecuzione pratica
  3. Ogni prestazione, anche nel calcio, così come nel business, è un attivatore di emozioni, che lo si voglia o meno. Le emozioni si distinguono in Emozioni Alfa (verso il risultato, es, l’emozione del voler fare goal) ed Emozioni Beta (verso il processo in se, come l’atto del tirare il rigore). Gli allenatori in genere lavorano solo sulle Emozioni Alfa in quanto le Emozioni Beta sono praticamente sconosciute in letteratura. Ne ho parlato dettagliatamente nel volume Self-Power: Psicologia della Motivazione e delle Performance nel volume si possono trovare alcuni concetti sulle emozioni che accompagnano le performance, direttamente applicabili ai calci di rigore e allenamento mentale per i calci di rigore, libro edito da Franco Angeli Milano).
  4. Voglio riprendere proprio un concetto esposto in Self-power. Psicologia della motivazione e della performance –  Un calcio di rigore è una metafora della vita, un’occasione in cui si fronteggiano le tue energie interne e le tue paure interne. Chi non ha fatto un lavoro profondo sulle proprie paure interne, soprattutto con un allenamento mentale professionale e gestito da professionisti, non può che sperare che “gli vada bene”. In questo passaggio dal volume Self Power, una visione di come funzionano alcune delle nostre energie mentali durante i momenti difficili.
  5. L’Italia ha tirato i calci di rigore senza emozioni Beta, perdendo il piacere del farlo, si vedeva dalle facce anche senza particolare allenamento. Come un pugile che salga sul ring pensando “speriamo di scendere presto” invece di pensare “li è il mio posto, li è dove mi esprimo, tra le corde è la mia casa, li è dove contatto le mie emozioni, li è dove voglio stare e non vorrei mai scendere da li!” Gli atleti, non allenati a questo, hanno perso lo stato di flusso (flow), da li a sbagliare il rigore il passo è brevissimo.

    Ogni giorno ti alzi. E ogni giorno combatti una battaglia. È la lotta per la vita, la lotta per una vita vissuta a pieno facendo nostre le energie migliori. Dentro di noi si fronteggiano forze profonde. Da un lato abbiamo la nostra energia personale, fisica e mentale, la nostra determinazione, capacità, voglia di fare. È la metafora della Luce, del Bene, della Vita. L’altro è il fronte delle paure, il buio, il dolore, l’ansia, le sfide ardue che la vita ci riserva, le difficoltà, le idee sbagliate, le ideologie oppressive, che ostacolano la nostra avanzata. La nostra forza è il nostro coraggio di procedere oltre le paure ed entrare in nuovi territori di ricerca. Come fare quindi per aumentare il nostro potere personale? Di quali idee disfarsi, e quali far entrare? “L’intelligenza è utile per la sopravvivenza se ci permette di estinguere una cattiva idea prima che la cattiva idea estingua noi” (Karl Popper). “La mente che si apre ad una nuova idea non torna mai alla dimensione precedente” (Albert Einstein).

  • L’allenamento mentale non lo deve fare l’allenatore, altrimenti sarebbe un Mental Trainer e non un allenatore di calcio, e questo è un principio di professionalità.
  • L’allenamento mentale del calcio di rigore è un atto tecnico di altissima complessità metodologica che deve essere affidato a specialisti del Mental Training, che collaborino in uno staff tecnico di cui l’allenatore si serve. Pensare di fare tutto da soli è impossibile, tanto quanto pensare di costruire un edificio essendo contemporaneamente l’architetto, il fabbro, il muratore, e andando al mare a raccogliere la sabbia che servirà per fare il cemento armato.

Quando l’Italia sarà pronta per una evoluzione culturale nel modo di gestire le prestazioni, ma anche le imprese e i progetti, in modo più professionale, avremo occasioni d’oro per cui quando scatterà una finale ai rigori, diremo “E’ già nostra”. Per ora, non è così, e per molti, non rimane che “agire scaramanticamente” e sperare.

Quando vorrete cambiare le cose sappiate che è possibile. Vincere ai rigori è possibile, la preparazione mentale ai calci di rigore è una realtà metodologica avanzata, non un sogno utopico, basta volerla inserire e si può fare. E questo non riguarda solo i calci di rigore, ma ogni prestazione sportiva e persino ogni sfida umana.

dott. Daniele Trevisani, Formatore e Supervisore di Mental Training, Formatore di Team Agonistici e Mental Trainer di Atleti, esperto in Metodologie della Performance

Direttore di http://www.studiotrevisani.it http://www.danieletrevisani.com

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