In evidenza

Combinare coaching e vendita di soluzioni (Solution Selling)

Copyright. Articolo estratto dal libro “Direzione Vendite e Leadership. Coordinare e formare i propri venditori per creare un team efficace” di Daniele Trevisani, Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore.

Solution Selling. Un modo di vendere

Se il Solutions Selling riguarda il “come” vendere, rimane un grande interrogativo, il “come” esercitare la leadership. La risposta si trova in un metodo molto importante, il “Leading by Coaching”, che significa guidare la squadra essendone il coach, né più né meno come un Coach sportivo guiderebbe le proprie persone, allenandole, aiutandole a scendere in campo preparate, motivate e con gli strumenti giusti per vincere.Si tratta, in altre parole, di applicare la leadership attraverso la gestione delle persone (People Management), sia come team, che con interventi uno-ad-uno.

Per quanto riguarda la componente primaria del People Management (la gestione delle persone), la Leadership di Vendita si basa prevalentemente:

  • sulle tecniche di coaching umanistico (crescita personale e professionale del venditore, formazione dei venditori);
  • sull’Analisi della Conversazione come strumento per guidare il dialogo e creare attivamente un clima di comunicazione di qualità, interno al gruppo, e tra venditori e clienti;
  • sulle dinamiche di Leadership Emozionale, per intervenire con successo sulle situazioni sia positive che negative, insite nella leadership stessa e nei suoi momenti di vita professionale, gestire le gratificazioni, dare voce ai successi, ma anche intervenire nei momenti difficili che la vita professionale di direzione vendite comporta.

I valori e le competenze da instillare tramite il coaching alla propria squadra sono proprio quelli del Solutions Selling.Il cliente moderno è più esperto e competente che mai. Adottando un approccio collaborativo con l’acquirente e sviluppando soluzioni, anziché fare affidamento su tattiche di vendita manipolatorie, i venditori professionisti possono creare valore reale per i clienti e successivamente concludere più affari. Il metodo di “vendita della soluzione” (Solution Selling) sposta l’enfasi dalle caratteristiche del prodotto al valore che riusciamo a creare per il cliente. Questo significa aiutare il cliente a raggiungere i suoi obiettivi, non i nostri, e risolvere i suoi problemi, non i nostri. 

Ecco alcuni elementi fondamentali che un buon coaching deve trasferire.

Capire gli obiettivi del cliente

Riconoscere il fatto di essere portatori di valore

Portare la relazione su un livello di parità

Trasformare le conversazioni in ascolto attivo del cliente

Scalare le gerarchie aziendali e arrivare a parlare con chi decide veramente

Altri materiali su Comunicazione, Ascolto, Empatia, Potenziale Umano e Crescita Personale disponibili in questi siti e link:

Altre risorse online

In evidenza

La lotta infinita tra Energia e Paure

Articolo estratto dal testo “Self Power, psicologia della motivazione e della performance“, copyright FrancoAngeli Editore e Dr. Daniele Trevisani Formazione Aziendale e Coaching, pubblicato con il permesso dell’autore.

Mille vette fino al cielo.. La lotta infinita tra luce e oscurità

Ognuno di noi, quotidianamente, sta combattendo una propria battaglia interiore. In modo inconsapevole al nostro interno si stanno fronteggiando, senza esclusione di colpi, le energie personali (sia fisiche che mentali), da una parte, e le paure dall’altra.

Il fronte delle energie personali è ricco di motivazioni, capacità, voglia di fare, idee positive e generative. Sono tutte quelle caratteristiche necessarie per farci vivere serenamente, riuscendo a godere il vero senso di libertà. L’altro fronte, quello delle paure, è invece caratterizzato da timori, ansie, dolori, idee negative e possibili scenari futuri che ci spaventano. Le paure possono essere reali o illusorie, tuttavia ci porteranno ad annientare il nostro desiderio di piacevolezza e libertà.

Tuttavia, abbiamo le capacità e le possibilità per poter vincere questa battaglia.

Per prima cosa dobbiamo identificare queste idee negative. Una volta smascherate, sono facilmente individuabili e possiamo affrontarle senza problemi.

Così è necessario eliminare ciò che di sbagliato è in noi, è altrettanto vero che dovremmo abituarci a far entrare nella nostra mente nuove idee buone, nuovi modi di vedere le cose. Le fonti di apprendimento su cui possiamo fare affidamento sono molteplici, ad esempio un libro od un viaggio. L’importanza fondamentale risiede nel fatto che siano costruttivi per il nostro benessere.

Maggiore pulizia mentale compiamo, maggiore sarà lo spazio per le energie personali. Caricarci di energie ci permette di essere potenti senza limiti, e di intraprendere ogni tipo di sfida. Queste ultime sono affrontate e scelte in base alla “dimensione” che ogni persona sente di vivere.

Non dobbiamo dimenticare che le paure crescono in noi, e alcune di esse sono motivate e utili. Come ad esempio mettersi alla guida senza fare attenzione alla strada, deve generare in noi una coscienza del pericolo. Allo stesso modo, avere paura a priori di guidare, è debilitante e dobbiamo liberarcene.

Sassi nello zaino

Vivere di pesi inutili quali preoccupazioni immotivate, angosce sbagliate e paure inesistenti, porta con sé quotidianamente dei sassi nello zaino. Dobbiamo impegnarci quotidianamente a togliere questi massi, per poter decidere cosa sarà la nostra vita. È una sfida giornaliera, un esercizio di autonomia mentale, per poter assaporare definitivamente la libertà.

Vedi per approfondimenti il libro Self Power. Psicologia della Motivazione e della Performance

il libro del Mental Coach. Self Power. Psicologia della motivazione e delle performancePer approfondimenti vedi:

 

In evidenza

Sondaggio online in tempo reale. Cosa conta di più per te nella vita, in questo momento?

Indica una o più preferenze e verifica i risultati in tempo reale. Torna su questa pagina ogni tanto per vedere come cambiano. Buon Sondaggio! Condividi la pagina se ti piace.

Ps. se ti va, confronta i risultati attuali con quelli dello stesso sondaggio condotto nel 2019. Qui sotto i risultati

sondaggio sui valori della vita 2019

In evidenza

Recensioni davvero interessanti sul libro Il Potenziale Umano, da Google Libri

libro Il Potenziale Umano - tecniche di coaching

Il Potenziale Umano – Recensioni verificate su Google Libri

  • Recensioni pubblicamente verificabili e disponibili a questo link
  • Qui la scheda su Amazon per chi sia interessato al libro Il Potenziale Umano

Recensione dell’utente 

un libro che affronta il tema del ‘potenziale umano’ in modo non banale, ma con un approccio scientifico e con un sano orientamento al risultato. E’ una miniera di modelli, formule, spunti utili da applicare nella propria professione. Utile a tutti, utilissimo a coach e formatori

Recensione dell’utente 

A seguito della mia partecipazione al corso che il Dr Trevisani ha tenuto il 18/19 a Montegrotto Terme mi è venuta immediatamente la voglia di comprare questo libro ( arriverà domani da Amazon).
Se
 le sue parole nella conferenza di ieri mi hanno tenuta sveglia tutta la notte con riflessioni profonde non oso immaginare cosa sarà la lettura di questo libro.
Grazie Dottore, sarà un piacere dar seguito alle tue nozioni.
Virginia Tortella

Recensione dell’utente

Ciao Daniele,volevo dirti che ho deciso di prendere una decisione senza subirla (come e’ sempre accaduto)…forse la prima, nella mia vita! Il tuo esercizio (e il libro dove lo tratti) e’ stato davvero utile e mi ha portato a cogliere l’aspetto che deviava la scelta che sentivo piu vicina ossia lo studio…dopo aver fatto i due sensoriali a distanza di qualche giorno ho fatto un sogno dove nel volante della macchina (guidata dal mio compagno) appariva la scritta:non hai superato l’esame quindi sotto e’ evidente che c’e’ la paura dell’insuccesso,il fallimento…un grazie speciale va a te perche’ attraverso i preziosi suggerimenti mi hai dato una mano a mettere fine ad un conflitto trascinato da mesi ormai! MI CONGRATULO PER IL TUO LAVORO SVOLTO MAGISTRALMENTE ,PER I TUOI PREZIOSI LIBRI CHE AIUTANO TUTTI NOI A SAPER SFRUTTARE I NOSTRI TALENTI

Recensione dell’utente 

Mi sento fortunata ad aver letto questo libro, Daniele è un ricercatore e formatore, ma quello che fa di lui la differenza è la passione e il voler trasmettere quel che incontra e cerca lungo la sua strada evolutiva. Quello che mi è rimasto dentro di questo libro, è questo: “Respirare ogni giorno a pieni polmoni con spirito guerriero per fini positivi è un abito mentale. Alzarsi con questo spirito, andare a dormire con questo spirito, risvegliarsi e direzionarsi per costruire, è una sfida nuova, entusiasmante, che fa onore al dono di esistere”.
Francesca Marzottob

Recensione dell’utente 

Un libro molto tecnico ma scritto con grande maestria dall’autore che descrive un innovativo metodo che ci permette di intraprendere un viaggio che ha come meta la scoperta delle proprie risorse e il modo per potenziarle, trasformandole in capacità da usare in ogni ambito della propria vita. Un “manuale” di crescita personale che consiglio non solo agli addetti ai lavori (coach, formatori….) ma a tutti coloro che stanno iniziando un percorso di crescita personale anche da autodidatta.
Federica Federici

Recensione dell’utente 

Se non fosse già stato abbastanza chiaro con il “Coraggio delle Emozioni” e “Personal Energy”, il libro “Il Potenziale Umano. Metodi e tecniche di coaching e training per lo sviluppo delle performance” ha rappresentato per me la definitiva conferma: i libri di Daniele Trevisani sono una miniera d’oro da accogliere, comprendere, introiettare e sfruttare a pieno.
Fin dalla prima pagina si è immersi in un viaggio alla ricerca dell’espressione del proprio potenziale, sia per migliorarne le parti manifeste, sia per portare alla luce quelle latenti. Ma il vero valore aggiunto risiede nella capacità dell’autore di fornirti strumenti pratici per la comprensione e la gestione integrata di ogni parte del proprio sé, al fine di performare al meglio in ogni ambito o situazione della nostra vita.
Daniele Trevisani è il re del collegamento, dell’empowerment, della formulazione della domanda potenziante, dell’individuazione dei problemi sistemici che ostruiscono quella sensazione di qualità della vita a cui ognuno ha diritto.
Il metodo HPM (Human Performance and Potential Modeling) ti illustra con chiarezza le variabili che entrano in gioco nella performance, intesa in senso sia tecnico (prestazione sportiva o lavorativa) che “di vita”, come si influenzano reciprocamente e come si può intervenire al fine di ripristinare un equilibrio psico-fisico-spirituale che ti faccia sentire completamente sereno, consapevole e appagato.
Non è semplicemente un libro che consiglierei a qualche appassionato di crescita personale; è un manuale da insegnare nelle scuole (già dalle superiori andrebbe bene) perché accresce l’intelligenza emotiva delle persone, difendendole da una vita priva di senso.
Gabriele Barbieri 

Recensione dell’utente 

Libro chiaro, di facile lettura e ricco di spunti teorici e pratici per rafforzare le proprie capacità.
È una fonte di ispirazione per tutti coloro che vogliono raggiungere in modo efficace i propri
 obiettivi.
Il metodo Human Potential Model offre strumenti per accrescere le energie personali, competenze e ideali al fine di migliorare le performance in ogni ambito della vita.

Recensione dell’utente 

E’ un libro di estrema chiarezza, da leggersi tutto d’un fiato. Si ricevono suggerimenti, ottimi consigli, si colgono nuove prospettive dalle quali ripensare il proprio “copione” personale, “scritto” sulla base di condizionamenti, ma, soprattutto, di risorse inesplorate che devono trovare il modo di esprimersi. Daniele Trevisani offre un modo per farlo e per farlo al meglio, attraverso uno strumento applicabile a ogni ambito della propria vita, non soltanto a quella professionale. Grazie per questa opportunità di riflessione.
Maria Cristina 

Recensione dell’utente

Un “grande” libro: una ricca ricerca da parte dell’autore, per un metodo nuovo ed innovativo: HPM (Human Potential Model); studiato per me, per te, per voi se lo leggerete, per imparare con metodo scientifico, quasi chilurgico a potenziare le proprie capacità, le proprie energie fisiche e mentali, a trovarne di nuove e migliorare quelle che conosciamo già per convogliarle verso l’unico abbiettivo possibile: vivere al meglio la vita quotidiana, lo studio, lo sport, il lavoro.
Grazie Daniele Trevisani per donare il tuo tempo al benessere di turti noi. 

Recensione dell’utente 

Il Metodo HPM (Human Potential Model) specificato dal Dr. Trevisani nel suo libro Il Potenziale Umano rappresenta la base dalla quale partire per identificare facilmente le aree di intervento. Aree sulle quali agire per poter migliorare le proprie performance e migliorare la metodologia di raggiungimento dei propri risultati. Partendo da esso tutto diventa più chiaro e tramite questa chiarezza è possibile comprendere dove e come migliorarsi e quali ulteriori e diverse tecniche sono necessarie per poter portare efficacia al proprio obiettivo. Un analisi quindi pratica attraverso tecniche di coaching ma anche olistica che prevede un gran lavoro su se stesso di comprensione e di azione.
Gli anni di lavoro su team aziendali e sessioni di coach individuale si sentono tutti. E questa esperienza è ancora più visibile nel lavoro svolto in aula.
Esperienza che suggerisco a tutti. A chi cerca motivazione ma soprattutto a chi cerca di entrare più in contatto con l’Io più profondo cosi da visualizzare meglio i propri Goals ed obiettivi.
Paolo

Recensione dell’utente 

Un testo fondamentale per chi si occupa di coaching e formazione

Come scaricare video da Youtube

Potete farlo semplicemente attraverso il software gratuito 4k Video Downloader

Il caricamento è semplice: basta copiare il collegamento dal browser e fare “Incolla collegamento” nell’applicazione. È tutto qui!

Perchè scaricare video da YouTube? Uno dei motivi più forti è quello di archiviare qualche video o testimonianza che altrimenti potrebbe andare persa, venire cancellata e non essere più disponibile in futuro.

Un altro motivo di genere più tecnico è che i video scaricati da Youtube sono in genere più leggeri rispetto ai video che abbiamo sul nostro pc per cui è una modalità anche per fare spazio nel proprio hardisk.

YouTube, LLC è una piattaforma web 2.0, fondata il 14 febbraio 2005, che consente la condivisione e visualizzazione in rete di contenuti multimediali (video sharing): sul sito è possibile vedere videoclip, trailer, cortometraggi,
notizie, live streaming, slideshow e altri contenuti come video blog, brevi video originali, video didattici e altro ancora, con gli utenti che possono anche votare, aggiungere ai preferiti, segnalare e commentare i video.
Acquistato nell’ottobre 2006 dall’azienda statunitense Google per circa 1,65 miliardi di dollari, con l’azienda che ha sede a San Bruno, in California, secondo Alexa, è il secondo sito web più visitato al mondo, alle spalle
solamente di Google,[2] guadagnando entrate pubblicitarie da Google AdSense, un programma che indirizza gli annunci in base al contenuto del sito e al pubblico.

La piattaforma utilizza i tag standard di HTML5 nelle nuove versioni dei browser (Adobe Flash
Video in quelle più vecchie) per visualizzare una vasta gamma di video sia da
singoli utenti, sia da società dei media (CBS, BBC, Rai, Vevo) e altre
organizzazioni, che offrono parte del loro materiale tramite il sito come
sottoscritto nel programma di partenariato di YouTube; il partenariato,
inoltre, permette agli utenti con un margine di utenza elevato di ottenere una
ricompensa in denaro in cambio della sponsorizzazione.

 

La maggioranza dei suoi video sono liberi per visualizzazione, ma ci sono eccezioni, inclusi i
canali premium basati su abbonamento, noleggio film, nonché YouTube Premium

Esempio di schermata del software gratuito

Comunicazione e negoziazione : il bisogno e l’importanza della formazione

© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “Strategic selling. Psicologia e comunicazione per la vendita consulenziale e le negoziazioni complesse”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore.

La capacità comunicativa e l’attività della negoziazione

Comunicazione e negoziazione sono un territorio delicatissimo dell’esistenza umana.

Dalle abilità comunicative dipendono successi e fallimenti, vittorie e cadute, e la possibilità di concretizzare sogni e ideali.

comunication

I desideri, le nostre aspirazioni umane e professionali – le idee che vorremmo concretizzare – i nostri stessi progetti di vita, sono collegati a questa capacità di comunicazione, spesso inespressa, una capacità latente, un fiore da far sbocciare. Una capacità che raramente coltiviamo e studiamo.

Essa rappresenta una delle facoltà più preziose della natura umana: poter esprimere e condividere sentimenti, idee, pensieri, visioni, sogni, progetti. 

Questi temi sono trattati in specifici workshop esperienziali condotti dall’autore, in full immersion, come ad esempio l’evento “Al Rifugio con l’Autore” che si realizza in un rifugio wellness di alta montagna, dedicandosi allo sviluppo delle capacità di comunicazione positiva, di pensiero positivo, di public speaking, di analisi della propria strategia di vita e professionale. 

L’importanza delle capacità di comunicazione può alterare (in meglio o in peggio) anche le traiettorie della propria vita sentimentale; può farci avvicinare alle persone che amiamo, o allontanarci, può generare comprensione o incomprensione, passione o tristezza, gioia o dolore. 

Una buona comunicazione può dare vita ad amicizie e rapporti che durano una vita, una cattiva comunicazione determina invece il malfunzionamento o la rottura irreparabile di relazioni umane e professionali.

Per ogni essere umano, la capacità di comunicare le proprie emozioni ad altri, aprirsi, non lasciare che esse rimangano soffocate in una ruminazione mentale solo interna, è un fattore primario di salute fisica e mentale.

Le capacità comunicative arrivano persino a determinare la vita e morte di persone, come nelle negoziazioni militari o per la liberazione di ostaggi.

In questo ambito, anche i dettagli contano, ad esempio:

  • capire chi sono i decisori veri con cui trattare può cambiare la vita di un’azienda; può farle vincere o meno una gara, un appalto, o conquistare un cliente determinante per molti anni a venire; 
  • un errore di battitura in un punto cruciale dell’offerta può generare senso di pressapochismo e far alzare le barriere valutative, rendendo la vendita più “in salita”; ma ancora…
  • una distrazione in fase di ascolto che ci faccia perdere un “segnale” importante lanciato dall’interlocutore;
  • cogliere o non cogliere un’occhiata o una smorfia di approvazione o disapprovazione che si lanciano due persone nel team con cui trattiamo.
comunicazione
inazione

È un risultato eccezionale, dal punto di vista della negoziazione e della relazione umana, capirsi tra le parti, rompere le barriere di incomunicabilità, trovare modi per avere successo cooperativo, e crescere assieme. 

Di fatto, comunicatori, negoziatori professionisti, venditori, rappresentano una parte attiva della società e “muovono le cose”. Senza di loro, le aziende non potrebbero vivere. 

Un’azienda senza persone in grado di vendere è un’azienda sull’orlo del baratro. Tutti gli stipendi vengono da un’unica fonte: le vendite.

Dobbiamo quindi prepararci, così come un soldato si prepara per una battaglia, un atleta per una gara, un attore per la scena.

La chiave è far crescere le nostre competenze comunicative, supportare la crescita degli altri

Le capacità comunicative devono diventare sempre più un vero e proprio asset (risorsa strategica) e non (quando mancano) un punto di debolezza da coprire a suon di sconti, ribassi, umiliazioni, concessioni e perdite.

Per questo bisogna agire con spirito guerriero e strategico, con una mente pronta e risoluta – una mente da analista – e “gambe” pronte ad incontrare persone in ogni luogo. 

Una frase antica, espressa da un Samurai giapponese, ci offre una bella rappresentazione, che spiega con poche parole questo atteggiamento:

Kenshin disse:  «Il fato è in paradiso, l’armatura è sul torace, il risultato è nei piedi »

Adachi Masahiro, Samurai (scritto risalente al periodo 1780-1800)

In: Cleary, Thomas. La Mente del Samurai[1]

La suggestione del Samurai Masahiro ci aiuta a capire che esistono molte aree della vita che non possiamo dominare, e altre per le quali dobbiamo e possiamo agire, sia in prima persona che in squadra.

Il “paradiso” di Kenshin sono gli scenari globali, le scelte dei competitors, la nostra armatura è la nostra preparazione, i nostri piedi sono le azioni che adottiamo.

Dobbiamo quindi distinguere le aree per le quali non vale nemmeno la pena preoccuparsi troppo, da quelle per le quali possiamo “prepararci” e fare strategia, sia che si tratti di proteggere i nostri interessi vitali (armatura) che di muoversi con scientificità tattica (i “piedi” dello Strategic Selling). 

Nessun altro può farlo per noi. 

Ma, per concretizzare, dobbiamo assimilare lo spirito guerriero proposto da Masahiro e adattarlo ai nostri scopi e alla nostra professione.

È indubbio che operare nella vendita oggi significhi avere coraggio. 

Il coraggio di chi esce con una valigia e va a conquistare un cliente. 

coraggio
coraggio

Il coraggio di chi affronta il mondo, di chi entra in culture diverse, in aziende nuove e sconosciute, di chi lotta contro competitors più forti, più finanziati o potenti, il coraggio di chi si muove in prima linea. 

Ed ancora maggiore coraggio serve per dirigere le persone, stare a fianco degli uomini e delle donne che si muovono in prima linea, stargli vicino anche sul campo, nei momenti di difficoltà e di maggiore bisogno.

Questa è leadership. Questa è una modalità di vita.

È la scelta di chi stabilisce di non stare nelle retrovie ma di stare sul fronte, immergersi nelle tante battaglie umane e sacrifici che la vendita strategica impone a chi decide di giocare questo gioco. E di gioire per i successi.

La negoziazione è certamente un gioco difficile, ma non un gioco d’azzardo. La negoziazione seria non si prefigge mai di produrre danni gratuiti alla controparte, ma – ovunque possibile – porta avanti il principio delle “relazioni d’aiuto” (essere di aiuto agli altri) e costruire relazioni che creano valore per tutti.

Relazioni vincenti che creano benefici ad entrambe le parti.

matrimonio

Questo vale anche in un matrimonio, quando due persone riescono a fissare i propri spazi di libertà per i propri interessi personali (sport, cultura, giardinaggio, viaggi, etc.) senza che il matrimonio stesso divenga una gabbia, ma piuttosto una piattaforma che dia forza ad entrambi.

Vale anche tra due aziende, quando da una buona negoziazione emerge un progetto che nessuna, da sola, sarebbe riuscita a fare.Nessun risultato, tuttavia, avviene per magia. Negoziamo da quando siamo nati, e lo faremo per tutta la vita.

Serve un’attività di negoziazione e lavoro certosino sulla chiarezza dei ruoli, e dei confini dei ruoli.

Le relazioni vanno coltivate, se vogliamo vederne i frutti.

 

curare

La comunicazione parte da un bisogno primario, il bisogno di entrare in relazione, in contatto con qualcuno o con qualcosa e per coloro che operano professionalmente con la negoziazione, prepararsi da professionisti è il minimo che si possa fare. 

Questi bisogni richiedono un lavoro di formazione adeguato.

Prepararsi da professionisti

Esiste una grande confusione in campo aziendale su cosa sia la formazione. Alcuni pretendono di preparare negoziatori e venditori tramite un paio di ore di lezioni teoriche in cui vengono propinate teorie e concetti astratti, affidandosi a professori universitari che non hanno mai venduto niente in vita loro.

Più che una formazione classica, serve una forte “sensibilizzazione”, qualcosa che vada oltre le regole stereotipate. Ad esempio, imparare a vedere come noi reagiamo alle comunicazioni altrui, come funziona il nostro dialogo interno[2]capire come esaminare una conversazione e cogliere le sue mosse strategiche, preparasi ad essere analisti.

training

La formazione seria è una forma di apprendimento molto forte, parte da un’autoanalisi che nessun PowerPoint può sostituire, e ci chiede di fare i conti con chi siamo veramente. 

Al contrario dei seminari tenuti dai “corsifici”, un buon coaching in profondità (coaching personale o team coaching) può aiutare la persona e il team a prestare attenzione a ciò che prima gli sfuggiva, e questo non ha niente a che fare con la formazione classica.

Bisogna aiutare le persone a muoversi da professionisti, a “pensare” come professionisti. La ricerca del Potenziale Umano che si nasconde in ogni persona non è né facile né immediata, lo sappiamo tutti benissimo. Ma, a volte, cerchiamo scorciatoie che non esistono. 

Le situazioni in cui la comunicazione cambia le cose sono tante. 

Possiamo avere un colloquio di lavoro nel quale si decide una svolta nella vita, nel quale far emergere chi siamo e cosa valiamo.

Gli effetti di ogni parola e di ogni gesto saranno sommatori e decisivi.

Lo stesso bisogno di essere comunicatori efficaci tocca il problema di trovare un finanziatore per progetto, o un sogno da concretizzare.

Tante situazioni, un denominatore comune: il risultato delle attività di comunicazione e negoziazione cambia la vita. Affrontare questo mondo intrigante richiede l’esame di molte variabili.

Una prima consapevolezza di fondo è il bisogno di una grande serietà in chi opera nel mondo della comunicazione e della negoziazione complessa: essere coscienti del fatto che dagli esiti di una trattativa strategica dipendono svolte di tipo professionale, effetti che cambiano la vita, propria o altrui. 

Se condotte bene, gettano le basi per un futuro migliore. Se condotte male, producono danni enormi.

Una seconda certezza: per comunicare bene serve formazione specifica, l’abito mentale di chi si prepara alla negoziazione, dedica ad essa risorse mentali, la gestisce come un’attività professionale e strategica (approccio mentale del Get-Ready Mind Set), e non trascura i dettagli[3].

energie

Una terza certezza è il bisogno di curare la “macchina” del venditore, negoziatore o comunicatore, ancora prima di preoccuparci delle sue prestazioni esterne. Una persona che sta bene, piena di energie fisiche e mentali, avrà ottime chance di esprimere anche il suo potenziale comunicativo. Al contrario, una persona fisicamente debilitata o esaurita, e psicologicamente stanca o che si sente fuori ruolo, non farà altro che errori continui.

Come sottolinea un collega e amico, importante psicologo e counselor italiano, allenatore della nazionale italiana di Apnea e di campioni del mondo di apnea, quando ci si “immerge” nelle relazioni e nelle negoziazioni si va incontro, come fa un apneista, anche a se stessi e al proprio inconscio

Possono emergere paure o incongruenze, ansie e timori ragionevoli o irragionevoli, coscienti o subcoscienti. 

Se questi ci bloccano, ci rallentano, ne subiremo gli effetti negativi.

Al contrario una persona che abbia fatto un lavoro profondo su di sé può “immergersi” tranquillamente sia in acqua che nella più difficile trattativa, senza perdere in consapevolezza emotiva e rimanendo sostanzialmente sereno nonostante l’ambiente difficile che lo circonda[4].


[1]

Cleary, Thomas (2008) (a cura di), La Mente del Samurai: Il Codice del Bushido, Mondadori. Scritto di Adachi Masahiro, Samurai (scritto risalente al periodo 1780-1800).

[2] Per il dialogo interiore nelle situazioni di consumo e scelta di acquisto, vedi Bahl, S. e Milne G. R. (2010), Talking to Ourselves: A Dialogical Exploration of Consumption Experiences, in Journal of Consumer Research, Vol. 37, June 2010.

[3] La preparazione mentale a compiti successivi, e l’utilizzo delle risorse mentali, nella Consumer Research, è stata affrontata in un articolo specifico. Vedi Bosmans Anick, Pieters Rik e Baumgartner Hans (2010), The Get Ready Mind-Set: How Gearing Up for Later Impacts Effort Allocation Now, in Journal of Consumer Research, Vol. 37, June 2010.

[4] Manfredini, Lorenzo (2010), Appunti di counseling, materiale didattico riservato, Associazione Olos e Istituto di Dinamica Mentale, Ferrara.

Altri materiali su Comunicazione, Formazione, Potenziale Umano, Crescita Personale e Professionale, disponibili in questi siti e link:

Altre risorse online

Consulente Sicurezza Informatica Aziendale Ferrara

Consulente Sicurezza Informatica Aziendale Ferrara. Matteo Stabellini si occupa di sicurezza informatica avanzata a Ferrara, in particolare dedicandosi a:

  • analisi della sicurezza informatica delle infrastrutture digitali aziendali
  • implementazione di sistemi di protezione dei dati tramite firewall dedicati
  • firewall perimetrali per la sicurezza informatica volta a proteggere da attacchi esterni
  • interventi sulla sicurezza informatica volti a prevenire la diffusione (spreading) di malware, ransomware, botnet, virus e altri pericoli per la sicurezza dei dati aziendali
  • formazione del personale sull’utilizzo corretto degli strumenti informatici e dei software per la Sicurezza Informatica Aziendale

consulenti per la sicurezza informatica a ferrara e formazione per la sicurezzaConsulente Sicurezza Informatica Aziendale a Ferrara. Alcune specificità

La Consulenza per la Sicurezza Informatica Aziendale a Ferrara richiede una attenta analisi collaborativa con le aziende che si occupano della gestione delle infrastrutture, del networking, dell’hosting dei siti, dell’installazione di hardware e software

Ogni intervento di Matteo Stabellini in qualità di Consulente per la Sicurezza Informatica Aziendale a Ferrara è preceduto da una importante fase di analisi della situazione volta a decidere quale soluzione sia la migliore per il cliente.

Se desideri un contatto preliminare con Matteo Stabellini Consulente per la Sicurezza Informatica Aziendale a Ferrara puoi seguire il seguente link e proseguire per fissare un incontro interlocutorio.

Puoi anche contattare Studio Trevisani consulting per un raccordo operativo volto a svolgere interventi congiunti sulla formazione e consulenza per la sicurezza informatica con particolare attenzione al fattore umano per la sicurezza.

Consulenza per la Sicurezza informatica. I concetti fondamentali

Ns. Rielaborazione da Wikipedia

La sicurezza informatica (in inglese information security) è l’insieme dei mezzi, delle tecnologie e delle procedure tesi alla protezione dei sistemi informatici in termini di disponibilitàconfidenzialità e integrità dei beni o asset informatici.

Aspetti generali della sicurezza informatica

Un sinonimo spesso usato è cybersecurity (alle volte tradotto in italiano con “cybersicurezza”), termine che più precisamente ne rappresenta una sottoclasse[1] essendo quell’ambito della sicurezza informatica che dipende solo dalla tecnologia: con esso si enfatizzano spesso qualità di resilienza, robustezza e reattività che una tecnologia deve possedere per fronteggiare attacchi mirati a comprometterne il suo corretto funzionamento e le sue performance (attacchi cyber).

In essa sono coinvolti elementi tecnici, organizzativi, giuridici e umani. Per valutare la sicurezza è solitamente necessario individuare le minacce, le vulnerabilità e i rischi associati agli asset informatici, al fine di proteggerli da possibili attacchi (interni o esterni) che potrebbero provocare danni diretti o indiretti di impatto superiore a una determinata soglia di tollerabilità (es. economico, politico-sociale, di reputazione, ecc…) a un’organizzazione. Oltre alle tre fondamentali proprietà (disponibilità, riservatezza, integrità) possono essere considerate anche: autenticità, non ripudiabilità, responsabilità, affidabilità.

La sicurezza informatica è un problema molto sentito in ambito tecnico-informatico per via della crescente informatizzazione della società e dei servizi (pubblici e privati) in termini di apparati e sistemi informatici e della parallela diffusione e specializzazione degli attaccanti o cracker.

L’interesse per la sicurezza dei sistemi informatici è dunque cresciuto negli ultimi anni, proporzionalmente alla loro diffusione e al ruolo da essi svolto nella collettività[2].

Sicurezza informatica nelle aziende

Dal momento che l’informazione è un bene aziendale, e che ormai la maggior parte delle informazioni sono custodite su supporti informatici, ogni organizzazione deve essere in grado di garantire la sicurezza dei propri dati, in un contesto dove i rischi informatici causati dalle violazioni dei sistemi di sicurezza sono in continuo aumento. Per questo esistono precise norme in materia di privacy, tra cui ad esempio il Regolamento generale sulla protezione dei dati. La materia privacy è però estremamente limitativa trattando unicamente il tema della protezione dei dati personali, escludendo tutto il resto; la legge sulla privacy infatti non impone alcuna protezione per informazioni prive di dati personali. Spesso si fa confusione tra tutela dei dati personali e sicurezza delle informazioni tout court (informazioni riservate e confidenziali ma che nulla hanno che vedere con dati personali).

Esiste a livello internazionale la norma ISO 27001 finalizzata alla standardizzazione delle modalità adatte a proteggere i dati e le informazioni da minacce di ogni tipo, al fine di assicurarne l’integrità, la riservatezza e la disponibilità. Lo standard indica i requisiti di un adeguato sistema di gestione della sicurezza delle informazioni (SGSI; in inglese Information security management system o ISMS) finalizzato a una corretta gestione dei dati dell’azienda. Una fase indispensabile di ogni pianificazione della sicurezza è la valutazione del rischio e la gestione del rischio. Le organizzazioni possono far certificare ISO 27001 il proprio SGSI.

Sicurezza dei sistemi informatici

L’approccio odierno alla cybersecurity si focalizza sul cosa e come fare per prevenire un incidente di sicurezza e come comportarsi nel caso un tale incidente si verifichi. Ciò è anche confermato nelle linee guida (cybersecurity framework)[3] emanate dal National Institute of Standards and Technology (NIST) che prevedono i seguenti macro-processi:

  • Identifica (identify)
  • Proteggi (protect)
  • Rileva (detect)
  • Rispondi (respond)
  • Ripristina (recover).

Analisi del rischio

La cosiddetta analisi del rischio parte dall’identificazione dei beni da proteggere, per poi valutare le possibili minacce in termini di probabilità di occorrenza e relativo danno potenziale (gravità). In base alla stima del rischio si decide se, come e quali contromisure di sicurezza adottare (piano di rischio). L’analisi del rischio tipicamente precede la fase di messa in esercizio del sistema informatico.

Spesso l’obiettivo dell’attaccante non è rappresentato dai sistemi informatici in sé, ma piuttosto dai dati in essi contenuti: la sicurezza informatica deve quindi preoccuparsi di impedire l’accesso non solo agli utenti non autorizzati, ma anche a soggetti con autorizzazione limitata a specifiche operazioni, per evitare che dei dati appartenenti al sistema informatico vengano copiati, modificati o cancellati.

Le violazioni possono essere molteplici: vi possono essere tentativi non autorizzati di accesso a zone riservate, furto di identità digitale o di file riservati, utilizzo di risorse che l’utente non dovrebbe potere utilizzare ecc. La sicurezza informatica si occupa anche di prevenire eventuali situazioni di denial of service (DoS). I DoS sono attacchi sferrati al sistema con l’obiettivo di renderne inutilizzabili alcune risorse in modo da danneggiare gli utenti del sistema.

Minacce e vulnerabilità

I sistemi informatici sono soggetti a minacce che possono sfruttare vulnerabilità (minaccia e vulnerabilità sono concetti contigui ma distinti[4]): questo potrebbe causare attacchi volti all’accesso ai dati in esso contenuti oppure o a minarne la funzionalità o disponibilità di servizio. Spesso dal funzionamento o meno del sistema informatico dipende anche la sicurezza dei dati in esso contenuti. Le stesse cause di out of service dei sistemi informatici possono anche essere raggruppate in due classi di eventi:

  • eventi accidentali;
  • eventi indesiderati.

Principali cause di perdita di dati

Le cause di probabile perdita di dati nei sistemi informatici possono essere classificate in:

  1. Malware.
  2. Smarrimento o furto di documenti, dispositivi mobilio fissi.
  3. Divulgazione non intenzionale.
  4. Frodi con carte di pagamento.[5]

Attacchi tipici

Gli attacchi malevoli vengono fatti, tramite la rete Internet o altra connessione, da parte di utenti remoti che, usando software particolari, a volte creati da loro stessi, si inseriscono abusivamente all’interno del sistema, riuscendo a ottenere disponibilità della macchina, per gestire risorse e dati senza avere i giusti requisiti richiesti. Casi tipici di attacco sono:

Un caso un po’ diverso è l’accesso a sistemi da parte di utenti non autorizzati: consiste nell’accesso non autorizzato alla varie risorse e servizi del sistema, ma a differenza di un attacco malevolo, viene usata la macchina e non la rete (es. exploit e shellcode).

Effetti

Nei casi peggiori gli attacchi possono provocare gravi danni a sistemi di interesse nazionale (es. una centrale nucleare che viene messa fuori servizio). La pericolosità degli attacchi più comuni consiste non solo nella presa di possesso di requisiti, dati e servizi altrui, ma anche causa all’utente cosiddetto “derubato” una sorta di insicurezza a far fede sui sistemi informatici che spesso fanno parte della vita quotidiana.

Termine alternativo e neutro di effetto è impatto.

Misure di sicurezza

La protezione dagli attacchi informatici viene ottenuta agendo a due livelli principali:

Per alcuni esiste anche il livello “organizzativo” costituito da procedure, politiche, autorità e responsabilità, obiettivi e sorveglianza. Inoltre, nell’ultimo decennio in particolare, è emersa con sempre maggiore evidenza l’importanza del fattore umano negli attacchi informatici.

Sicurezza passiva (sicurezza fisica)

Per sicurezza passiva normalmente si intendono le tecniche e gli strumenti di tipo difensivo, ossia il complesso di soluzioni tecnico-pratiche il cui obiettivo è quello di impedire che utenti non autorizzati possano accedere a risorse, sistemi, impianti, dispositivi, apparati, informazioni e dati di natura riservata. Il concetto di sicurezza passiva pertanto è molto generale: ad esempio, per l’accesso fisico a locali protetti, l’utilizzo di porte di accesso blindate, congiuntamente all’impiego di sistemi di identificazione personale, sono da considerarsi componenti di sicurezza passiva.

Innanzitutto a livello fisico e materiale, ponendo i server in luoghi il più possibile sicuri, dotati di sorveglianza e/o di controllo degli accessi, nonché di sistemi di protezione da danni (fuoco, acqua, sbalzi di corrente, eventi catastrofici, ecc); anche se questo accorgimento fa parte della sicurezza normale e non della “sicurezza informatica”, spesso il fatto di adottare le tecniche più sofisticate genera un falso senso di sicurezza che può portare a trascurare quelle semplici.

Sicurezza attiva (sicurezza logica)

Per sicurezza attiva si intendono le tecniche e gli strumenti mediante i quali le informazioni e i dati (nonché le applicazioni) di natura riservata sono resi sicuri, proteggendo gli stessi sia dalla possibilità che un utente non autorizzato possa accedervi (confidenzialità), sia dalla possibilità che un utente non autorizzato possa modificarli (integrità). In questa categoria rientrano sia strumenti hardware che software.

Questo livello è normalmente logico e prevede l’autenticazione e l’autorizzazione di un’entità che rappresenta l’utente nel sistema. Le operazioni effettuate dall’utente durante il processo di autenticazione sono tracciate in file di log. Questo processo di tracciamento delle attività è detto accountability. A esso si associa la successiva fase di audit. A volte viene usato il termine audit per entrambe le fasi.

La sicurezza passiva e quella attiva sono tra loro complementari ed entrambe indispensabili per raggiungere un livello di sicurezza adeguato.

Il fattore umano

Numerose ricerche hanno negli ultimi anni evidenziato come il fattore umano sia una componente essenziale dell’attacco informatico. L’utente finale è oggi considerato l’anello debole del sistema uomo-macchina[6] ed è stimato che più del 90% degli incidenti di sicurezza hanno all’origine una qualche forma di errore umano[7][8]. Tra le forme più comunemente rilevate di errori e abitudini rischiose troviamo una inadeguata gestione delle proprie password, l’incapacità di riconoscere siti fraudolenti, allegati email pericolosi e URL ingannevoli. Vista l’importanza della componente umana nella determinazione del cyber-rischio complessivo a cui una organizzazione è esposta[9], l’addestramento alla sicurezza in ambito informatico, mirato ad incrementare la consapevolezza dell’utente finale, a tutti i livelli, non solo consente di conformarsi ai regolamenti di settore e alle buone pratiche della cyber-difesa ma è oggi considerato essenziale[10] nella riduzione del rischio.

L’attenzione per l’utente finale rappresenta un cambiamento culturale profondo per molti operatori nel campo della sicurezza informatica, che hanno tradizionalmente affrontato il problema da una prospettiva esclusivamente tecnica, e segue le linee guida indicate dai maggiori ‘security centers’ mondiali[11], che incoraggiano a sviluppare all’interno dell’azienda una cultura della sicurezza, riconoscendo che un utente consapevole costituisce una importante linea di difesa contro gli attacchi informatici di oggi.

Parametri di protezione

La protezione degli asset informatici è ottenuta attraverso misure di carattere tecnico e organizzativo, sia di prevenzione che di protezione, tese ad assicurare:

  • l’accesso protetto e controllato ai dati, a garanzia della confidenzialitàdelle informazioni trattate (proprietà di riservatezza)
  • la consistenza dei dati, intesa come completezza e correttezza degli stessi (proprietà di integrità)
  • l’accesso ai dati nei tempi e nei luoghi previsti (proprietà di disponibilità).

Queste tre caratteristiche vengono spesso citate utilizzando la definizione “CIA Triad”[13] (da Confidentiality, Integrity, Availability).

Le proprietà di riservatezza, integrità e disponibilità dei dati costituiscono l’assunto base sul quale vengono svolte tutte le successive valutazioni di sicurezza. Tali proprietà sono in genere affiancate anche dalla proprietà di non ripudio, ovvero dalla possibilità di attribuire un dato a un mittente o proprietario ben identificato.

Il raggiungimento della disponibilità dipende da diversi fattori che interferiscono tra utente e sistema, quali: robustezza del software di base e applicativo, affidabilità delle apparecchiature e degli ambienti in cui essi sono collocati. Spesso dal funzionamento o meno del sistema informatico dipende anche la sicurezza dei dati in esso contenuti.

Contromisure

Le possibili tecniche di attacco sono molteplici, perciò è necessario usare contemporaneamente diverse tecniche difensive per proteggere un sistema informatico, interponendo barriere fra l’attaccante e l’obiettivo. Il sistema informatico deve essere in grado di impedire l’alterazione diretta o indiretta delle informazioni, sia da parte di utenti non autorizzati, sia a causa di eventi accidentali; inoltre deve impedire l’accesso abusivo ai dati. Inoltre in generale non è buona norma assumere che le contromisure adottate in un sistema siano sufficienti a scongiurare qualsiasi attacco.

Per far fronte a evenienze derivanti da possibili guasti o danni fisici, come sicurezza fisica o passiva molte volte si opera in un contesto di ridondanza degli apparati (es. server cluster) ovvero con sistemi distribuiti all’interno di piani di disaster prevention che, assicurando la tolleranza ai guasti (fault tolerance), garantiscano affidabilità e disponibilità, cioè la continuità operativa del sistema informatico e dell’azienda. A volte si preferisce agire anche in maniera preventiva tramite piani di disaster prevention. Tra le contromisure più comuni di tipo logico sulla rete locale di un sistema e sui suoi sottosistemi troviamo:

  • Sistema di autenticazione: potrebbe rivelarsi utile, in particolare nelle aziende, l’utilizzo di software per l’autenticazione sicura con un secondo elemento di autenticazione basato su un insieme di caratteri disposti in uno schema suddiviso in file e colonne conosciute dall’utente che dovrà poi inserirle in una combinazione di valori per dimostrare di essere in possesso dei dati corretti. Altro sistema, più sofisticato, è quello del riconoscimento dell’utente tramite l’utilizzo dell’impronta digitale come forma di autenticazione.
  • Gestione utenti e relativi permessi;
  • Mandatory Access Control(MAC), tipologia di controllo di accesso a un sistema informatico.
  • Firewall: installato e ben configurato un firewall garantisce un sistema di controllo degli accessi verificando tutto il traffico che lo attraversa. Protegge contro aggressioni provenienti dall’esterno e blocca eventuali programmi presenti sul computer che tentano di accedere a internet senza il controllo dell’utente.
  • Intrusion detection system(IDS): è un dispositivo software e hardware (a volte la combinazione di tutti e due) utilizzato per identificare accessi non autorizzati ai computer. Le intrusioni rilevate possono essere quelle prodotte da cracker esperti, da tool automatici o da utenti inesperti che utilizzano programmi semiautomatici. Gli IDS vengono utilizzati per rilevare tutti gli attacchi alle reti informatiche e ai computer. Un IDS è composto da quattro componenti. Uno o più sensori utilizzati per ricevere le informazioni dalla rete o dai computer. Una console utilizzata per monitorare lo stato della rete e dei computer e un motore che analizza i dati prelevati dai sensori e provvede a individuare eventuali falle nella sicurezza informatica. Il motore di analisi si appoggia a un database ove sono memorizzate una serie di regole utilizzate per identificare violazioni della sicurezza.
  • Network Intrusion Detection System(NIDS): sono degli strumenti informatici, software o hardware, dediti ad analizzare il traffico di uno o più segmenti di una LAN al fine di individuare anomalie nei flussi o probabili intrusioni informatiche. I più comuni NIDS sono composti da una o più sonde dislocate sulla rete, che comunicano con un server centralizzato, che in genere si appoggia ad un Database. Fra le attività anomale che possono presentarsi e venire rilevate da un NIDS vi sono: accessi non autorizzati, propagazione di software malevolo, acquisizione abusiva di privilegi appartenenti a soggetti autorizzati, intercettazione del traffico (sniffing), negazioni di servizio (DoS).
  • Honeypot: un honeypot (letteralmente: “barattolo del miele”) è un sistema o componente hardware o software usato come trappola o esca a fini di protezione contro gli attacchi di pirati informatici. Solitamente consiste in un computer o un sito che sembra essere parte della rete e contenere informazioni preziose, ma che in realtà è ben isolato e non ha contenuti sensibili o critici; potrebbe anche essere un file, un record, o un indirizzo IP non utilizzato.

Ulteriori contromisure

  • Backup: più che un sistema di difesa si tratta di un utile metodo per recuperare dati eventualmente persi o danneggiati (Disaster recovery). Il backup consiste nell’esecuzione di una copia di sicurezza dei dati di un personal computer o comunque di dati considerati importanti onde evitare che vadano perduti o diventino illeggibili.
  • Antispyware: è una tipologia di software reperibile in varie versioni. Può essere utile per la rimozione di spyware o “file spia”, in grado di carpire informazioni riguardanti le attività dell’utente e inviarle a un’organizzazione che le utilizzerà per trarne profitto.
  • Steganografia: si pone come obiettivo di mantenere nascosta l’esistenza di dati a chi non conosce la chiave atta ad estrarli, mentre per la crittografia è rendere inaccessibili i dati a chi non conosce la chiave.
  • Firma digitale: è possibile proteggere documenti e dati sensibili da accessi non autorizzati utilizzando meccanismi di sicurezza specifici quali: la crittografia, la firma digitale, e l’utilizzo di certificati digitalie algoritmi crittografici per identificare l’autorità di certificazione, un sito, un soggetto o un software.

Note

  1. ^ISACA, CSX Cybersecurity Fundamentals Study Guide, Rolling Meadows, IL 60008 USA, ISACA, 2015, p. 190, ISBN 978-1-60420-594-7.
  2. ^Relazione sull’esistenza di un sistema d’intercettazione globale per le comunicazioni private ed economiche (sistema d’intercettazione Echelon) (2001/2098 (INI)) del Parlamento europeo, 11 luglio 2001
  3. ^Cybersecurity Framework, su gov.
  4. ^Senza una vulnerabilità da sfruttare la minaccia rimane ma solo a livello potenziale.
  5. ^(ENPrivacy Rights Clearinghouse | Data Breaches, su org. URL consultato il 16 marzo 2017.
  6. ^Studies prove once again that users are the weakest link in the security chain, su CSO Online.
  7. ^The Role of Human Error in Successful Security Attacks, su IBM Security Intelligence.
  8. ^90% of security incidents trace back to PEBKAC and ID10T errors, su Computerworld.
  9. ^The Human Component of Cyber Risk, su The Coruscan Project.
  10. ^Risky business: why security awareness is crucial for employees, su The Guardian.
  11. ^Developing a Security Culture, su CPNI – Centre for the Protection of National Infrastructure.
  12. ^Cyber Risk Index: Global Research on Cyber Risk | NordVPN, su com, 6 maggio 2020. URL consultato il 27 agosto 2020.
  13. ^Sean Brooks & Ellen Nadeau (2015), Privacy Risk Management for Federal Information Systems. Information Technology Laboratory, NIST, Gaithersburg, MD.
  14. ^Salta a:a b Mikko Hypponen: Fighting viruses, defending the net, su com.
  15. ^Mikko Hypponen – Behind Enemy Lines, su com.
  16. ^European Cybercrime Centre set for launch, su com.
  17. ^Europol European Cybercrime Centre (EC3), su europa.eu.

Bibliografia

  • M. Schneider, J. L. Gersting, Informatica, edizione italiana, Apogeo, Milano 2007
  • ISACA, CSX Cybersecurity Fundamentals, 2015, ISBN 978-1-60420-594-7
  • Baldoni, R. De Nicola, Il Futuro della Cybersecurity in Italia, Consorzio Cini, 2015, ISBN 9788894137309
  • Baldoni, L. Montanari, 2015 Italian Cybersecurity Report. Un Framework Nazionale per la Cybersecurity, 2017, Research Center of Cyber Intelligence and Information Security – Sapienza Università di Roma ISBN 9788894137316
  • Baldoni, L. Montanari, L. Querzoni, 2016 Italian Cybersecurity Report. Controlli essenziali di Cybersecurity, 2017, Research Center of Cyber Intelligence and Information Security – Sapienza Università di Roma ISBN 978-88-941-3732-3
  • Marchetti, R. Mulas, Cyber security. Hacker, terroristi, spie e le nuove minacce del web, 2017, Luiss University Press, ISBN 9788861052666
  • Baldoni, R. De Nicola, P. Prinetto, Il Futuro della Cybersecurity in Italia: Ambiti Progettuali Strategici, 2018, ISBN 9788894137330
  • De Luca, G. Terzi di Sant’Agata, F. Voce, Il ruolo dell’Italia nella sicurezza cibernetica. Minacce, sfide e opportunità, 2018, Franco Angeli, ISBN 9788891768049

Voci correlate

Parole chiave sul tema Consulente Sicurezza Informatica Aziendale a Ferrara

  • Cybersecurity ferrara
  • sicurezza informatica ferrara
  • corso cybersecurity ferrara
  • corso sicurezza informatica ferrara
  • consulente sicurezza informatica ferrara
  • consulenza sicurezza informatica ferrara
  • esperto sicurezza informatica ferrara
  • esperti in sicurezza informatica ferrara

 

 

Il Budget della campagna di comunicazione

© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “Strategie di comunicazione e marketing. Un metodo in 12 punti per campagne di comunicazione persuasiva”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore.

Definizione dei budget della campagna di comunicazione

Poiché non sarà possibile disporre di un budget di comunicazione infinito, sarà necessario definire delle priorità di intervento, che si prefiggano diversi obiettivi.

Le priorità potrebbero essere le seguenti :

  1. Campagna di informazione attivazionale : fornire informazioni operative (dove andare, cosa fare, come) alle aziende che non abbiano ancora definito un piano formativo, ma siano interessate a farlo. Su queste aziende non dovrà essere “venduto il concetto” della formazione. Si tratta semplicemente di aiutarle ad attivare, a rendere concreto, un atteggiamento positivo preesistente.
  2. Campagna di rafforzamento: portare informazioni e testimonianze di successo di aziende che hanno deciso di attivare percorsi di formazione continua nell’impresa, utilizzando promoter che realizzano incontri personali con amministratori aziendale. Dissipare dubbi e fornire prospettive e dati di supporto. In questo caso lo sforzo persuasivo esiste, ma non parte da pregiudizi negativi che richiedono maggiore sforzo persuasivo.

In questo modo, il budget disponibile consente di raggiungere il massimo obiettivo possibile, se l’obiettivo è misurato come “numero di corsi attivati nel campione d’imprese”. 

Diverso discorso è quello invece di “acculturare alla formazione” le aziende arretrate e che vedono in essa una perdita di tempo o energie. Questo obiettivo, tuttavia, è del tutto diverso da quello sopra indicato (attivare il maggior numero di corsi con il budget disponibile), e chi confonde i due obiettivi commette un grave errore sia strategico che politico (se in buona fede) o un grave atto di ipocrisia (se fatto nel tentativo di nascondere l’incapacità gestionale tramite la definizione di obiettivi poco chiari, che possano essere facilmente confusi a posteriori). 

Una decisione poco manageriale, dove l’unico risultato è quello di disperdere il budget su aziende poco o per nulla interessate, sulle quali la probabilità di successo sarebbe pari a zero, salvo miracoli. Dato lo sforzo persuasivo (quantità e qualità) estremamente superiore che esse richiedono, eventuali ricavi sarebbero minimali.

Seminare sulla sabbia richiede semi particolarmente robusti e tanta acqua, e spesso l’acqua è poca e preziosa.

Metodi per la fissazione dei budget

Esistono diverse “scuole di pensiero” o metodi nella fissazione dei budget di comunicazione: 

Le opzioni disponibili sono:

(1) assegnazione del budget in base agli obiettivi da raggiungere: consiste nel determinare il costo delle diverse fasi della campagna, per poi giungere tramite una sommatoria ad una preventivazione di costo finale.

(2) definizione per budget disponibile: consiste nella realizzazione di una campagna utilizzando le risorse disponibili al momento, o fissate in un apposito capitolo di bilancio.

(3) definizione in corso d’opera o a consuntivo: la campagna viene finanziata senza limitazioni, e le risorse vengono fornite man mano che se ne presenta la necessità, praticamente senza una programmazione.

target

Il primo metodo (prima gli obiettivi, poi il budget) produce indiscutibilmente i risultati più alti, in quanto al primo posto – per definizione – vengono gli obiettivi da raggiungere. 

Se le risorse non sono sufficienti, gli obiettivi non verranno raggiunti. Quando il computo di preventivazione fa emergere una spesa troppo elevata per i budget aziendali disponibili al momento, è molto più opportuno ridurre realisticamente il target, ridimensionare il numero di soggetti da raggiungere, piuttosto che realizzare azioni approssimative su un target troppo ampio. 

In altre parole, gli eventuali tagli di spesa non devono andare a discapito della qualità della comunicazione ma piuttosto della quantità (ridefinizione dei confini di campagna).

Per quanto riguarda la realizzazione dei preventivi di campagna, i programmi di project management moderni dispongono di moduli che associano ad ogni step e risorsa un costo specifico. È così possibile svolgere la preventivazione di costo già all’interno del project-management, collegando in modo esplicito e riconoscibile i costi alle diverse fasi di campagna.

Il secondo metodo (prima il budget, poi gli obiettivi) presenta la limitazione di adattare il risultato atteso alle risorse disponibili. È un metodo lacunoso, ma molto utilizzato da diverse aziende. Il suo limite è di assecondare una tendenza egoistica e miope innata nell’uomo: voler raggiungere un risultato elevato senza destinare risorse adeguate (con la spesa necessaria per fare “A” voglio ottenere anche “B” e “C”, senza aumentare il budget). 

La modalità standard con cui vengono fissati i budget annuali di comunicazione (l’affordable method, o un x% del fatturato, nel migliore dei casi) riflette un orientamento alla “gestione finanziaria della comunicazione” opposto ad un orientamento di “gestione dei risultati da produrre tramite la comunicazione” [1].

Il terzo metodo (“intanto iniziamo, poi si vedrà”) è molto praticato ma estremamente approssimativo, rischioso per lo scarso controllo sui costi che presenta. Inoltre si presta poco ad attività di comunicazione che avvengono tramite communication campaign planning.

I costi della progettazione

Uno dei punti nodali da sottolineare è che tra i costi da computare in una campagna di comunicazione o campagna commerciale vi è la stesura stessa dello schema o impianto di campagna – la fase progettuale che definisce la struttura portante e strategica di tutte le attività da realizzare.

L’approccio vincente per la realizzazione del progetto richiede una competenza trasversale di marketing e management, comunicazione interpersonale e public relationsmedia-planning, tecniche di vendita e marketing relazionale, webmarketing e comunicazione in internet, skills di ricerca di marketing qualitative e quantitative, con competenze trasversali di project management in grado di sinergizzare le diverse azioni.

Questa fase, di solito condotta dal consulente in comunicazione, è un lavoro professionale impegnativo che richiede esso stesso un budget. Sbagliare questa fase farebbe saltare l’intero impianto del progetto.

cost

Così come per la realizzazione di un ponte esistono costi di progettazione, (anche molto elevati), per la realizzazione di una campagna di comunicazione di qualità devono esistere costi di progettazione. La campagna realizzata senza adeguata progettazione equivale ad un edificio su fondamenta d’argilla. 

Un progetto che non include costi di progettazione dovrebbe immediatamente indurre sospetti sulla qualità del progetto stesso. L’assenza di un budget di progettazione denota di per sé una campagna di scarsa qualità, qualcosa che è persino meglio non fare. Una comunicazione di scarsa qualità o una campagna mal progettata (di comunicazione, di formazione, o di marketing) producono effetti negativi e demotivanti sulla struttura stessa. 

I risultati che non arrivano, i costi che non trovano ritorni, messaggi ed azioni che producono effetti negativi sono da eliminare in partenza. 

Questi costi aziendali e motivazionali sono errori che un’azienda moderna non può nemmeno considerare di pagare, per risparmiare su un capitolo di spesa (la progettazione) che è il fondamento di tutto l’impianto comunicativo.

Un’interessante osservazione da Slade[2], evidenzia come la necessità di consapevolezza su come le persone distribuiscono le proprie risorse per raggiungere i goals, poiché :

“l’importanza del goal è proporzionale alle risorse che l’agente è disposto a spendere per raggiungere quel goal”. 

Questa formulazione rafforza la nostra considerazione primaria: senza risorse adeguate (culturali, manageriali, ed economiche) non è possibile realizzare azioni comunicative di qualità ed ottenere risultati.

Il training come fattore di successo

Il training deve essere svolto professionalmente, secondo lo schema collaudato che prevede:

  • Progettazione dell’intervento formativo (includente analisi e diagnosi dei bisogni)
  • Sperimentazione delle metodiche formative su iniziative pilota
  • Ri-taratura degli interventi e allargamento del training
  • Immissione a regime delle nuove competenze
training

Non possiamo lontanamente pensare che una campagna si possa svolgere senza training.

Ciascuna di queste fasi rappresenta un costo da preventivare. Gli errori nelle prime fasi sono cruciali e si ripercuotono a catena sulle fasi successive producendo danni. Ogni euro speso in diagnosi e progettazione ritorna invece a cascata sotto forma di beneficio per l’azienda e i suoi manager. 

Non è possibile saltare la fase progettuale/diagnostica e passare direttamente al training, i risultati saranno scarsi o persino controproducenti. 

Ancora una volta, sottolineiamo che ogni azienda deve porsi prima di tutto il problema di fornire alle risorse umane gli strumenti per agire, poi affidare loro compiti e obiettivi sfidanti. Non si poteva ieri, e non si può oggi, andare ad una sfida disarmati. 

I costi variabili e gli incentivi per i goals raggiunti

Quando un progetto raggiunge gli obiettivi, è necessario che i membri del team siano premiati. Bisogna assolutamente premiare chi è stato responsabile e protagonista del successo sia per l’impegno umano che per i risultati tangibili.

Esiste un’ampia letteratura manageriale sul tema dell’incentivazione e remunerazione incentivante, ma il concetto è questo. 

Diventa elemento vincente di una campagna la remunerazione incentivante e le forme di premiazione monetaria anche non monetaria, per i risultati raggiunti. 

incentivo

Il programma di remunerazione deve considerare:

  • La natura degli incentivi: un piano di incentivazione include sia incentivi monetari e tangibili (premi in denaro, beni e servizi), che riconoscimenti immateriali e gratificazioni umane (incentivi intangibili e psicologici o relazionali).
  • La progressione degli incentivi: è possibile fissare obiettivi del tipo pass/fail (conseguimento totale o fallimento), oppure scale di incentivi. In una scala di incentivi, si fissa un budget incentivi (poniamo 100 come base) e su questa base si applica una progressione: 0 al raggiungimento di meno del 60% dei goals, 80% del premio al raggiungimento del 90% dei goals, 110% al raggiungimento di oltre il 90%, o altre forme più o meno graduate e progressive.
  • L’equità degli incentivi: i membri del team devono percepire che viene tenuto conto del grado di sfida in essere. Obiettivi numericamente simili (es: acquisire 10 aziende) possono comportare sforzi enormemente diversi (pensiamo alla differenza tra acquisire 10 piccole imprese artigianali vs. 10 clienti multinazionali). Devono esistere sistemi premianti che includano un meccanismo di computazione del “peso qualitativo” per i risultati conseguiti.

[1] Affordable method: Metodo usato per definire il budget pubblicitario. Consiste nel valutare la spesa che ci si può permettere di destinare alla pubblicità, solo dopo la decisione degli obiettivi generali di spesa e profitto dell’impresa e dopo aver stanziato il denaro corrente per tutte le altre spese. Fonte: Nuovo Dizionario Illustrato della Pubblicità e della Comunicazione a cura di Fausto Lupetti e Giuliana Manfredini, Lupetti Editore.

[2] Slade, S. (1994). Goal-based Decision Making: An Interpersonal Model. Lawrence Erlbaum. Hillsdale.

Altri materiali su Comunicazione, Formazione, Potenziale Umano, Crescita Personale e Professionale, disponibili in questi siti e link:

Altre risorse online

Corso di Coaching e Deep Coaching™

Pensiero Positivo. Corso di coaching olistico e coaching umanistico. Formazione per il coaching aziendale, life coaching e sports coaching certificata Coaching World Federation

Al Rifugio con l’Autore. Formazione Esperienziale in Comunicazione, Pensiero Positivo, Coaching e Deep Coaching™, in formula Weekend, al Rifugio-Wellness di montagna. In promozione speciale a 199 euro, posti limitati.

Riserva subito il tuo posto al corso di coaching con soli 49 Euro. I rimanenti vengono versati alla data dell’incontro.

Corso di Coaching. Programma Workshop/Laboratorio su temi di Deep Coaching™, Comunicazione, Public Speaking, Pensiero Positivo, Energie Personali, Crescita Personale e Professionale

Vivere un weekend non banale, affiancati dal Dott. Daniele Trevisani, principale autore italiano sul tema del Potenziale Umano, Coaching e Crescita Personale, dalle sue opere – autore di 25 libri visibili qui https://amzn.to/3iBe5T5 – con la sua guida ed esperienza di 30+ anni di Mental Coach e Trainer nel condurre esercizi di coaching e comunicazione, dal public speaking alla riscoperta del proprio flusso di energia personale e professionale.

Con in più, l’applicazione dei modelli proprietari sviluppati dall’autore, con particolare attenzione in anteprima ai metodi trattati nel libro Deep Coaching in uscita quest’autunno prenotabile dal link https://amzn.to/3eselCf . Un’esperienza da non perdere, in un luogo incantevole.

L’evento è inoltre un’ottima fase di preparazione per il Master in Coaching e Scuola di Counseling STEP che parte il weekend successivo – https://www.studiotrevisani.it/master-in-coaching-mental-training-e-scuola-di-counseling/

Corso di Coaching. Programma del Workshop Esperienziale “Al rifugio con l’autore”

Venerdì sera h 7.30-21.30 (cena di lavoro)

  • Preparazione all’esperienza ed esercizi propedeutici
  • Briefing sulle attività del weekend e prima analisi dei Metodi del Potenziale Umano HPM™ (Human Potential Modeling) e Deep Coaching™ del Dott. Daniele Trevisani
  • Out-of-box: ripulire la mente dai pensieri invasivi e dalle “cose da fare”
  • Esercizi di focalizzazione, rilassamento e meditazione centrati sul Pensiero Positivo

migliori libri sul coaching e pensiero positivo

Corso di Coaching. Workshop del Sabato 18 e Domenica 19 Settembre

  • Parte Indoor in rifugio. Comunicazione, emozioni ed espressività, crescita personale, Pensiero Positivo
  • Cosa significa fare coaching in profondità per la crescita personale e professionale
  • Le emozioni Alfa e le Emozioni Beta nel Metodo HPM. Diventare i padroni delle proprie emozioni
  • Le caratteristiche della comunicazione efficace come atto di espressività
  • Potenziare l’espressività personale e il Pensiero Positivo. Esercizi pratici
  • Approfondimenti sulla comunicazione verbale, paralinguistica e non verbale metodo Stanislavskij (formazione dell’attore metodo Actors’ studio)
  • Uso della voce: la voce e le emozioni
  • Il Body Language per aumentare l’espressività
  • Esercizi di ascolto attivo ed empatico
  • Competenze di Coaching e strumenti. Il Coaching delle energie personali e professionali tramite il Metodo T-Chart (mappa dei Tempi Personali, metodologia parte del Metodo HPM)
  • Il metodo della Neotropia™ per focalizzare i progetti della propria crescita personale
  • Intelligenza emotiva e lo sblocco delle emozioni positive
  • Il potenziale personale nel modello HPM del Potenziale Umano. Capire come potenziare le nostre energie
  • Esercizi sulle tipologie dei Bisogni di Jung ed applicazioni pratiche

Corso di Coaching. Parte outdoor in Natura

  • Esercizi di rilassamento
  • Esercizi di respirazione (Pranayama)
  • Esercizi di percezione consapevole nel bosco
  • Trarre energia dalla natura
  • Esercizi di autobiografia in passeggiata nella natura
  • Esercizi di focalizzazione delle priorità personali (RME – Retargeting Mental Energies) verso il Pensiero Positivo

corso di coaching outdoorAspetti logistici

  • Sede del Workshop: Rifugio Wellness Centro Fondo Campolongo, altopiano di Asiago. Località Campolongo Mt. 1551 – 36010 Rotzo (VI) https://www.centrofondocampolongo.it/ – al sito sono presenti indicazioni per l’arrivo
  • Orario; Venerdì sera h 19.30-21.30– Workshop del Sabato h 10-12.30 e 14-17. Domenica h 9-13 e 14 – 16.30. Esperienza outdoor indicativamente dalle 11.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 16
  • Il rifugio è raggiungibile in auto, a 10 minuti da Asiago. Centro Fondo Campolongo è un rifugio-wellness, una location speciale e ben attrezzata dove poter fare colazioni, pranzi, cene e con alcune camere disponibili per gli ospiti
  • L’attrezzatura necessaria è unicamente un paio di scarpe per camminare – non si affrontano né camminate difficili né percorsi difficili
  • È possibile pernottare in un qualsiasi albergo o Bed & Breakfast di Asiago e dintorni a propria scelta, e poi raggiungere in macchina il gruppo al rifugio (dista solo 10-15 minuti d’auto).

Corso di Coaching e migliori libri sul Coaching e Pensiero Positivo. Bibliografia di riferimento

Durante il Workshop viene esaminato materiale dai testi di Daniele Trevisani, in particolare dai libri:

Dispense riassuntive PDF vengono fornite via mail.

Disponibile attestato di partecipazione firmato dall’autore con logo e validità internazionale riconosciuta da Coaching World Federation www.coachingworldfederation.com

Corso di Coaching Umanistico, Pensiero Positivo e Deep Coaching. Costo e opzioni di acquisto

  • Costo del Workshop da venerdì sera a domenica: Standard 499 Euro. Per chi si iscrive tramite Eventbrite https://bit.ly/3BhCUfi SPECIALE ONLINE 199 Euro. Di questi paghi ora solo 49 Euro e i rimanenti all’arrivo sul posto.
  • Le spese di alloggio e vitto sono a carico del partecipante, con possibilità di ampia scelta personale tra i tanti hotel e B&B dell’altopiano di Asiago e in Asiago stessa.
  • Evento a posti limitati. N.b. a norme Covid l’ingresso è consentito solo ai detentori di green pass o certificato di vaccinazione o tampone svolto nelle 48 ore precedenti

Dott. Daniele Trevisani

migliori libri sul coaching italianiLe parole chiave per il Corso di Coaching

  • Pensiero Positivo
  • coaching corsi di formazione
  • Coaching World Federation
  • Come diventare life coach?
  • Come diventare un coach professionista?
  • Come si diventa coach CWF?
  • corsi di business coaching
  • corsi di business coaching milano
  • corsi di coaching
  • corsi di coaching a milano
  • corsi di coaching a torino
  • corsi di coaching aziendale
  • corsi di coaching bologna
  • corsi di coaching brescia
  • corsi di coaching certificati
  • corsi di coaching cosa sono
  • corsi di coaching e formatore d azienda
  • corsi di coaching emozionale
  • corsi di coaching europeo
  • corsi di coaching firenze
  • corsi di coaching genova
  • corsi di coaching icf
  • corsi di coaching leadership
  • corsi di coaching lugano
  • corsi di coaching milano
  • corsi di coaching modena
  • corsi di coaching motivazionale
  • corsi di coaching nutrizionale
  • corsi di coaching opinioni
  • corsi di coaching padova
  • corsi di coaching riconosciuti
  • corsi di coaching riconosciuti milano
  • corsi di coaching rimini
  • corsi di coaching vicenza
  • corsi di coaching significato
  • corsi di coaching strategico
  • corsi di coaching torino
  • corsi di coaching treviso
  • corsi di coaching veneto
  • corsi di formazione coaching
  • corsi di formazione in life coaching
  • corsi di formazione mental coaching
  • corsi di formazione per coaching
  • corsi di formazione per formatori e coaching
  • corsi di formazione per life coaching
  • corsi di health coaching
  • corsi di life coaching milano
  • corsi formativi di coaching padova
  • corsi formativi di coaching padova a settembre
  • corsi online di coaching
  • corso coach
  • corso coaching
  • corso coaching settembre
  • corso deep coaching
  • corso di business coaching
  • corso di coaching
  • corso di coaching aziendale
  • corso di coaching aziendale milano
  • corso di coaching bergamo
  • corso di coaching bologna
  • corso di coaching che cos’è
  • corso di coaching cos è
  • corso di coaching costo
  • corso di coaching emozionale
  • corso di coaching esperienziale
  • corso di coaching genova
  • corso di coaching icf
  • corso di coaching libri
  • corso di coaching libri migliori
  • corso di coaching motivazionale
  • corso di coaching nutrizionale
  • corso di coaching olistico
  • corso di coaching padova
  • corso di coaching per psicologi
  • corso di coaching per ragazzi
  • corso di coaching pescara
  • corso di coaching pnl
  • corso di coaching programma
  • corso di coaching psicologia
  • corso di coaching roma
  • corso di coaching scientifico
  • corso di coaching sportivo
  • corso di coaching transpersonale
  • corso di coaching e counseling
  • corso di coaching trieste
  • corso di coaching umanistico
  • corso di coaching universitario
  • corso di coaching verona
  • corso di executive coaching
  • corso di formazione coaching
  • corso di formazione coaching padova
  • corso di formazione sul coaching
  • corso di formazione team coaching
  • corso di group coaching
  • corso di life coaching
  • corso di life coaching roma
  • corso di mental coaching
  • corso di parent coaching
  • corso di teen coaching
  • corso di vocal coaching
  • corso per coach
  • corso per diventare coach
  • corso video di business coaching
  • cosa si può fare con un corso di coaching
  • Cosa si studia per diventare coach?
  • i migliori libri sul coaching
  • il miglior libro corso di coaching
  • metodo HPM
  • miglior corso di coaching
  • miglior corso di coaching al mondo
  • migliore libro sul coaching
  • migliori corsi di coaching in italia
  • programma corso di coaching
  • quanto costa un corso di coaching
  • quanto costa un corso di life coaching
  • quanto dura il corso di coaching
  • quanto durano corsi di coaching

 

Project management : la gestione del programma di comunicazione

© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “Strategie di comunicazione e marketing. Un metodo in 12 punti per campagne di comunicazione persuasiva”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore.

Il project management : fasi, tempi e responsabilità.

Il tema centrale di un programma di comunicazione strategica è il project management. Saper gestire progetti complessi (ma anche semplici) richiede tecnica, e questo vale anche per i progetti di comunicazione. 

project

Il project management competitivo, richiede una Information Superiority, una superiorità informativa rispetto al semplice buon senso e alla mediocrità, e persino superiorità rispetto ai competitor.

La gestione di una campagna non presenta sostanziali diversità rispetto ad ogni altra attività di project management. Con la differenza che a spostarsi non sono travi o bulloni, ma idee e tracce mentali.

Il project management, pertanto, si prefigge di :

  • dare struttura ai progetti
  • assegnare responsabilità
  • evidenziare i passaggi critici
  • tenere sotto controllo le scadenze
  • evidenziare le azioni di monitoraggio e dare ad esse una collocazione e responsabilità precisa nel progetto.
project

Al centro del PM si trovano alcune esigenze di base:

  1. disaggregare le fasi di un progetto in sotto-fasi (project breakdown), per identificare i task (compiti) e poterli assegnare a chi è più preparato ed in grado di svolgerli con successo;
  2. evidenziare i collegamenti tra task, per far si che le attività siano integrate e non scollegate;
  3. fissare date di inizio e date di conclusione per i diversi task, in caso contrario le attività si protrarranno all’infinito e senza concludere alcunché;
  4. identificare responsabili di fasi e sottofasi, con una chiarezza nominale, il che significa avere specifici nominativi di responsabili;
  5. definire chi funge da controllore di processo, da verificatore di scadenze e di stati di attuazione, da coordinatore tra task diversi. Senza quest’ultima condizione, ogni piano di project management è destinato a fallire:
  6. verificare i risultati in progress e a conclusione del progetto, per poter correggere gli errori di impostazione e accrescere continuamente la cultura manageriale di project management, facendola diventare un modo di essere dell’organizzazione.
diagrammi

La pianificazione della campagna utilizza metodi grafici e tabellari (diagrammi di Gantt), nei quali si specifica chi, fa cosa, quando e come, togliendo ogni spazio all’improvvisazione e alla ricusazione di responsabilità personali.

Il follow-up della campagna di comunicazione

Ogni campagna di comunicazione, se ben condotta, produce risultati. Anche piccoli, anche ritardati, anche inferiori, a volte superiori.

La fase di “ricaduta dei risultati” va esaminata attentamente

Include azioni di follow-up – azioni – orientate alla “raccolta di risultati” che si producono per effetto della campagna stessa.

Il problema del follow-up si presenta quando i risultati accadono in tempi esterni alla campagna stessa, o su target non programmati.

coltivare

Le azioni di comunicazione “coltivano” i risultati ma i frutti possono emergere in tempi remoti rispetto alla campagna stessa. 

Una delle indicazioni importanti da seguire è quella di includere una fase di follow-up come elemento della campagna stessa.

Ad esempio:

un team impegnato nel gestire una campagna di vendita, non potrà considerare la campagna “conclusa” dopo le fasi di contatto preliminare e le visite aziendali, ma sarà necessario includere un tempo (una settimana, due settimane) per la conclusione dei contatti avviati.

L’errore più grave è invece quello di lanciarsi in una campagna nuova, successiva, senza avere concluso la precedente.

In sintesi è necessario:

  • includere la fase di follow-up nella progettazione stessa della campagna (e quindi nella Gantizzazione): deve esistere un tempo preciso e delimitato (“tempo finito”) per le azioni di follow-up;
  • per le campagne di marketing: comunicare chiaramente al cliente che la campagna ha dei tempi, delle scadenze, e i benefici (es: promozioni particolari) sono ottenibili solo all’interno di questi tempi e non oltre (limiti motivanti ad agire entro un tempo predefinito).

Una riflessione conclusiva. Siamo tutti comunicatori, siamo nati per esserlo, siamo nati con strumenti di ogni tipo per comunicare. Basta solo scoprirlo, e lavorarci sopra. Abbiamo il destino e l’orgoglio. Lasciamoli fluire assieme.

tatoo

«In realtà, il processo d’individuazione è quel processo biologico…attraverso il quale ogni essere vivente diventa quello che è destinato a diventare fin dal principio». [3]

Talvolta, quando si è etichettati, quando si è marchiati, il nostro marchio diventa la nostra vocazione. (pag. 72)“– John Irving


Altri materiali su Comunicazione, Formazione, Potenziale Umano, Crescita Personale e Professionale, disponibili in questi siti e link:

Altre risorse online

Activation research : l’efficacia della campagna di comunicazione

© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “Strategie di comunicazione e marketing. Un metodo in 12 punti per campagne di comunicazione persuasiva”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore.

Analisi dei costi / benefici intangibili di comunicazione

La activation research qualitativa strutturata nel metodo ALM, si occupa di:

valutare quanto tempo il management dedica alle attività di comunicazione (costi manageriali) e con che risultati;

  • valutare quanto tempo il management dedica a singole iniziative di comunicazione e con che risultati, per identificare dissonanze in termini di efficienza ed efficacia gestionale;
  • scoprire aree di interesse comunicativo che non ottengono sufficiente attenzione da parte del management;
  • scoprire progetti di comunicazione che assorbono tempo manageriale e costo/tempo strutturale (il tempo e le risorse dell’azienda) superiore ai ritorni pratici.

Sono numerosi i casi in cui l’intero management o manager chiave si “innamorano” di progetti aziendali che non hanno però riscontri, e finiscono per assorbire completamente il tempo manageriale, oppure ancora ne assorbono troppo rispetto ai risultati che producono. Questa analisi permette di affrontare il fenomeno con metodo e rigore scientifico.

È limitativo ed errato misurare l’efficacia della comunicazione solo in termini di vendite generate nel brevissimo periodo. Prima che accadano comportamenti di acquisto devono prodursi – nella mente del cliente – altri avvenimenti psicologici che costituiscono il presupposto del successo comunicativo. 

Dobbiamo quindi :

  1. misurare con rigore anche il raggiungimento di questi pre-obiettivi
  2. creare le condizioni affinché gli obiettivi di vendita possano essere raggiunti.

L’investimento comunicativo è efficace quando accresce il grado di conoscenza del marchio o del prodotto (risultato importante), o quando modifica l’atteggiamento verso l’impresa (altro risultato importante), senza che nel giorno stesso si debbano produrre risultati di vendita istantanei. 

coltivare

I risultati devono certo accadere, ma non dobbiamo incorrere nell’errore di misurarli nel momento sbagliato, e tralasciare altri risultati essenziali. 

Con una metafora agreste, stiamo seminando il terreno, stiamo irrigando il raccolto, stiamo togliendo le erbacce, o stiamo raccogliendo i frutti già maturi? 

La comunicazione che ricerca i frutti già maturi (i clienti pronti all’acquisto) ma non si preoccupa di creare le condizioni (dissodare il terreno, coltivarlo, irrigarlo, ripulirlo) otterrà ben poco dal mercato. 

La cultura della comunicazione aziendale deve occuparsi di tutti i diversi livelli: dal creare le condizioni per la vendita, al coltivare le condizioni di vendita tramite comunicazione relazionale, al raccogliere i risultati tramite comunicazioni orientate alla “chiusura negoziale”. 

L’approccio coltivativo richiede l’utilizzo di più canali, anche diversi (dal telemarketing sino alle forme antiche come la pubblicità postale o i volantini, per concludersi con la negoziazione B2B, e ogni altro canale opportuno, attuale e futuro), senza preclusioni di sorta. Un ingrediente importante del successo è la cura dei propri strumenti di coltivazione del cliente. 

coltivare

Quando l’agricoltore semina con cura, andrà a raccogliere con altrettanta cura, e quindi farà manutenzione alle macchine per la raccolta. Se il manager non fa manutenzione tramite formazione alle risorse umane (venditori e comunicatori front-line) che andranno a raccogliere i frutti della comunicazione, otterrà una raccolta estremamente inefficiente. E in più avrà sprecato le risorse precedenti.

Ecco quindi che aree diverse, dalla comunicazione alla formazione, si fondono per giungere al risultato aziendale di vendita che rappresenta l’obiettivo finale, con la consapevolezza che dobbiamo creare le condizioni per essere persuasivi ancora prima di essere giunti sul luogo di vendita.

Coltivazione comunicativa

Per spiegare meglio il concetto di coltivazione comunicativa, ricorriamo ad un modello estremamente basilare degli effetti comunicativi, il modello A.I.D.A. (Attenzione – Interesse – Desiderio – Azione). 

Il modello A.I.D.A. espone un fenomeno semplice: prima di ottenere azione (esempio, un acquisto), deve nascere un desiderio d’acquisto, una pulsione. 

Affinché nasca una pulsione, il cliente deve provare interesse verso il prodotto/servizio, deve percepirvi valore. Ma perché il cliente percepisca valore, è necessario che egli sia esposto ad uno o più messaggi da cui ricevere ed elaborare dati e informazioni. 

Senza questo passaggio minimo la catena di eventi non avrebbe luogo e nessun effetto si produrrebbe.

Questo modello semplice è utile per divulgare un concetto: 

  • se una campagna di comunicazione crea attenzione, questo è un primo risultato, 
  • se crea interesse è un ulteriore risultato, 
  • se si crea desiderio, questo è un risultato. 
  • Il comportamento, l’azione, non avvengono se prima non otteniamo le condizioni basilari e minime affinché esso si manifesti.
pulsione

Ogni passo in avanti nella sequenza persuasiva è un risultato importante, poiché la persuasione non accade “per magia” ma grazie ad una serie di azioni comunicative di qualità.

Ecco quindi che la activation research deve occuparsi anche di quanto una campagna di comunicazione accresce la conoscenza del marchio, quanto modifica o accresce la percezione di immagine aziendale o di un gruppo sociale, l’atteggiamento verso il prodotto, quanto incide inoltre sulla sensibilizzazione del cliente e sull’apertura di nuovi budget mentali, cioè di tutti i precursori dell’atto di acquisto.

La comunicazione come processo difficilmente ottiene tutti i risultati con un solo messaggio. Solo una continuità nella comunicazione, una “coltivazione del cliente”, permette di ottenere risultati certi.

È necessario analizzare:

  • la Frame-Activation: i risultati prodotti sa un singolo frame comunicativo, o singolo evento/iniziativa;
  • la Total-Activation: i risultati prodotti dall’intera catena di frames comunicativi.

Nel metodo ALM, l’Activation Research Coltivazionale (A.R.C.) si occupa di capire quali sequenze di eventi comunicativi ottimizzano il risultato finale.

È necessario divenire consapevoli che ogni media possiede peculiarità diverse, e ad un media o modalità di comunicazione non dobbiamo chiedere ciò che non sa fare. 

Non pretendiamo da una pubblicità postale che esso produca l’effetto finale (conclusione della trattativa) per un prodotto ad alto valore: non lo farà. Per ogni media esistono obiettivi specifici: non commettiamo l’errore di mandare un’email a negoziare per noi, a concludere una vendita difficile, non ne sarà in grado. Chiediamo ad ogni media ciò che il media può dare. 

Chi misura unicamente le azioni di breve periodo (risultati immediati) compie un grave errore, così come chi misura unicamente le variazioni psicologiche senza preoccuparsi dei risultati tangibili. 

Risultati intangibili della comunicazione si manifestano chiaramente quando essa riesce ad eliminare condizioni di scarsa credibilità che impedirebbero acquisti dai clienti. 

Poniamo il caso di una società di consulenza che non abbia un sito web. La sola assenza del sito produce un danno d’immagine, molti clienti potenziali la scarterebbero a priori. È quindi sbagliato chiedersi solo “quanti clienti nuovi ha generato un investimento sul web” senza chiedersi “quanti clienti mi ha permesso di non perdere”. Se la presenza del sito ha permesso di condurre una trattativa con maggiore sicurezza, questo effetto di comunicazione deve essere considerato tra i benefici produttivi di “condizioni positive di vendita”.

I mercati nel contesto competitivo odierno premiano solo chi si adopera con costanza, intelligenza, e impiega le proprie risorse investendo in un mix adeguato di formazione e comunicazione. 

Sono finiti i tempi in cui bastava lanciare un prodotto per ottenere vendite e profitti. Chi semina oggi un campo non arato, non irrigato, non concimato, sta sprecando semi. L’approccio alla coltivazione del cliente rende attuale un antico modo di essere: essere seri, essere affidabili, essere credibili. E farlo con applicazione, impegno, costanza, rigore, volontà, e soprattutto continuità.

Servono obiettivi chiari per misurare le cose giuste. Focusing e Consulenza di Processo aiutano a definirli

La activation research può misurare gli effetti dell’investimento in comunicazione, formazione e marketing, i suoi ritorni, i suoi costi, i suoi benefici pratici così come quelli intangibili. Tuttavia, poniamoci una domanda: se non abbiamo chiarito esattamente gli obiettivi a priori, cosa misuriamo?

La sindrome del misurare per misurare è alta e potente.

Ogni azienda dovrebbe invece fare almeno 2 “ritiri” all’anno di Focusing, focalizzazione degli obiettivi, e dopo, solo dopo, iniziare a misurare.

Quasi sempre, dopo un ritiro di focusing, gli obiettivi che misuriamo cambiano, le variabili che ci interessano cambiano.

cambiamento

Ad esempio, al di la delle letture di una pagina web (impressions), potrebbe interessarti di più chi si iscrive ad un tuo notiziario personalizzato.

Una scarsa precisione dell’obiettivo di comunicazione produce sempre campagne e sforzi improduttivi. 

Il primo compito del consulente di comunicazione è quello di aiutare il cliente a focalizzare l’obiettivo, adottando un approccio di consulenza di processo[1].

Il compito del cliente è quello di partecipare attivamente alla definizione di obiettivi misurabili, assumendosi una quota di responsabilità e di impegno. 

Il manager o amministratore può delegare l’esecuzione di un obiettivo, ma è indispensabile che egli partecipare alla sua definizione.

Partecipare alla comunicazione, formazione e marketing significa realizzare un primo e importantissimo step di consulenza per chiarificare: 

  • cosa stiamo cercando
  • quali sono le variabili sulle quali vogliamo intervenire tramite la comunicazione, la formazione o il marketing
  • in quali tempi intervenire
  • in quali luoghi intervenire
  • su quali clienti o soggetti intervenire
  • con quale gamma di metodologie intervenire – mix di metodologie
  • come misureremo il risultato.

Una definizione così precisa degli obiettivi richiede tempo manageriale elevato e competenze specialistiche in marketing e comunicazione. 

L’importanza del ruolo consulenziale è qui determinante. Qualora il cliente dei servizi di comunicazione sia in grado di strutturare gli obiettivi chiaramente, i progetti sono in buona parte avviati verso la soluzione. Tuttavia, senza confronto raramente si giunge alla chiarificazione precisa del quadro.

In molti casi è opportuno ricorrere ad una apposita consulenza di processo atta ad identificare i goals (focusing e goal setting) e il mix di strumenti di intervento da attivare. 

Eliminare questo passaggio cardine è improduttivo sia per il cliente che per il fornitore di servizi comunicazionali, formativi e di marketing.

Chi pratica comunicazione deve sapere su quali variabili sta lavorando. Comunicare per creare immagine professionale nel lungo periodo è qualcosa di molto diverso dal realizzare una promozione speciale in un periodo di calo di vendita. 

Una promozione di prezzo (sconti e abbuoni) può aumentare le vendite del momento e deprimerle per un lungo periodo successivo, e questo non è un risultato positivo di marketing.

Nel caso di interventi formativi, dobbiamo chiarire quale mix di tecniche formative utilizzare: è più produttivo utilizzare sessioni seminariali, coaching, role-playing, affiancamenti sul campo, o un mix di diversi metodi? Dobbiamo lavorare solo sul “sapere”, o anche sul “saper essere” e sul “saper fare”? Sulla parte cognitiva o anche sul corpo? 

Che tipo di cambiamento vogliamo produrre?

Il budget di comunicazione (o budget di progetto, per interventi di formazione e marketing) va quindi concentrato su obiettivi chiari e produttivi.

Se il cliente disperde un budget ristretto su troppi target e troppi prospects (clienti potenziali, o fruitori di progetto) egli rischierà di ottenere solo i primi risultati (attenzione, o al massimo un vago interesse), ma di non arrivare mai al punto (vendite, cambiamento, risultati tangibili).


[1] Schein, E. H. (1999). La consulenza di processo: come costruire le relazioni d’aiuto e promuovere lo sviluppo organizzativo. Milano, Cortina. Tit. orig. Process Consultation Revisited: Building the Helping Relationship, 1999, Addison Wesley.

Altri materiali su Comunicazione, Formazione, Potenziale Umano, Crescita Personale e Professionale, disponibili in questi siti e link:

Altre risorse online

Formazione vendite.  Il ruolo dell’ascolto attivo nella vendita

La formazione vendite ha bisogno di competenze di ascolto attivo e di empatia ben sviluppate. Vediamo nell’articolo seguente, tratto dal libro “Ascolto Attivo ed Empatia”, alcuni concetti fondamentali.

Formazione vendite.  Il ruolo dell’ascolto attivo nella vendita.

 L’ascolto efficace. Ascolto selettivo, attivo, empatico e simpatetico

Quando pensiamo ad un ascolto efficace ci viene in mente innanzitutto un’esperienza positiva, momenti in cui ci siamo sentiti ascoltati con il cuore e non solo con le orecchie.

Ma l’ascolto efficace può avere tante sfumature, che vale la pena esplorare. Essenziale è capire che l’ascolto diventa efficace quando raggiunge i suoi fini, e i suoi fini sono diversi in base alla relazione.

In una fase di ascolto di una persona che ha subito un trauma, l’ascolto empatico sarà importante in quanto curativo, al fine di aiutare a superare il trauma.

Nell’ascolto praticato durante la vendita, l’efficacia viene dal fatto che l’altra persona arrivi a sentirsi di fronte ad un individuo che “accoglie” quanto dice, un “contenitore emotivo” quando si parla di emozioni, o un buon “ricettore informativo” quando si parla di dati. Quando siamo di fronte a questo tipo di atteggiamento, il cliente capisce che vale la pena aprirsi e parlare, emettendo così informazioni preziosissime che il venditore può cogliere per ottimizzare la propria offerta e dare vita ad una proposta di valore.

Con uno che non ti ascolta, pensi non valga nemmeno la pena parlare. Ma quando ti senti ascoltato e capito, passeresti ore a farlo. Noi dobbiamo essere quell’ascoltatore con il quale il cliente sente di voler condividere ogni aspetto che conta della sua professione e persona, a volte, della sua vita. Teniamo a mente questo e avremo capito un aspetto fondamentale della vendita professionale.

Formazione Vendite. Utilizzare l’Ascolto selettivo

Con l’ascolto selettivo superiamo la “zona rossa” dell’ascolto ed entriamo in modalità che possono essere realmente utili per la formazione vendite.

L’ascolto selettivo, pur non essendo empatico negli intenti, va a cercare informazioni molto precise, che possono essere sia oggettuali (cose, persone, tempi) che emozionali (stati d’animo, sentimenti), rispetto ad un certo episodio o tema in fase di esplorazione. Un ascolto selettivo nella vendita può essere ad esempio il fare domande per capire cosa pensa l’interlocutore del parco fornitori attuale di cui si serve, e dove vi sono spiragli di apertura o bisogni da soddisfare.

Alcune tecniche di ascolto qui diventano fondamentali:

  • Topic Setting: fissare i temi della conversazione. Sapere di cosa si vuole parlare e saperlo inserire nella conversazione –applicare la leadership conversazionale.
  • Topic Shifting: riuscire a cambiare il tema della conversazione, cambiare argomento della conversazione (usando i Repair o “mosse di riparazione”, tipo “se non le dispiace vorrei parlare di…”).
  • Reflecting: fare da specchio, riformulare quanto si è capito. Consente di poter precisare meglio e apre altro contenuto. Es. “se ho capito bene lei si aspetta che il fornitore intervenga con un suo tecnico, fisicamente in azienda, entro quattro ore dalla segnalazione di guasto, ho capito bene?”. Ogni riformulazione conduce la persona che parla a riaprire la conversazione e portare fuori altre informazioni, di cui il venditore si nutre per la propria trattativa.
  • Deflecting: Riconoscere immissioni di temi che non c’entrano e riuscire a farli uscire dalla conversazione, smorzarli ed espellerli.
  • Probing: Mettere alla prova un’informazione con una domanda collegata, es chiedere “visto che mi hai detto che è arrivato tardi, quando è arrivato?”. Oppure: “mi sembra di capire che lei non è molto soddisfatto di X”.
  • Recap: ricapitolazione e rilancio. Fare delle ricapitolazioni di quanto raccolto sinora e aprire “ok siamo arrivati al punto in cui ti presenti per il colloquio, ti fanno aspettare, tu inizi ad agitarti, entri e non sai più cosa dire. Poi cos’è successo?”
  • Ricentraggio: riportare il tema della conversazione sulle aree che ci interessano.
  • Repair: mossa di riparazione (preventiva o successiva ad una emissione) che «chiede scusa» per quanto abbiamo fatto o andremo a fare e ammorbidisce la mossa di cambiamento di tema, o altra mossa conversazionale.
  • Contatto fàtico: costanti segnali di contatto visivo, cenni del capo, espressioni gutturali e paralinguistiche (uhm, ah, oh), tutto ciò che sia segnale “Fàtico” (i segnali fàtici sono quelli che dicono, in sostanza, “ci sono“, sono presente, sono qui per te).

Tutte queste tecniche sono approfondite nella sezione di “analisi della conversazione” e comunicazione nella vendita, tuttavia è bene già da ora sapere che esistono, e che un ascolto attivo, selettivo o empatico, usa tecniche precise, non si limita alla volontà di ascoltare ma la mette in pratica con comportamenti precisi.

Nell’ascolto selettivo, siamo estremamente focalizzati nel capire una cosa specifica, una questione specifica su ciò che pensa l’altra persona, o un’informazione precisa che vogliamo cogliere.

Tutto il resto non ci interessa.

La nostra presenza mentale è accesa, acuta, ma diretta come un laser verso un punto informativo, e non – come nell’ascolto empatico – accogliente verso qualsiasi cosa emerga. Quando emerge materiale che non ci interessa, riportiamo con domande la conversazione sul “focus” che ci interessa (con il Topic Shifting, o ricentraggio conversazionale).

In termini di efficienza ed efficacia dell’ascolto selettivo, le nostre domande diventano “diagnostiche” solo quando riescono a depurare il quadro, lasciando solo ciò che ci interessa veramente, per cui per praticarlo bene serve tecnica e studio.

Ascolto attivo e formazione vendite

Un buon ascoltatore aiuta ad ascoltare noi stessi.
(Yahia Lababidi)

Quando pratichiamo ascolto attivo siamo immersi in un’attività speciale. Stiamo dando interesse, nostro tempo, nostra energia, per capire una persona, i suoi contenuti, le sue intenzioni, e un brano della sua storia. Le persone sono generalmente diffidenti nell’aprirsi e raccontare di sé stessi, del proprio intimo.

Nella vendita B2B è raro che un interlocutore ammetta che “ci sono gravi problemi da risolvere” ma sappiamo che in quasi tutte le organizzazioni i problemi ci sono e ogni problema produce una opportunità di vendita. I clienti aziendali spesso pongono una “cortina di fumo” davanti ai veri problemi della propria azienda, per non comparire incompetenti o per mascherare incompetenze interne.

L’ascolto attivo offre una “piattaforma” dove le parole altrui e i pensieri altrui possono dolcemente e progressivamente poggiarsi, con un delicato ma crescente aumento della fiducia verso il venditore.

Ad ogni apertura, segue una maggiore apertura, sino a che il “nucleo” della persona si rivela per ciò che è, nel suo splendore, nel suo dolore, nella sua verità. Liberato da maschere e auto-inconsapevolezze.

Lo stesso vale per l’ascolto delle organizzazioni. Le organizzazioni mascherano le emozioni e spesso le negano o le trattano come intralci, senza comprendere che esse sono linfa vitale della vita, inclusa la vita in azienda.

Arrivare al “nucleo umano” di una persona richiede tanta strada, ma si può fare. Ogni piccolo passo in avanti verso il “condividere” è sempre

significativo.

L’universo ha senso solo quando abbiamo qualcuno con cui condividere le nostre emozioni.

(Paulo Coelho, “Undici Minuti”)

La persona che si impegna nell’ascolto, di base, vuole ascoltare, è curiosa di capire, lo considera un fatto importante, al punto di frenare il suo pensiero, omettere di dire come la pensa, bloccare il fatto di “prendere il turno della conversazione” per fare un’arringa o esprimere opinioni.

L’ascolto attivo si concentra sul fatto di ascoltare. Lo fa con le parole, con le domande, e anche con il corpo. Utilizza segnali corporei e paraverbali di partecipazione a quanto detto, riformulazioni e ricapitolazioni dei contenuti percepiti, e altri dispositivi linguistici e non verbali che servono per dare il segnale “quello che dici mi interessa, ti sto seguendo”. Ad esempio, sporgendosi in avanti verso l’interlocutore, dando segnali del capo, o con le espressioni facciali.

Sappiamo dagli studi di Mehrabian[1] che ciò che viene trasmesso in ogni forma di “comunicazione interpersonale” dipende per il 55% da elementi non verbali, per il 38% da paraverbali (toni, intonazioni, caratteristiche della voce, pause e più in generale tutto il tratto non verbale del parlato) e per il 7% dalle parole. Questi dati sono ricavati da esperimenti che si occupano della comunicazione di sentimenti e atteggiamenti (ad esempio, simpatia-antipatia) mentre in altri tipi di comunicazione possono anche essere diversi, ma in ogni caso risulta fondamentale ricordare che comunichiamo anche con il corpo, con i gesti, con le espressioni vocali che emettiamo, con le posture e con tutto un apparato di sistemi che va ben oltre la parola.

Per questo motivo, è corretto dire che si ascolta anche con il corpo, e con i suoni che emettiamo, come ahm, uhm, ahh e accompagnano quanto l’altro sta dicendo.

Figura 15 – I fattori che influenzano la creazione di senso nella comunicazione interpersonale (Mehrabian)

formazione vendite verbale paralinguistico nonverbaleSappiamo anche, dagli studi di Carl Rogers, quanto sia importante la congruenza comunicativa, ovvero il fatto che quanto si dice sia accompagnato da un body language coerente. Senza coerenza comunicativa, le persone iniziano a sospettare della nostra credibilità e non ci daranno fiducia.

Per questo motivo, è essenziale ascoltare anche con il corpo e con le intonazioni delle nostre emissioni vocali, e dare il senso di importanza che merita quanto stiamo cogliendo nell’ascolto.

Si può praticare ascolto attivo per due grandi classi di interessi, persino opposte una dall’altra:

  1. lo si può fare come atto estremo di amore, un dono che facciamo ad una persona amica, o un momento di grande umanità in cui ci interessiamo agli altri;
  2. oppure, può trattarsi di un ascolto estremamente strategico, un ascolto professionale nel quale le informazioni racchiuse nella mente di qualcun altro ci servono. Ci possono servire per aiutare l’altro stesso, come nel coaching o nella terapia, o ci servono per dirigere un’organizzazione, o per prendere decisioni, come nella leadership e nella vendita.

In ogni caso, quanto abbiamo nella nostra mente si arricchisce sempre, grazie all’ascolto degli altri.

È naturale che da un ascolto attivo emergano più informazioni e la persona possa anche esporre informazioni emotive, tanto più profonde quanto più l’ascoltatore s’impegnerà nel non dare giudizi, non giudicare, non interrompere, non “interpretare”.

L’ascolto attivo richiede energia, impegno, un corpo riposato, una mente attenta e vigile. Quando siamo in questa modalità, anche un solo cenno di sopracciglio, può darci informazioni preziose.

[1] Mehrabian, Albert (1981). Silent Messages: Implicit Communication of Emotions and Attitudes. Belmont, CA: Wadsworth

Formazione Vendite. Approfondimenti

Le vendite sono attività relative alla vendita o al numero di beni venduti in un determinato periodo di tempo prefissato. Viene considerata vendita anche la fornitura di un servizio a pagamento.

Il venditore, o il fornitore di beni o servizi , completa una vendita in risposta a un’acquisizione , appropriazione , [1] richiesta o un’interazione diretta con l’ acquirente nel punto vendita . C’è un passaggio di proprietà (proprietà o proprietà) dell’oggetto , e la liquidazione di un prezzo , in cui si raggiunge un accordo su un prezzo per il quale avverrà il trasferimento della proprietà dell’oggetto. Il venditore , non l’ acquirente , esegue tipicamente la vendita e può essere completata prima dell’obbligo di pagamento            . Nel caso di interazione indiretta, una persona che vende beni o servizi per conto del proprietario è nota come venditore o commessa o venditore , ma spesso si riferisce a qualcuno che vende merci in un negozio/negozio, nel qual caso anche altri termini sono comuni, tra cui commesso , commessa , e impiegato al minuto .

Nei paesi di common law, le vendite sono generalmente regolate dalla common law e dai codici commerciali . Negli Stati Uniti , le leggi che regolano le vendite di beni sono alquanto uniformi nella misura in cui la maggior parte delle giurisdizioni ha adottato l’ articolo 2 dell’Uniform Commercial Code , sebbene con alcune variazioni non uniformi.

Definizione

Una persona o un’organizzazione che esprime un interesse ad acquisire l’oggetto di valore offerto è indicata come potenziale acquirente, potenziale cliente o potenziale cliente. L’acquisto e la vendita sono intesi come due facce della stessa “moneta” o transazione. Sia il venditore che l’acquirente si impegnano in un processo di negoziazione per consumare lo scambio di valori. Il processo di scambio, o vendita, ha regole implicite e fasi identificabili. È implicito che il processo di vendita procederà in modo equo ed etico in modo che le parti finiscano per essere quasi equamente ricompensate. Le fasi della vendita e dell’acquisto comportano la conoscenza, la valutazione del bisogno di ciascuna parte per l’oggetto di valore dell’altra e la determinazione se i valori da scambiare sono equivalenti o quasi, o, in termini di compratore, “vale il prezzo”. A volte, i venditori devono utilizzare le proprie esperienze quando vendono prodotti con sconti appropriati. [2]

Sebbene le competenze richieste siano diverse, da un punto di vista gestionale, le vendite fanno parte del marketing . [3] Le vendite spesso formano un gruppo separato in una struttura aziendale, impiegando operatori specializzati separati noti come venditori (singolare: venditore ). La vendita è considerata da molti una sorta di “arte” persuasiva . Contrariamente alla credenza popolare, l’approccio metodologico della vendita si riferisce a un processo sistematico di traguardi ripetitivi e misurabili, mediante il quale un venditore mette in relazione la sua offerta di un prodotto o servizio in cambio consentendo all’acquirente di raggiungere il proprio obiettivo in modo economico . [4]

Mentre il processo di vendita si riferisce a un processo sistematico di traguardi ripetitivi e misurabili, la definizione di vendita è alquanto ambigua a causa della stretta natura di pubblicità , promozione , pubbliche relazioni e marketing diretto .

La vendita è il termine a livello di professione, proprio come il marketing definisce una professione. Di recente, sono stati fatti tentativi per capire chiaramente chi è nella professione di vendita e chi no. Ci sono molti articoli che esaminano il marketing , la pubblicità , le promozioni e persino le pubbliche relazioni come modi per creare una transazione unica .

Molti credono che il focus della vendita sia sugli agenti umani coinvolti nello scambio tra acquirente e venditore. La vendita efficace richiede anche un approccio sistemico , che coinvolga almeno ruoli che vendano, consentano la vendita e sviluppino capacità di vendita. La vendita coinvolge anche venditori che possiedono un insieme specifico di capacità di vendita e le conoscenze necessarie per facilitare lo scambio di valore tra acquirenti e venditori che è unico rispetto al marketing e alla pubblicità.

All’interno di questi tre principi, la seguente definizione di vendita professionale è offerta dall’American Society for Training and Development (ASTD):

Il sistema aziendale olistico necessario per sviluppare, gestire, abilitare ed eseguire in modo efficace uno scambio interpersonale di beni o servizi reciprocamente vantaggioso per un valore equo. [5]

La vendita di squadra è un modo per influenzare le vendite. La vendita di squadra è “un gruppo di persone che rappresentano il reparto vendite e altre aree funzionali dell’azienda, come finanza, produzione e ricerca e sviluppo”. (Spiro) La vendita in team è avvenuta negli anni ’90 attraverso la gestione della qualità totale (TQM). Il TQM si verifica quando le aziende lavorano per migliorare la soddisfazione dei propri clienti migliorando costantemente tutte le loro operazioni.

Relazioni tra formazione alla vendita e marketing

Il marketing e le vendite differiscono notevolmente, ma generalmente hanno lo stesso obiettivo. La vendita è la fase finale del marketing che mette in atto il piano. Un piano di marketing include prezzi, promozione, luogo e prodotto (le 4 P). Un dipartimento di marketing in un’organizzazione ha l’obiettivo di aumentare l’opportunità e il valore dei prodotti e servizi per il cliente e aumentare il numero e l’impegno delle interazioni di successo tra i potenziali clienti e l’organizzazione. Il raggiungimento di questo obiettivo può coinvolgere il team di vendita che utilizza tecniche promozionali come pubblicità , promozione delle vendite , pubblicità e pubbliche relazioni , creazione di nuovi canali di vendita o creazione di nuovi prodotti. Può anche includere incoraggiare il potenziale cliente a visitare il sito Web dell’organizzazione, contattare l’organizzazione per ulteriori informazioni o interagire con l’organizzazione tramite canali di social media come Twitter , Facebook e blog . I valori sociali giocano un ruolo importante nei processi decisionali dei consumatori. Il marketing è l’insieme del lavoro sulla persuasione fatto per l’insieme delle persone target. Le vendite sono il processo di persuasione e sforzo da una persona a una persona (B2C), o da una persona a una società (B2B), al fine di far entrare una risorsa vivente nell’azienda. Ciò può avvenire di persona, per telefono o digitalmente.

Il campo dell’ingegneria dei processi di vendita considera le “vendite” come l’output di un sistema più ampio, non solo come l’output di un reparto. Il sistema più ampio include molte aree funzionali all’interno di un’organizzazione. Da questo punto di vista, le etichette “vendite” e “marketing” coprono diversi processi i cui input e output si forniscono reciprocamente. In questo contesto, migliorare un “output” (come le vendite) implica studiare e migliorare il processo di vendita più ampio, poiché le aree funzionali componenti interagiscono e sono interdipendenti. [6]

Molte grandi aziende strutturano i loro dipartimenti di marketing, in modo che siano integrati con tutte le aree del business. Creano più team con un focus unico e i manager di questi team devono coordinare gli sforzi per guidare i profitti e il successo aziendale. Ad esempio, una campagna “inbound” cerca di guidare più clienti “attraverso la porta”, dando al reparto vendite una migliore possibilità di vendere il proprio prodotto al consumatore. Un buon programma di marketing affronterebbe anche eventuali svantaggi.

Il reparto vendite mirerebbe a migliorare l’interazione tra il cliente e il canale di vendita o il venditore. Poiché le vendite sono la prima linea di qualsiasi organizzazione, ciò dovrebbe sempre avvenire prima che possa iniziare qualsiasi altro processo aziendale. La gestione delle vendite comporta l’interruzione del processo di vendita e l’aumento dell’efficacia dei processi discreti, nonché il miglioramento delle interazioni tra i processi. Ad esempio, in un ambiente di vendita in uscita, il processo tipico include la chiamata in uscita, la presentazione delle vendite, la gestione delle obiezioni, l’identificazione dell’opportunità e la chiusura. Ogni fase del processo ha problemi relativi alle vendite, competenze e esigenze di formazione, nonché soluzioni di marketing per migliorare ogni fase distinta.

Un’ulteriore complicazione comune del marketing è la difficoltà di misurare i risultati per alcune iniziative di marketing. Alcuni dirigenti di marketing e pubblicità si concentrano sulla creatività e l’innovazione, senza preoccupazione per la parte superiore o linee di fondo – una trappola fondamentale del marketing per l’amor di marketing.

Molte aziende trovano difficile mettere d’accordo i propri team di marketing e vendita. [7] I due dipartimenti, sebbene di natura diversa, gestiscono concetti molto simili e devono lavorare insieme per raggiungere gli obiettivi aziendali. Costruire un buon rapporto tra i due team che incoraggi la comunicazione può essere la chiave del successo.

Marketing industriale

L’idea che il marketing possa potenzialmente eliminare la necessità di venditori dipende interamente dal contesto. Ad esempio, questo può essere possibile in alcune situazioni B2C ; tuttavia, per molte transazioni B2B (ad esempio quelle che coinvolgono organizzazioni industriali) ciò è per lo più impossibile. [8] Un’altra dimensione è il valore delle merci vendute. I beni di largo consumo (FMCG) non richiedono venditori nel punto vendita per farli saltare dallo scaffale del supermercato e nel carrello del cliente. Tuttavia, l’acquisto di grandi attrezzature minerarie del valore di milioni di dollari richiederà che un venditore gestisca il processo di vendita, in particolare di fronte ai concorrenti. Le piccole e medie imprese che vendono articoli di biglietti così grandi a una base di clienti geograficamente dispersa utilizzano i rappresentanti dei produttori per fornire questo servizio altamente personale evitando le grandi spese di una forza vendita vincolata.

Allineamento e integrazione delle vendite e del marketing

Un’altra area di discussione riguarda la necessità di allineamento e integrazione delle vendite aziendali e delle funzioni di marketing. Secondo un rapporto del Chief Marketing Officer (CMO) Council, solo il 40% delle aziende dispone di programmi, sistemi o processi formali per allineare e integrare le due funzioni critiche.

Campagne di vendita, marketing digitale e marketing automatizzato. Con l’aumento dell’uso di Internet oggi, le funzioni di vendita di diverse imprese stanno trovando i metodi tradizionali di marketing piuttosto antiquati e meno efficienti. Quindi l’uso di applicazioni di marketing automatizzate è in aumento, dal Customer Relationship Management (CRM) al Sales Force Management .

Tradizionalmente, queste due funzioni, come sopra indicato, hanno operato separatamente, lasciate in aree isolate di responsabilità tattica. Il libro di Glen Petersen The Profit Maximization Paradox [9] vede i cambiamenti nel panorama competitivo tra gli anni ’50 e il momento in cui scriviamo come così drammatici che la complessità della scelta, del prezzo e delle opportunità per il cliente ha costretto questa relazione apparentemente semplice e integrata tra le vendite e marketing per cambiare per sempre. Petersen continua sottolineando che i venditori trascorrono circa il 40% del loro tempo a preparare i risultati finali rivolti ai clienti sfruttando meno del 50% dei materiali creati dal marketing, aggiungendo alla percezione che il marketing non è in contatto con il cliente e che le vendite sono resistenti a messaggistica e strategia .

Formazione Vendite. I metodi

Una vendita può avvenire tramite: [10]

Agenti di vendita

Gli agenti nel processo di vendita possono rappresentare una delle due parti nel processo di vendita ; per esempio:

  • Broker di acquirenti o broker di acquirenti: è qui che il venditore rappresenta il consumatore che effettua l’acquisto. Questo è più spesso applicato nelle transazioni di grandi dimensioni.
  • Doppio agente divulgato: è qui che il venditore rappresenta entrambe le parti nella vendita e funge da mediatore per la transazione. Il ruolo del venditore qui è di controllare che entrambe le parti ricevano un accordo onesto ed equo.
  • Professionisti delle vendite su Internet: queste persone sono principalmente responsabili di garantire una risposta immediata ai lead generati tramite social media, siti Web o campagne e-mail.
  • Agente di vendita, agenzia di vendita, agente di vendita, rappresentante del venditore : questo è un ruolo tradizionale in cui il venditore rappresenta una persona o un’azienda sul punto di vendita di un affare.
  • I responsabili delle vendite mirano a implementare varie strategie di vendita e tecniche di gestione al fine di facilitare il miglioramento dei profitti e l’aumento del volume delle vendite. Sono inoltre responsabili del coordinamento del reparto vendite e marketing, nonché della supervisione dell’esecuzione equa e onesta del processo di vendita da parte dei loro agenti.
  • L’outsourcing delle vendite comporta la rappresentazione diretta del marchio in cui i rappresentanti di vendita sono reclutati, assunti e gestiti da un’entità esterna ma detengono quote, si rappresentano come il marchio del cliente e riportano tutte le attività (attraverso i propri canali di gestione delle vendite ) al cliente . È simile a un’estensione virtuale di una forza vendita (vedi outsourcing di vendita ).
  • Venditore: la funzione principale dei venditori è quella di generare e chiudere affari con conseguente profitto. Il venditore svolgerà la sua funzione principale attraverso una varietà di mezzi tra cui telefonate, e-mail, social media, networking e chiamate a freddo . L’obiettivo principale del venditore di successo è trovare i consumatori a cui vendere. Le vendite vengono spesso definite un “gioco dei numeri” perché una legge generale delle medie e un modello di chiusura di successo dell’attività emergeranno attraverso l’intensificazione dell’attività di vendita. Queste attività includono, ma non si limitano a: individuare potenziali clienti, favorire le relazioni con i potenziali clienti, creare fiducia con i futuri clienti, identificare e soddisfare le esigenze dei consumatori e quindi trasformare i potenziali clienti in clienti reali. Molti strumenti sono utilizzati dai venditori di successo, il più importante dei quali è il porre domande che può essere definito come una serie di domande e risposte risultanti che consentono al venditore di comprendere gli obiettivi ei requisiti del cliente relativi al prodotto che sta vendendo. La creazione di valore o valore percepito è il risultato dell’acquisizione delle informazioni raccolte, dell’analisi degli obiettivi e delle esigenze del potenziale cliente e della valorizzazione dei prodotti o servizi che l’impresa del venditore rappresenta o vende nel modo più efficace per raggiungere gli obiettivi o gli abiti del potenziale cliente i loro bisogni. I venditori efficaci impacchettano la loro offerta e presentano la soluzione proposta in modo tale da portare il potenziale cliente alla conclusione di aver acquisito la soluzione, con conseguenti entrate e profitti per il venditore e l’organizzazione che rappresentano.

Vendite interne contro vendite esterne

Negli Stati Uniti, il Fair Labor Standards Act definisce i rappresentanti di vendita esterni come “dipendenti [che] vendono i prodotti, i servizi o le strutture del loro datore di lavoro ai clienti lontano dalla sede o dai luoghi di attività del datore di lavoro, in generale, presso la sede del cliente di affari o vendendo porta a porta a casa del cliente” definendo come vendite interne coloro che lavorano “dalla sede del datore di lavoro”. [13] Le vendite interne generalmente comportano il tentativo di chiudere l’attività principalmente per telefono tramite telemarketing , mentre le vendite esterne (o vendite “sul campo”) di solito comportano un lavoro telefonico iniziale per prenotare le chiamate di vendita presso la sede del potenziale acquirente per tentare di concludere l’affare in persona. Alcune aziende hanno un reparto vendite interno che lavora con rappresentanti esterni e prenota i loro appuntamenti per loro. Le vendite interne a volte si riferiscono all’upselling ai clienti esistenti. [14]

Vedi anche [ modifica ]

Riferimenti [ modifica ]

    1.    ^ Parte III, effetti del contratto, Rule 5. Sale of Goods Act 1979 . Legge sulla vendita di beni 1979
    2.    ^ Putthiwanit , C.; Ho, S.-H. (2011). “Il successo e il fallimento dell’acquirente nella contrattazione e le sue conseguenze”. Australian Journal of Business and Management Research. 1 (5): 83-92.
    3.    ^ Philip Kotler, Principi di marketing, Prentice-Hall, 1980
    4.    ^ Greening, Jack (1993). Vendere senza confronto. The Haworth Press, Inc. pag. 23. ISBN 1-56024-326-0 . Immagine pagina [1]
    5.    “Società americana per la formazione e lo sviluppo (ASTD)” . Progetto di competenza di vendita. Archiviato dall’originale il 21/09/2008. Estratto il 07/03/2017.
    6.    ^ Paul H. Selden (dicembre 1998). “Ingegneria dei processi di vendita: un’applicazione di qualità emergente”. Progresso di qualità: 59–63.
    7.    “Fine della guerra tra vendite e marketing” . hbr.org. Harvard Business Review. Archiviato dall’originale il 19 agosto 2014. Estratto il 16 agosto 2014.
    8.    “Outsourcing delle vendite vs team di sviluppo delle vendite interno” . salesoutsourcingservice.com.
    9.    ^ Petersen, Glen S. (2008). Il paradosso della massimizzazione del profitto: decifrare il codice di allineamento marketing/vendite. Libreria nel 1221. p. 176. ISBN 978-1-4196-9179-9 .
    10. Compendio di vendita professionale . United Professional Sales Association. nd Archiviato dall’originale il 26-06-2007. Estratto 2007-07-07.
    11. ^ Peter, Cheverton (2008). Gestione degli account chiave 4a edizione. Pagina di Kogan. pp. 90-104. ISBN 978-0-7494-5277-3 .
    12. ^ John, Bryson (10 febbraio 2003). “Cosa fare quando gli stakeholder contano: una guida alle tecniche di identificazione e analisi degli stakeholder” (PDF) . London School of Economics and Political Science.
    13. ” elaws – Consulente per la sicurezza degli straordinari FLSA” . Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti . Archiviato dall’originale il 06-10-2011. Estratto il 25/05/2011.
    14. ^ Basso, Jerry. “Suggerimenti rapidi per upselling e cross-selling” . Business.com. Estratto il 28 gennaio 2020.

 

 

Valutazione dei risultati, misurazione e analisi della comunicazione strategica

© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “Strategie di comunicazione e marketing. Un metodo in 12 punti per campagne di comunicazione persuasiva”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore.

Accountability della comunicazione : misuriamo gli effetti reali della campagna

Gli effetti della comunicazione strategica sono misurabili.

Questa considerazione va in direzione contraria a quanti sostengono che la comunicazione sia per natura non misurabile nei risultati.

I risultati possono essere misurati a diversi livelli:

  • Livello psicologico: le scienze sociali hanno messo a disposizione una moltitudine di strumenti per misurare gli effetti della comunicazione a livello psicologico. Oggi siamo in grado di misurare con precisione l’immagine aziendale posseduta da un determinato pubblico, così come il ricordo generato da un messaggio, l’attivazione di un’intenzione comportamentale, la forza e direzione degli atteggiamenti, la variabilità delle opinioni di un determinato target, e una moltitudine di altri fattori.
  • Livello comportamentale: esistono numerose possibilità per misurare gli effetti comportamentali di una campagna. Se l’obiettivo di campagna è quello di aumentare l’affluenza destagionalizzata ai punti di vendita (non quindi visite solo il sabato pomeriggio, ma durante tutto l’arco della settimana), questo dato è ampiamente misurabile. Se una campagna sociale si prefigge di ridurre gli incidenti del sabato sera nei giovani dai 18 ai 25 anni, questo dato è ampiamente misurabile. Smettere di affidare tutto al caso e pensare a quale area della vita personale o aziendale, e persino di interi territori, può essere ricondotta ad una strategia seria, è un processo che richiede Rigore Mentale.
misurare

L’unica vera barriera che si frappone alla misurazione è la volontà di misurare, una barriera che trova rinforzo:

  1. nella mancanza di una cultura della misurazione
  2. nella volontà squallida e miserabile di rendere poco rendicontabile l’operato manageriale o consulenziale, per lasciare nell’ombra le lacune.

Superata questa barriera, non esiste goal comunicativo per il quale non si trovino adeguati indicatori e sistemi di raccolta dati affidabili.

Il tema fondamentale è la Accountability della comunicazione, rendere le persone e le organizzazioni responsabili dell’operato, senza pretendere miracoli, ma trasparenza.

In termini scientifici, esiste un concetto che esprime bene la fase di costruzione di indicatori: “operazionalizzare” una variabile. “Operazionalizzare significa dare della variabile una descrizione operativa, una definizione tale da renderla concreta, misurabile, tangibile. 

“Operazionalizzare” la variabile “successo nel direct marketing” significa esprimere quali sotto-variabili utilizzeremo, es: “numero di aziende contattate” “capacità di superamento dei filtri che si frappongono tra noi e i decisori”, “precisione della diagnosi aziendale espressa come numero di criteri di scelta considerati importanti dal cliente” “numero di contratti conclusi per singolo operatore nella settimana”, e altre variabili misurabili.

indicatori

Il processo di misurazione richiede:

  • Individuare indicatori misurabili. Esempio: numero di persone che entrano nel punto vendita durante la settimana; percezione d’immagine aziendale misurata tramite differenziale semantico (con descrizione delle scale utilizzate), deviazione standard sull’opinione dei clienti verso il servizio di assistenza post-vendita (per misurare il grado di variabilità sulla qualità del servizio).
  • la definizione di indici (index): gli indici sono variabili derivate, costruite sulla base di variabili primarie, come il rapporto tra messaggi inviati e messaggi letti. E ancora, il rapporto tra messaggi letti e attivazioni (es, acquisti, iscrizioni).
  • sistemi di raccolta dati validi ed affidabili, ma soprattutto non modificabili dai soggetti politicamente coinvolti. Se stiamo misurando la percezione di soddisfazione verso la qualificazione tecnica di un call-center in una compagnia telefonica, è del tutto errato affidarsi ai manager per un’autovalutazione, ma dovremmo ricorrere ad un’indagine presso i clienti che hanno usufruito del servizio.

Ogni indicatore dovrà essere pertanto “campaign-specific” :

  • specifico rispetto agli obiettivi di campagna, non generalista
  • pertinente o informativo rispetto ai bisogni persuasivi che vogliamo colmare.

Activation Research: misurare le attivazioni e i risultati della comunicazione

account

Ogni azione o iniziativa può produrre risultati diversi, ed è bene guardare i fatti, avere molto chiaro quale iniziativa, quale canale, quale messaggio, ha prodotto le “attivazioni”, ovvero i risultati concreti riscontrabili.

Alcune definizioni:

Activation Research: Ricerca di marketing che permette di quantificare la quota di vendite di un prodotto realizzata in un dato periodo grazie ad una specifica azione pubblicitaria.[1]

Il concetto è ben più ampio e non si limita alle vendite ma include l’attivazione prodotta da ogni possibile comunicazione persuasiva.

Nel metodo delle campagne, il senso dell’Activation va oltre l’effetto di azioni puramente pubblicitarie e comprende ogni canale di comunicazione (visione olistica) e ogni tipologia di iniziativa che ha attivato azioni.

Se vogliamo far partire un corso e riusciamo nell’intento, possiamo capire quanti partecipanti sono stati “attivati” dal passaparola, quanti da un certo sito web, quanti da un certo banner pubblicitario, quanti da una campagna di telemarketing, quanti da una conoscenza personale dei formatori, quanti da eventi precedenti, e da qualsiasi iniziativa sia stata utilizzata.

Questi dati possono essere confrontati con quanto speso per ciascuno dei mezzi e canali usati, e arrivare così a capire quali canali e iniziative risultano più efficienti ed efficaci nell’”attivare” le persone.

Per poter misurare risultati è indispensabile aver chiarito bene gli obiettivi. 

Nella specifica area della comunicazione aziendale è determinante fare valutazione del risultato comunicazionale. Se pianificare è importante, ancora di più lo è poter misurare gli effetti reali di un piano di comunicazione o di una strategia comunicativa. Senza misurazione, non potremo ritararci e progredire.

effetto economico

La activation research, a livello economico, consente di discriminare le vendite conseguite in base al tipo di canale o pressione comunicazionale esercitata, per:

  • valutare l’efficienza dei canali promozionali;
  • valutare l’efficacia della comunicazione aziendale in rapporto ai costi;
  • determinare le strategie comunicazionali che sviluppano il maggiore risultato.

In quanto analisi di costi e benefici, la activation research consente la  valutazione di convenienza di un investimento comunicativo.   

Ogni azienda deve scegliere fra opzioni diverse quella che assicuri l’allocazione delle risorse più efficiente, ovvero quella forma di comunicazione che comporti il maggior aumento delle vendite con il minor costo possibile. 

Altri materiali su Comunicazione, Formazione, Potenziale Umano, Crescita Personale e Professionale, disponibili in questi siti e link:

Altre risorse online

Domande che guidano a liberare le tue potenzialità

©Copyright. Estratto dal testo di Daniele Trevisani “Psicologia della libertà. Liberare le potenzialità delle persone”. Roma, Mediterranee. Articolo estratto dal testo e pubblicato con il permesso dell’autore.

Alcune questioni fondamentali della crescita personale. Darsi nuove possibilità

Alcune domande fondamentali utili nell’autoanalisi e nel colloquio di counseling?

  • Come funziona la mia motivazione?
  • Cosa vorrei potermi concedere?
  • Cosa è ora che mi conceda?
  • Che cambiamenti positivi vorrei fare?
  • Qual è la mia vera destinazione?
  • Che ancoraggi solidi mi servono e quali sono invece catene bloccanti?

In ogni percorso di crescita personale viviamo desideri, sogni, aspirazioni, e possiamo farle diventare volontà. Le domande ci aiutano ad esplorare questi orizzonti.

  • Cosa pensi che succederebbe se tu aprissi una porta ad una possibilità di cambiamento?
  • Che barriere sento tra me e alcuni obiettivi che vorrei raggiungere?
  • Che modelli di relazione vorrei vivere?
  • Che ruolo vero vorrei interpretare e vivere nella vita?

Sviluppiamo regole comportamentali rigide che teniamo strette a noi, per tutelarci dalla paura del mondo. Altre le costruiamo nel goffo tentativo di ridurre l’incertezza sulla vita.

Molto spesso, invece di cambiare comportamenti esterni, è bene concentrarsi sul cambiare alcune regole interne, alcune priorità forti che possiamo avere assimilato nella vita ma che in alcuni casi non rispondono più alla nostra realtà.

Volere trovare una nuova centratura, una nuova via, uno stato di nuovo equilibrio, è un grande traguardo di crescita personale.

  • Cosa significa per te raccogliere i frutti del tuo lavoro?
  • Come trasformare i dubbi in esperimenti di vita che permettono di darsi nuove possibilità?
  • Che sigilli vogliamo mettere sul passato per aprire nuove strade, nuove prospettive, nuova luce?

Il valore di una persona non si misura nel suo possesso materiale ma nella qualità dei suoi spessori morali, e dei contributi che ha dato e potrà dare. 

Possiamo lavorare per fare un salto di qualità nell’atteggiamento, nello stare nella vita in modi nuovi, puliti e ripuliti da inquinamenti mentali, da abitudini e difese nate in contesti dove oggi queste abitudini possono diventare dei limiti e non delle risorse.

Andare verso la costruzione delle risorse che attivano la nostra vita più piena è un’operazione sacra e di grande potenzialità.

I tuoi sogni e aspirazioni, quando soffocati, provocano tensioni esistenziali ma anche nel corpo, le contratture della vita diventano contratture muscolari, articolari, contratture croniche di cui non ti accorgi neanche più. 

Un’attività di ascolto e auto-ascolto è fondamentale prima di tutto per sentire il nostro corpo e il flusso della nostra vita e capire cosa c’è da sbloccare.

E’ bene riconoscere le tensioni della vita e come queste si scaricano sul corpo, sulle relazioni, e innescano contrasti interni.

E’ bene capire che blocchi abbiamo, dove si localizzano? Che effetti provocano? E quando queste tensioni se ne vanno come possiamo stare meglio?

La vita è una sequenza a volte fluida, a volte bloccata, in questa vita abitiamo di volta in volta una possibilità di costruire la nostra via, e soffermarci in una stanza. Quando qualcosa chiede una tua attenzione, non far finta di niente. Dagliela.

A volte siamo nella stanza del dolore, altre volte nella stanza della speranza. E’ possibile pensare di abitare per un buon periodo di tempo nella stanza della realizzazione e del fare quello che sentiamo buono. 

La nostra stanza più vera e la nostra casa e vogliamo poter essere felici di abitare questa casa, e questo è possibile.

Il tuo corpo è la tua stanza più abituale e certamente imparare a conoscere e ad abitare il tuo corpo in modo diverso è una bellissima occasione per vivere meglio. 

Dal corpo, alle relazioni, alla coppia, sino all’azienda, al lavoro e all’intera vita, il messaggio di speranza va sostituito con un messaggio di possibilità concreta e di sperimentazione pratica, attivabile con un vero supporto professionale di coaching e counseling.

Altri materiali su Comunicazione, Ascolto, Empatia, Potenziale Umano e Crescita Personale disponibili in questi siti e link:

Altre risorse online