Business Tribale e Comunicazione Tribale

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Siamo in un mondo tribale, anche nel business

Il mondo è molto più tribale di quanto sembri, le persone si fidano di più del suggerimento di una persona che conoscono rispetto a mille spot o brochure, per cui il successo spesso richiede un ritorno a forme di contatto umano personale, face to face. I canali interpersonali di tipo telefonico, via Skype o altri canali di videoconferenza, possono essere un sostituto ma solo in parte. Sempre e comunque quanto più il rapporto diventa veramente face to face, in vera presenza fisica, quanto più la probabilità di successo aumenta. Questo, paradossalmente, quanto più il mondo si digitalizza, il contatto umano fa la differenza perchè diventa più “raro”, e quindi più “prezioso”, come ogni merce.
Durante il contatto umano, accadono più cose, anche perchè in presenza fisica è più facile svolgere “lie detection” (scoprire bugie comunicazionali e atteggiamenti sottili) rispetto ad una mail o una telefonata, per non parlare dell’ignoranza vera e da ammettere senza colpe, rispetto al sapere quanto accade veramente nella mente di una persona che vede uno spot o una brochure, un banner, un video, in nostra assenza, e cosa pensa veramente. Daniele Trevisani, dal libro in costruzione

E tu…Che storia racconti?

Quando vuoi comunicare la tua azienda o il tuo prodotto, prima di tutto devi chiederti “a chi”. E “cosa vuoi generare in loro”.
L’approccio pragmatico richiede alla campagna di comunicazione una sola cosa: risultati concreti, misurabili, tangibili.
Lo schema Who do you Want to do What (WWW Framing, chi vuoi che faccia cosa?) esprime chiaramente l’orientamento pratico della campagna.
La comunicazione deve cambiare comportamenti o deve introdurre comportamenti, deve cambiare o introdurre atteggiamenti, deve far accadere situazioni o creare condizioni favorevoli affinché accadano.
Anche le campagne di comunicazione puramente istituzionali e legate all’immagine devono connettersi a specifici comportamenti da introdurre o modificare. L’imperativo è quindi “comunicare per cambiare”, “comunicare per far accadere”, e non comunicare per se stessi.

In una tribù, i corteggiamenti hanno successo quando arriva l’accoppiamento, e chi possiede già l’attenzione del “cliente” è ostile e ultra-aggressivo verso chi prova ad avvicinarsi. Difende il territorio. Perciò i messaggi devono riuscire a passare questi innumerevoli “firewall tribali” se vogliono avere successo. Questo accade anche nelle aziende, dove i decisori, i VP e CEO sono circondati da appositi branchi di scimmie pagate per tenere lontani nuovi intrusi, facendo così bella figura e limitando il rischio che qualcuno rubi il suo posto. Quindi, la conquista dell’attenzione dei decisori diventa un fattore persino più importante del messaggio. Il messaggio arriva dopo.
Dire che sei bravo, che sei “leader” (di cosa… se lo dicono tutti), che hai “qualità” equivale a dire niente. Prova a dire che problemi risolvi, che sogni aiuti a concretizzare, che benefici psicologici e materiali hanno le tue soluzioni. Crea una “storia”, non limitarti a seminare slogan. Daniele Trevisani dal libro in costruzione sulla comunicazione strategica

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I 2 Livelli della Felicità e la ricerca della Formula Scientifica della Felicità, anteprima editoriale

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“Dunque, in estrema sintesi, pur nella diversità dei diversi punti di vista, si possono considerare due possibili concezioni di felicità (e le posizioni espresse dai diversi filosofi si possono collocare in un continuum traquesti due estremi):
– una felicità esterna, derivante da conseguimenti esterni, focalizzata sul piacere, che siconcretizza in una gratificazione fisica o emotiva immediata, e come tale cessa quando viene meno l’oggettodella stimolazione. E…
– una felicità interna: un appagamento interiore derivante dal fatto di sentirsi in armoniacon se stessi e con il mondo, nel percepire un significato nella propria vita, con i propri valori, e come tale piùduratura e più di lungo periodo.
Probabilmente il segreto sta nel non escludere nessuna delle due dimensioni della felicità, ma nel trovare un
proprio equilibrio in entrambe.”
(Daniele Mattoni, dal libro in costruzione, Franco Angeli editore).
L’autore svolge molte altre riflessioni e vedrete quanto saranno utili.

 

L’autore dopo avere evidenziato le molte ricerche che evidenziano quanto sia bassa la correlazione tra felicità e ricchezza materiale, quando mancano valori (ricerche empiriche e scientifiche), espone altri dati fondamentali
“Alcuni tra i più importanti ricercatori in questo campo – Seligman, Lyubomirsky e Diener – hanno elaborato una propria formula della felicità, che può essere così espressa:
F = P + C + A

dove P è il punto determinato neurologicamente, C rappresenta le condizioni di vita e A sono le attività volontarie.

Secondo questa formula esisterebbe una base organica che definisce il grado naturale di felicità di un individuo, una sorta di predisposizione cerebrale alla felicità o all’infelicità: una tendenza abbastanza radicata a vedere – in una stessa situazione – il bicchiere mezzo pieno oppure il bicchiere mezzo vuoto. Secondo
alcune stime questo fattore P – questa sorta di “timone genetico” – inciderebbe per circa il 40% sulla felicità di un individuo. Tuttavia, il cervello e i geni non sono strutture fisse, ma plasmabili col tempo. La ricerca stessa ha dimostrato che questa “quota fissa” di felicità/infelicità è in realtà modificabile da alcuni fattori, in primis:
– una terapia cognitiva, che aiuti l’individuo a mutare alcune sue convinzioni limitanti, che rafforzano il pessimismo, sostituendole con altre più positive e più vicine alla realtà;
– la meditazione: sedere tranquilli, lasciare andare i pensieri e guardarsi dentro produce notevoli effetti fisiologici e condiziona il cervello in vari modi, tutti positivi: attiva la corteccia pre-frontale, sede del pensiero superiore, che stimola il rilascio di neurotrasmettitori: dopamina (antidepressivo), serotonina (stimolante dell’autostima), ossitocina (ormone del piacere), oppioidi naturali (antidolorifici naturali)”.
In conclusione, si tratta di un libro davvero eccezionale, scritto da un autore preparatissimo, e invito tutti alla presentazione che faremo assieme a Roma e Milano.
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Quando una competizione è sana e gli avversari diventano utili. Intervista a Daniele Trevisani Corriere della Sera

Stralcio Intervista di Elvira Serra a Daniele Trevisani Corriere della Sera del 31–01-2017 p. 25, articolo “L’Importanza del rivale”, sul tema performance, competizione sana e avversari utili

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Il tema dell’intervista e un approfondimento estratto dal volume Self Power

image027© Copyright Daniele Trevisani e Fanco Angeli editore

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Troppo spesso le performance sono confuse con atti puramente muscolari e con azioni di brevissima durata. Nella visione olistica (dal greco olos: il “tutto”), le performance devono essere viste come atti soprattutto mentali, e, per quanto riguarda la durata, comprendere (1) il lavoro sulla continuità, (2) lo scopo, la misura di quanto esso sia nobile.

La visione olistica delle performance non si limita a cronometrare risultati o misurare quanti soldi entrano nel breve termine. Si chiede se stiamo lavorando a costruire un mondo migliore, produrre le condizioni per ottenere risultati che durino, se stiamo lavorando sulle persone che li dovranno produrre, se ci stiamo preparando, se crediamo in quello che facciamo, e se quello che facciamo ha senso.

Ti parla della vita come di una serie di opportunità da cogliere e persino da costruire, con le tue mani, con  la tua volontà, da spirito libero.

Strade a volte non facili, diverse da quelle che propongono i mass media e la massificazione del pensiero. Sentieri nuovi, ma, prima o poi, dobbiamo farlo.

E tutto questo ha a che fare assolutamente con l’orgoglio che possiamo avere verso noi stessi nel momento in cui ci guarderemo indietro alla fine della vita.

« Sì come una giornata bene spesa dà lieto dormire,

così una vita bene usata dà lieto morire. »
Leonardo da Vinci

Quali sono alcuni indicatori materiali (fisici, tangibili), che possono indicare un senso di miglioramento o progresso, una direzione di crescita nel tuo lavoro o nella tua vita?

Quali sono alcuni indicatori immateriali (spirituali, emotivi, intangibili), che possono indicare un senso di miglioramento o progresso nel tuo lavoro o nella tua vita?

Occorre fare una sana e costante manutenzione a questi aspetti esistenziali anche quando tutto sembra andare bene. Anzi, è proprio quando le cose vanno bene che i processi di potenziamento delle energie possono avere meno freni e costituire le basi per un futuro di progressi.

Principio 7 – Immagine di sé ed energie mentali

Le energie mentali aumentano quando:

  • si accresce il grado di auto-accettazione sia attuale che nella storia personale, e questa viene utilizzata come punto di partenza per una crescita successiva;
  • viene ricercata e raggiunta una identità ed un ruolo positivo per la propria possibilità di espressione, per i valori e ideali personali, si mettono in moto tentativi di cambiare in meglio e si supera la fase di stallo. Il solo fatto di avere iniziato un percorso e non essere più “fermi” è generatore di energie.
  • aumenta la chiarezza sui ruoli multipli compresenti, e diventa possibile imparare ad integrarli senza dissonanze irrisolte; riusciamo a capire e assimilare un nostro “sé superiore” che fa da guida e integra i nostri vari modi di essere.
  • l’individuo sa distinguere i confini dei ruoli e sa gestire le energie e tempi da dedicare ai diversi ruoli; non vive più in multitasking ma gioisce di ogni esperienza vivendola nel momento, desiderando di essere li e non altrove, senza sensi di colpa per quanto di altro non si sta facendo in quel momento.
  • le immagini del Sé ideale o Sé aspirazionale sono maggiormente frutto di autodeterminazione e libero arbitrio, con minore dipendenza da schemi esterni; vogliamo diventare qualcuno o qualcosa che sia frutto di una nostra elaborazione libera e autonoma e non copiata da modelli esterni di plastica o di massa;
  • l’individuo sa trovare aree per la propria espressione. Abbiamo chiaro cosa significa per noi esprimerci e non ci vergogniamo di pensare e di fare ciò che per noi è esprimerci veramente.
  • aumentano le capacità assertive per costruire e negoziare i tratti del ruolo con le controparti, per interagire senza subire, impariamo a non vivere come permanente situazioni che non sentiamo nostre e ci adoperiamo per cambiarle, diventiamo più capaci nel dire no a stati che siano per noi “tossici” e a creare condizioni in cui ci sentiamo vivi e liberi;
  • l’individuo affronta il problema della chiarificazione del proprio ruolo, e ricorre a supporti adeguati (condivisione, coaching, counseling, consulenza, terapia, dialogo profondo). Nel momento stesso in cui hai qualcuno con cui confrontarti non sei più da solo, hai smesso di stagnare nella ruminazione mentale e nella stasi quando si possono cercare soluzioni. E i momenti e situazioni di apertura e confronto possono essere multipli con effetti moltiplicatori. Seminari, corsi, coaching, terapia, ed ogni via di accrescimento interiore vanno provate e percorse. Non rinunciare mai alla tua capacità di giudizio, cerca alternative se i momenti di confronto o le persone con cui ti consulti non ti stanno dando quanto cerchi, cambiali.

Le energie mentali diminuiscono o si esauriscono quando:

  • l’individuo non accetta l’immagine di uno o più dei suoi Sé passati, non riesce ad accettarsi ed integrare eventi del passato nella sua identità attuale;
  • l’individuo non accetta la sua identità e ruolo attuale, e non fa niente per cambiare;
  • l’individuo non ha chiarito a se stesso le sue diverse identità e ruoli coesistenti (pluralità dei sistemi di appartenenza dell’attore sociale, ruoli multipli), e manca un “sé superiore[1]” in grado di unificare la nostra identità;
  • l’individuo possiede immagini di sè stesso multiple e tra di loro incompatibili, dissonanti, alimentando una lotta interiore tra le nostre diverse anime, che non riescono ad integrarsi (fratture della personalità);
  • manca la capacità di fissare confini chiari nella gestione delle energie e tempi da dedicare ai diversi ruoli, vorremmo essere sempre li ma anche altrove, fare una cosa ma anche l’altra;
  • le immagini del Sé ideale sono stereotipate e mal ancorate alla realtà;
  • l’individuo non cerca o non sa dove trovare aree per la propria espressione personale, non abbiamo chiaro cosa significa per noi esprimerci veramente;
  • mancano capacità assertive per costruire e negoziare con le controparti, si subiscono ripetutamente aspetti di ruolo che non si sentono propri senza riuscire a negoziarli, non riusciamo ad vivere secondo il nostro modo di essere;
  • la chiarificazione del proprio ruolo è posticipata troppo a lungo, o mancano supporti adeguati (mancanza di condivisione, di coaching, counseling, consulenza, dialogo profondo).

Quali sono alcuni cose di te e della tua vita che vorresti affrontare o migliorare? Cosa succede se non vengono affrontate?

[1] Per approfondire il concetto di “Sè superiore” si rimanda agli studi del precursore del concetto, di Roberto Assagioli, psicoterapeuta italiano che ha operato prevalentemente negli USA, autore della metodologia denominata “Psicosintesi”. In particolare in italiano i testi di riferimento sono: R. Assagioli, Psicosintesi: per l’armonia della vita, Roma 1999 (Ed. Astrolabio), R. Assagioli, Principi e metodi della Psicosintesi terapeutica, Roma 1973 (Ed. Astrolabio), R. Assagioli, L’atto di volontà, Roma 1977 (Ed. Astrolabio).

© Copyright Daniele Trevisani e Fanco Angeli editore

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Video-Concetti di Coaching e Counseling. Amore per… un progetto, un’idea, un concetto, per gli altri, e per se stessi

Amore per il Coaching, il Counseling, la Formazione, la crescita delle Persone

Concetti Master in Coaching, Concetti di Counseling, Concetti sul Potenziale Umano. Sviluppo personale, leadership, crescita personale, sviluppo organizzativo e risorse umane. Le performance più profonde richiedono amore e passione. Questo sia nel business, nello sport, nella vita.

di Daniele Trevisani, http://www.studiotrevisani.it

Altre risorse su:

Video-Concetti di Coaching e Counseling. Archetipi: fare pulizia mentale nei modelli di riferimento

 

Altre risorse su:

Guardare indientro per ripartire e andare avanti

romansoldiers

Copyright Daniele Trevisani. Anteprima dal libro in lavorazione. Per ricevere notizie aggiornate sull’uscita e nuovi articoli, iscriversi alla rivista online Communication Research, da questo url http://eepurl.com/b727Pv

Nel Colosseo dell’antica Roma, la vita non era solo un gioco, lo era forse per chi guardava. Per chi agiva era reale, questa poteva finire in pochi secondi durante una battaglia, o portare gli schiavi alla libertà.

Sembrano millenni. Ma molto meno di cento anni fa, gli Italiani morivano sulle montagne del Nordest per difendere il confine dagli Austriaci. La loro vita era l’ultima barriera per il saccheggio del nostro Paese e l’invasione. E l’anno offerta a noi che ora siamo qui senza pensarci nè ringraziarli.

Siamo tutti ancora in un grande Colosseo. Al posto di spade e pugnali, abbiamo la mente e la parola. I nostri nemici: bugie, falsità, ignoranza, prepotenza. Come nostri più potenti strumenti, e come ogni lottatore, è bene imparare ad usare queste armi e capire verso chi usarle veramente.

Dobbiamo lottare attivamente e non arrenderci perchè i nemici contro cui lottare sono tanti: fame dei bambini del terzo mondo, apatia occidentale, perdita di coraggio, perdita di obiettivi, sfruttamento, abbruttimento dell’essere umano, degrado dell’ambiente, perdita del lato umano e nobile della vita.

Possiamo rendere vero il futuro nel quale ci sposteremo nel pianeta liberamente, con nuovi mezzi di trasporto. Il futuro in cui l’energia sia libera e l’informazione vera. Il futuro in cui ogni luogo del mondo sia visitabile senza mine e senza paure. In cui ogni uomo del mondo sia fratello di ogni altro uomo del mondo. Dobbiamo conquistare la nostra libertà e batterci per i nostri sogni. E lottare perchè i nostri figli ne possano avere.

Non arriveranno da soli, per magia. Dobbiamo capire che la nostra battaglia per la libertà oggi è ancora più che mai reale. La libertà di pensare, di essere, riappropriarsi del piacere di ricercare, di costruire un nostro sogno, di pensare da uomini liberi.

Gli antichi Romani professavano l’unità di mente e corpo: “mens sana in corpore sano” in Latino, era una frase tipica. Costruivano le Terme per recuperare le energie e allo stesso tempo portavano avanti progetti colossali. Forse è il caso di guardare indietro… per poi tornare a guardare avanti.

Chi era quel bambino che giocava libero in un parco senza pensieri? Chi era quello che sognava il futuro con gli occhi spalancati. Torniamo indietro e riprendiamoci quegli atteggiamenti di speranza verso il futuro e sicurezza in chi siamo, ogni paura appresa si può disapprendere. Guardiamo indietro a quei soldati che combattevano nelle montagne per le vite delle loro famiglie, i nostri problemi ci sembreranno diversi. E cercheremo un futuro diverso.

Daniele Trevisani

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La lotta eroica

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Noti qualche differenza???

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Combatti per qualcosa?

Se quel qualcosa è la tua crescita umana e personale, sappi che stai compiendo la lotta più eroica che esiste, perchè i potentati e i baroni ti vorrebbero un pò deficiente, facile da ammansire, facile da persuadere con frasi vuote e immagini semplici.

Non dargliela vinta. Non dargliela vinta.

Ci sono persone nel mondo, molto potenti, che non vorrebbero che tu ti riposassi o ti fermassi a pensare, mai. Allora fermarti a pensare, fermarti a riflettere, a porti domande. Fallo anche contro quelli che ti vorrebbero sempre “in corsa” e mai “in viaggio”.

Vogliono che tu consumi la tua vita in un fast-food, magari cambiando spesso la macchina per “far girare l’economia”, sentendoti sempre “un pò sfigato”, già dal giorno dopo in cui hai qualcosa, sentirlo “vecchio”.

La più grande delle rivoluzioni inizia con il rigettare da se stessi le idee forzate assorbite durante la crescita e mantenere solo quelle in cui senti sia giusto credere.  E poi iniziare a nutrirti di concetti che senti più tuoi.

 

Se vuoi cambiare il mondo, prova prima

a migliorare e a trasformare te stesso.

Tenzin Gyatso (Dalai Lama), La via della tranquillità

 

La prima cosa da fare, in una corsa folle verso un precipizio, è proprio fermarsi, capire dove è bene dirigere meglio le nostre energie. Capire cosa merita la tua lotta, e cosa no. Questo si chiama Ricentrare Se Stessi.

Quando senti che sei affannato nel correre una corsa non tua e decidi di cercare la tua strada, questo stadio di consapevolezza è un grande risultato.

Stai lottando per il  tuo Potere Personale, la tua autonomia.

Un potere che aumenta come chi sta difendendo con gli scudi la propria città dagli invasori. Come un cacciatore che cerca prede per sfamare i suoi figli, come una tigre che corre.

Volersi bene e rispettarsi è un modo per progredire. E’ un modo di essere che contrasta con il volere di alcune imprese senza scrupoli che ti vorrebbero obeso e malato per venderti farmaci e alimenti spazzatura. Combattili!

Ascoltare i propri bisogni spirituali, è  modo essenziale per progredire.

Il progresso personale è la paura più grande di ogni dittatore. Un dittatore odia chi pensa con la sua testa.

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Tutte le volte che…

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image056Tutte le volte che potremmo essere splendidi, liberi, sereni – nello svolgere un compito anche difficile, o nell’accettare una sfida, o semplicemente nel vivere – e veniamo invece assorbiti da una nube di ansia, da una cappa di pensieri negativi, qualcosa nella nostra testa non funziona. Chiediamoci cosa.

Molti atleti che ho allenato in campo agonistico nelle arti marziali (e questo accadeva anche a me), arrivano al momento della gara utilizzando solo una minima parte delle proprie potenzialità, le proprie risorse residue, a volte un decimo o meno, delle loro vere risorse.

Che perdano o vincano non importa, il loro vissuto sarà decisamente peggiore. Invece di gustarsi la gara come flusso di emozioni positive, diventa un’agonia emotiva da far finire il prima possibile. E questo vale anche per chi deve tenere una lezione, o persino, per chi vuol far crescere dei figli.

Altri campioni invece vivono il combattimento come i minuti più belli della propria vita, e trovano energie che nemmeno sapevano di avere.

Anche per chi deve parlare in pubblico il discorso è uguale. Immaginiamo di dover tenere un discorso, con piacere, gioia, e gusto dell’aiutare il pubblico a capire un concetto importante, che diventa piacere del comunicare. Immaginiamo invece il contrario, tenere un discorso solo con le proprie risorse residue, quelle rimaste dopo giorni di ruminazione mentale e ansia pensando “andrà male, farò una figuraccia”.

E’ ovvio che possa essere solo fonte di dolore e che la fine del discorso sarà una liberazione. Ma se l’avessimo tenuto con il massimo delle nostre risorse, la fine del discorso sarebbe stata dominata dal pensiero “peccato, è già finito…”.

Lo stesso vale nell’educazione. Se lo scopo ultimo è solo quello di portare un figlio all’età di 20 anni, pensare di “aver finito il lavoro”, per poi tirare un sospiro di sollievo, e solo dopo vivere la propria vera vita. Credo che né i figli né i genitori avranno gustato nemmeno un minuto della loro crescita, i genitori non avranno amato gli istanti del vederlo crescere, lo stargli vicino con gioia, presenza mentale e non solo fisica.

Il vissuto (positivo o negativo) della vita e degli eventi dipende dalle risorse residue che riusciamo a liberare. Dipende quindi da quanto riusciamo a depurare la mente da anti-risorse (ruminazioni mentali, rumori di fondo psicologici, ansie, paure, dolori) e godere fino in fondo di quanto facciamo.

E farlo per noi non è sufficiente. Aiutare gli altri a farlo deve essere il compito di un vero formatore e di chiunque voglia dare un contributo umano.

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Imparare a volersi bene. Una forma diversa di #amore

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Una forma di amore, di tipo puramente umano e professionale, deve anche svilupparsi tra Coach, formatore, terapeuta, docente, o altro ruolo di aiuto, e cliente/fruitore. È il tipo di amore non sessuale che desidera unicamente il bene altrui e si adopera per costruirlo.

Il concetto più utile a tal fine viene dagli studi di psicologia evolutiva[1], ed è quello di engrossment, il sentimento di affetto che un padre sviluppa verso il figlio.

Questo stato comprende una forma di coinvolgimento emotivo più forte rispetto a quello medio, un desiderio di vedere il proprio cliente ottenere risultati, che diventano anche in parte i propri risultati, e questo può fare la differenza tra un lavoro serio e dedicato e un lavoro superficiale.

Il contrario di engrossment è un approccio distaccato e superficiale, anaffettivo, tra Coach/formatore/consulente e soggetto ricevente, un approccio, che tiene le distanze, che non si arrabbia quando vede una scarsa partecipazione, e non gioisce nemmeno per i risultati, vive il tutto in modo puramente meccanico e poco umano.

Essere passionali, in questo caso, è positivo.

La stessa passione dobbiamo applicare verso noi stessi, verso ciò che possiamo essere quando coltiviamo le nostre energie, competenze, progettualità.

Il concetto di Self-Engrossment può essere usato tecnicamente, in questo caso, per esprimere l’atteggiamento di amore verso se stessi, non narcisistico o egoistico, ma un amore per il lavoro di avvicinamento al proprio benessere, al divenire sempre più autentici e padroni delle proprie potenzialità.

Amarsi e volersi bene significa avere un primo grande amico, se stessi. Se sai che questo amico non ti lascerà mai, se sai che puoi contarci sempre, allora larga parte dei problemi sono risolti.

Se invece ogni tanto non stai bene con te stesso, senti di non avere fatto ancora ciò che volevi nella vita, hai delle ambizioni cui vorresti dare ascolto, hai delle “spie rosse” che si accendono ma non sai bene per cosa, è bene lavorarvi sopra. Perché la vita è una.

dott. Daniele Trevisani http://www.studiotrevisani.it

Formazione, Coaching, Counseling

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[1] Greenberg, J., Morris, N. (1974), Engrossment: The Newborn’s Impact upon the Father, in: American Journal of Orthopsychiatry, 44, pp. 520-531.

Self Power, un ritorno al futuro per le energie personali

Da tanti contatti professionali, lavorativi, e anche semplicemente guardando le peimage027rsone per strada, puoi leggere le ferite emotive di un periodo difficile, di vite difficili, ma anche la voglia di esprimersi, di essere, di emergere non tanto nel successo mondano ma nel semplice essere “persone” che si rispettano e trovano uno spazio espressivo nella vita.

A questo tema ho dedicato un intero libro, Self Power, e voglio condividerne il primo capitolo che ne continene il succo, per un anno di ispirazione, forza, coraggio, non abbattimento, perchè niente può abbattere uno spirito vero.

Un grande augurio

dott. Daniele Trevisani