Rivista Communication Research & Human Potential, Dic. 2016

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“Fumus” comunicativo – Gli stili distruttivi della comunicazione e le comunicazioni poco chiare

© Tratto dal libro di Daniele Trevisani “Team Leadership e Comunicazione Operativa” http://amzn.to/2dPB0cD

Team Leadership e Comunicazione Operativa

Gli stili distruttivi della comunicazione e le comunicazioni poco chiare

Ogni sessione di comunicazione amministrativa può essere distrutta dall’utilizzo di stili disfunzionali e gerghi, parole, atteggiamenti non adeguati.

Nel caso che esponiamo di seguito, la distruzione della qualità di una riunione passa attraverso due azioni:

  • l’utilizzo di un repertorio denso di terminologie eccessivamente anglofone, sino al ridicolo, anche ove non sia necessario;
  • il condimento delle terminologie con frasi che oscurano il significato e creano penombra connotativa (fumosità dei significati), con funzione di “ammorbidimento” dell’immagine e carico di lavoro che l’adozione del programma prevede.

 

Repertorio terminologico team A Fumus (penombre connotative) team A
Fare un forecast

È un utente di staff

Ho visto l’account

Prendi la Function Description

Se vuoi contattare il trader

Dobbiamo rivolgerci al target setter

Vuoi fare un tracking

Se va in overdue

Abbiamo una visit

Dobbiamo dare una reason

Lavoriamo sul field

Fai un pricing

Prendo una sales call

Al front-end

Al back-end

Faccio la query

È un activity report

Fate una survey

Qualcosina di più friendly

Il Repository

Per attivare il click-stream analysis serve il BW

Mi sembra che siano clienti soddisfatti

Bisogna pensarci un attimino

Facciamo un giro molto rapido

La versioncina per il palmare

Un pochino come su internet

Un piccolo grafico

Stiamo vedendo un pochino l’applicazione concreta

Vediamo un attimino se è possibile

Facciamo una piccola verifica poi vediamo

Penso si possa fare

 

Durante la riunione, possiamo assistere alla Collisione degli Stati Conversazionali, nella quale un team (team di vendita) utilizza il repertorio A, mentre il team d’acquisto utilizza un repertorio simile a quello seguente:

 

Repertorio terminologico team B Richieste di chiarimento (eliminazione delle penombre connotative) team B
Il mercato

I clienti

Il personale interno

Il carico di lavoro

La facilità di apprendimento

L’integrazione con i programmi esistenti

Ore

Giorni

Costo licenze

Limitazioni di utilizzo

 

Su questo progetto, chi fa cosa nella nostra azienda e chi fa cosa nella vostra azienda?

Possiamo usare il programma che stiamo giù utilizzando per produrre il sito web o dobbiamo passare ad un altro programma?

Possiamo continuare a utilizzare i Macintosh o dobbiamo passare a Windows?

Quali sono le competenze interne all’azienda, necessarie per far funzionare il sistema giorno dopo giorno?

Chi deve saper fare che cosa? Quanto può durare un corso di addestramento? Chi vi dovrebbe partecipare?

Se voglio modificare una schermata di inserimento dati, posso farla dall’interno o dobbiamo fare una richiesta a voi?

Quante giornate serviranno per l’avvio e per la messa a sistema del programma?

Posiamo visitare di persona un’azienda che abbia già adottato questo sistema?

Serve una licenza?

 

Esercitazione: prendete un blocco appunti, e alla prossima riunione, provate a “Decodificare” il modo di parlare di una persona con una tabella di questo tipo

Nomi di parole o cose         Aggettivi           Verbi

…poi divertitevi a parlare come lui/lei. E per quanto ti riguarda? Tu come parli?

© Tratto dal libro di Daniele Trevisani “Team Leadership e Comunicazione Operativa” http://amzn.to/2dPB0cD

Leadership delle emozioni e Counseling Aziendale per migliorare le aziende e le persone

© Tratto dal libro di Daniele Trevisani “Team Leadership e Comunicazione Operativa” http://amzn.to/2dPB0cD

Team Leadership e Comunicazione Operativa

La leadership emozionale

La leadership emozionale propone di inserire tra i fattori di successo della gestione di un gruppo la capacità del leader nel “leggere le persone” sotto il profilo emozionale, capire i propri stati interiori e quelli altrui.

Questo permette di muovere il cursore della comunicazione con consapevolezza, tra le polarità (entrambe necessarie) della direttività (fronte hard) e la polarità dell’empatia e della relazione d’aiuto (fronte soft).

Quali implicazioni pratiche nella direzione dei team? La prima e più forte considerazione viene dalla natura biologica dell’essere umano che opera in azienda. Le emozioni sono risposte psico-biologiche dell’organismo e non possono essere “spente” a comando.

Ad un livello “immaturo” di leadership emozionale, possiamo al massimo pensare di attutire e “camuffare” la manifestazione esterna delle emozioni, ma non impedire il loro prodursi. Ad un livello “intermedio” possiamo affinare le sensibilità propriocettive (la percezione interna) ed agire sulle intensità emotive diventando più abili nel gestirle. Ad un livello “avanzato” possiamo ristrutturare completamente le nostre risposte emotive agli stimoli esterni.

Quando predominano emozioni negative, la produttività scende al di sotto di qualsiasi soglia di accettazione, la leadership stessa viene vissuta come una condizione di frustrazione, e la partecipazione al gruppo diventa sempre più un obbligo (dal quale sfuggire prima possibile). Se predominano emozioni positive possiamo invece aspirare alla “condizione di flusso”, uno stato nel quale il lavoro viene vissuto come una gioia – una sensazione piacevole dello scorrere del tempo e dei rapporti con le persone – una condizione esistenziale che trasforma il lavoro: da gabbia a luogo di espressione ed autorealizzazione.

Le implicazioni per la produttività sono immediate, enormi, ma questo è nulla a fronte della rivoluzione sociologica che questo passaggio può implicare: il lavoro come liberazione cessa di essere utopia ed entra nella sfera del possibile. Ovviamente, non bastano trucchi e scorciatoie per raggiungere questo stato, e chiunque creda/proponga soluzioni “da un minuto” o altre ricette facili e pronte per l’uso sta compiendo un grave falso e un errore di sottovalutazione.

Le implicazioni pratiche per il Counseling Aziendale

In azienda si può vivere meglio, rendere di più, ed essere più felici.

Rispetto alle possibili interrelazioni tra i diversi temi, il metodo HPM evidenzia come il successo nel gestire un team dipenda largamente dalla capacità di riconoscere e valorizzare le dinamiche conversazionali che avvengono nelle interazioni quotidiane dei gruppi. Allo stesso tempo, viene evidenziata la necessità di sviluppare la componente emotiva che inevitabilmente accompagna le relazioni umane e le comunicazioni interne.

La qualità della vita all’interno di un gruppo è fortemente influenzata da due fattori:

  • L’ecologia della comunicazione: l’analisi e gestione del clima psicologico all’interno di un gruppo dipende largamente dalla comunicazione e dagli stati conversazionali che intercorrono tra i membri. Non possiamo pensare di “acquistare” climi positivi: si tratta di una merce non in vendita. E’ invece necessario sforzarsi nella direzione dell’ampliamento delle competenze comunicative e conversazionali.
  • La leadership emozionale, la capacità di attingere con successo alle risorse emotive della persona e del gruppo per coordinare e dirigere i team e i progetti, richiede competenze comunicative “ad-hoc”. Larga parte del lavoro richiede un dis-apprendimento (unlearning) di schemi mentali assimilati durante la crescita, nei quali è stato creato il “blocco espressivo emozionale” (tappo, o coperchio all’espressione delle emozioni) che l’adulto trascina con se come un fardello per il resto della sua esistenza.

Date queste premesse, è necessario approfondire gli strumenti operativi e pragmatici che permettono di agire su due fronti.

Sul versante aziendale:

  • cambiare la qualità della vita e i risultati aziendali agendo sulle variabili comunicative dei gruppi;
  • produrre climi comunicativi positivi in un gruppo di lavoro intento a raggiungere un obiettivo;
  • migliorare la prontezza di risposta aziendale verso le sfide esterne, agendo sui processi di comunicazione interna e direzione.

Sul piano individuale e della crescita personale:

  • capire i fattori del proprio successo all’interno delle dinamiche di gruppo;
  • dotarsi di strumenti operativi nella direzione dei team;
  • crescere sotto il profilo della capacità di creare relazioni profonde, empatiche, emozionalmente ricche, nei rapporti umani, relative ai gruppi personali o familiari di cui si faccia parte.

© Tratto dal libro di Daniele Trevisani “Team Leadership e Comunicazione Operativa” http://amzn.to/2dPB0cD

Team Leadership e Comunicazione Operativa

Cosa significa essere “intrecciati”, un passo avanti nella conoscenza sulla comunicazione

© Tratto dal libro di Daniele Trevisani “Team Leadership e Comunicazione Operativa” http://amzn.to/2dPB0cD

Team Leadership e Comunicazione Operativa

Ci sono persone e situazioni in cui ci si sente affiatati, in cui per comunicare basta uno sguardo, o anticipiamo una telefonata in arrivo come se lo sapessimo… beh, in alcuni casi nella comunicazione si genera un caso speciale della fisica chiamato “entanglement”

Neuroni Specchio ed Entanglement. Nuove Frontiere per la comunicazione

Quanto poco sappiamo della realtà fisica che ci circonda…

Nuovi studi di fisica quantistica evidenziano fenomeni strani, relativi all’ “entanglement”, la connessione a distanza tra particelle che in modalità sconosciute comunicano tra di loro: “Se due particelle sono preparate in modo da essere entangled, la misurazione su una particella fa immediatamente collassare lo stato dell’altra, posta a una distanza arbitraria dalla prima, come se ci fosse un’informazione in grado di propagarsi con velocità virtualmente infinita”[1].

In pratica, si osserva un fenomeno che non dovrebbe accadere secondo le conoscenze attuali, si prende atto e si buttano via tutti i libri di fisica e comunicazione studiati finora.

Un’”informazione in grado di propagarsi con velocità virtualmente infinita” non e’ cosa da poco per chi studia la comunicazione… stiamo dicendo che in pratica se vi fossero due cervelli che possano essere resi “entangled” in 2 galassie diverse, potrebbero sentire l’uno quello che pensa l’altro e viceversa, avremmo la comunicazione istantanea a distanze impossibili da pensare ora. E questo potrebbe persino succedere tra persone nella stessa stanza.

Si apre la strada al fatto che vi sia un’influenza diretta tra attività cerebrali di persone che sono in contatto tra loro ma anche in distanza, che lo stato mentale di una persona possa trasferirsi, con meccanismi ancora non noti, alle persone vicine, ma persino a persone lontanissime.

Questo per quanto riguarda aspetti che la scienza deve mettere a fuoco. I meccanismi noti, quelli dei neuroni specchio, sono già ora sufficienti a farci capire che gli esseri umani sono veramente sensibili agli stati emotivi che vedono o con cui entrano in contatto. I neuroni specchio sono le aree cerebrali che ci permettono di ricevere e sentire emozioni, vissute da altri esseri viventi. Sono in pratica le aree cerebrali che permettono l’empatia[2].

Noi abbiamo aree mentali deputate a “farci sentire” e “farci provare” le emozioni che vediamo negli altri, o che sentiamo attraverso l’udito e i nostri stessi sensi, come se il loro stato diventasse il nostro, con una trasmissione e attivazione di zone cerebrali senza nessuna nostra approvazione esplicita o consenso esplicito.

I neuroni specchio sono una classe di neuroni che si attivano quando un individuo (agente) compie un’azione e quando l’individuo (osservatore) osserva l’azione, e svolgono un ruolo chiave nella percezione emotiva e nella comunicazione emotiva. Attraverso studi di risonanza magnetica, si è visto che i neuroni attivati dall’esecutore durante l’azione sono attivati anche nell’osservatore della medesima azione.

Questa classe di neuroni è stata individuata nei primati, in alcuni uccelli e nell’uomo. E questo spiega perché sia possibile ad esempio “sentire” le emozioni dia persona che piange, o che ride, persino di un cane, o che un cane senta le nostre, avendo meccanismi di sintonizzazione simili. Questo, ancora maggiormente tra esseri umani.

Siccome questi meccanismi sono spesso “sottili” e non per forza macroscopicamente urlati, anche in questo caso si apre la strada a nuove competenze da acquisire, sulla micro – detection dei segnali, e sul “cosa fare” con questa nuova informazione in ingresso, affinché si possa utilizzare ma senza sovraccaricare i sistemi emotivi e di information processing delle persone.

[1]Dylan H. Mahler, Lee Rozemal, Kent Fisher, Lydia Vermeyden, Kevin J. Resch, Howard M. Wiseman, and Aephraim Steinberg (2016), Quantum Mechanics. Experimental nonlocal and surreal Bohmian trajectories.  In Science Advances  19 Feb 2016: Vol. 2, no. 2.

[2] Matteo Rizzato, Davide Donelli, Io sono il tuo specchio. Neuroni specchio ed empatia, Edizioni Amrita, 2011. Rizzolatti G., Sinigaglia C., (2006), So quel che fai, Il cervello che agisce e i neuroni specchio, Raffaello Cortina Editore. Iacoboni Marco, (2008), I neuroni a specchio. Come capiamo ciò che fanno gli altri, Bollati Boringhieri.

© Tratto dal libro di Daniele Trevisani “Team Leadership e Comunicazione Operativa” http://amzn.to/2dPB0cD

Team Leadership e Comunicazione Operativa

Ecopsicologia, salute e riconnessione con l’ambiente. Verso l’EcoCounseling e l’EcoCoaching

Sono stato da sempre condannato a sentire le forze della natura che mi circondano. Serve un certo coraggio per decidere di “sentire” piuttosto che di tapparsi occhi, naso e visceri, di questo coraggio ho parlato in un libro particolare, Il Coraggio delle Emozioni.

E’ un coraggio che ti chiede di sentire. Sentire Energia che sale dal tenere i piedi in un ruscello di montagna, o scende da una cascata sottile, per risalire da una vallata, e altrove cogliere le onde che si frangono sul bagnasciuga, e l’odore dell’erba. Sentire cosa uno sguardo vuole dirti.

In altri luoghi scarichi di energie, sento il malessere pulsante di città grigie, in cui persone con il volto grigio camminano con le spalle curve, e come un contagio emotivo, questo cambia il mio modo di essere e le mie energie.

Deve esistere una modalità per cui l’essere umano impari a tornare a contatto con le forze più potenti della natura senza per forza scalare l’Everest o pescare da uno yacht con la canna dorata. Servono modi per entrare davvero a contatto con la dimensione della natura, perchè quellaeè l’unica dimensione che guarisce dentro, guarisce l’anima, guarisce lo spirito.

Eco-Counseling e l’Eco-Coaching si occupano di questo. Espongo volentierli un breve saggio di una collega e amica ci offre alcuni spunti di riflessione.

Buona lettura, Daniele Trevisani

©  Articolo Copyright by Francesca Marchegiano

Durante un corso di Counseling frequentato a Milano due anni fa, mi sono imbattuta in una parola che improvvisamente mi ha aperto un mondo, e ha dato senso a tante considerazioni sparse che da tempo facevo tra me, in modo disorganizzato. La parola è: Ecopsicologia.
L’Ecopsicologia è nata nel 1989 a Berkley e il primo libro ufficiale sul tema è stato di Theodore Roszak, della California State University, dal titolo: “The voice of the Earth”. In Italia, l’Ecopsicologia è approdata nel 1999, all’interno del convegno internazionale “L’uomo e il paesaggio”, e un libro reperibile nella nostra lingua, sul tema, è di Marcella Danon (la capostipite dell’Ecopsicologia, in Italia), dal titolo: “Ecopsicologia. Crescita personale e coscienza ambientale”.

Con il termine “Ecopsicologia”, si intende dunque una nuova scienza che unisce la psicologia all’ecologia, che lavora sull’interdipendenza tra l’uomo e la natura (già questa divisione, che usiamo fin da piccoli, è sbagliata, in quanto l’uomo è natura)  e che, favorendo i processi di conoscenza del sé nelle persone, stimola e facilita le connessioni, o ri-connessioni, con quanto è parte del mondo esterno.

Diversi studi hanno dimostrato, infatti, quanto molti malesseri psicofisici siano dovuti alla lontananza e all’assenza di contatto con gli ambienti naturali. Se un uomo trascorre il suo tempo in un contesto esclusivamente urbano, dove la natura è piegata al ruolo di decorazione e gli animali sono prevalentemente pezzi di carne in vendita al supermercato, necessariamente quell’uomo sarà alienato anche dalle sue stesse radici, dalle sue sorgenti di energia, dai suoi fiumi emotivi e dalla possibilità di sentirsi, in sé, un Universo complesso e in equilibrio, tanto quanto quello che vede (sfocato dall’inquinamento luminoso) sopra il capo, la sera. Allo stesso modo, un uomo magari immerso in un contesto naturale, che non venga stimolato a riflettere su di sé e sulle interrelazioni che la sua interiorità ha con quanto lo circonda, sarà qualcuno che si comporterà, sulla Terra e nelle relazioni, da padrone o miope utilizzatore di risorse (anche interne), che non sono destinate a durare.

L’Ecopsicologia entra in questo tipo di realtà sociale e ambientale, al fine di stimolare e promuovere l’equilibrio sia interno, della persona, che dei suoi legami con quanto la circonda.  Perché essi sono necessariamente interdipendenti, e a una maggiore conoscenza di sé, corrisponderà una migliore relazione e presa in carico dell’ambiente e degli altri esseri che vi abitano, mentre viceversa, una maggiore conoscenza della natura, dei suoi abitanti ed equilibri, porterà anche una migliore empatia tra la persona stessa e le diverse parti di sé, anche quelle più selvatiche, lontane e sconosciute.

Le sedute e le supervisioni dell’Eco-Counselor o del Green-Coach, avvengono preferibilmente in contesti naturali (anche un piccolo giardino va bene), utilizzando, alla parola, anche l’apporto “silente” che la natura offre, con i suoi messaggi di generosità gratuita, di equilibrio, di connessione e di trasformazione.

Credo che, oggi, un professionista della relazione d’aiuto, non possa esimersi dall’approfondire anche l’Ecopsicologia, perché è un tema che non amplia solo le conoscenze legate al sostegno del cliente, ma lavora sui fili invisibili che da quella persona si estendono verso i suoi legami, i suoi luoghi e gli altri esseri viventi. Sono fili legati al futuro delle prossime generazioni, che saranno evolute solo se avranno avuto qualcuno, davanti, che avrà trasmesso loro l’importanza di un lavoro di potenziamento, cura e protezione delle proprie risorse fisiche, mentali e spirituali, che necessariamente dovranno interagire, proteggendole, con le risorse di quella che tutti chiamiamo Madre: la Terra.

“Tutte le cose sono connesse le une alle altre, e sacra è la loro connessione”.
(Marco Aurelio, 150 d.C).  

©  Articolo Copyright by Francesca Marchegiano

Su “Il Nuovo Club”, articolo completo sul life coaching e potenziale umano per il fitness e wellness, ispirato al modello HPM

Un articolo sulla rivista nazionale “Il Nuovo Club” n 152, distribuita a tutti i centri fitness, wellness e piscine Italiane. L’articolo si ispira ai concetti di Coaching del Potenziale Umano, derivanti dal libro “Il Potenziale Umano” di Daniele Trevisani, Franco Angeli editore.

Il metodo HPM (Human Potential Model) costituisce un modello innovativo per il lavoro di formazione e coaching, le azioni di sviluppo, la crescita delle performance. La sua peculiarità consiste nel dare un fondamento scientifico al tema dello sviluppo delle energie individuali, e della capacità di canalizzarli entro obiettivi, siano essi strategici, agonistici, ma anche semplici miglioramenti nella vita quotidiana.

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Contatti con la rivista: http://www.fitnesstrend.com/il-nuovo-club

Weekend Speciale Neuroscienze – Il cervello: come opera, come imbroglia, come usarlo in modo appropriato, con Angelo Gemignani (CNR)

Il Master in Coaching e Counseling STEP offre sempre grandi occasioni di crescita e riflessione. Abbiamo deciso di aprire alla partecipazione esterna una sessione di weekend speciale: Il cervello: come opera, come imbroglia, come usarlo in modo appropriato, con Angelo Gemignani (CNR)

La partecipazione è riservata a a coach, counselor, psicologi, dirigenti, manager, medici, operatori olistici, formatori, cultori che ne facciano richiesta interessati a capire meglio il funzionamento della mente.

Il workshop a posti limitati di 2 giorni è uno degli appuntamenti più significativi del Master, una delle giornate più significative, quella dedicata alle Neuroscienze e Coscienza, condotta dal Prof. Angelo Gemignani del CNR di Pisa e Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, assieme al dott. Lorenzo Manfredini – psicologo e psicoterapeuta, e al dott. Daniele Trevisani, consulente formatore e coach.

Neuroscienze Cognitive e Comportamentali

‘Mentre una parte di ciò che noi percepiamo viene dagli oggetti che ci stanno dinanzi, attraverso i nostri organi di senso, un’altra parte (ed è possibile sia la parte maggiore) proviene sempre dal nostro cervello’. William James

26/27 Novembre 2016 – Montegrotto Terme (PD)

Il cervello: come opera, come imbroglia, come usarlo in modo appropriato.
La consapevolezza dal punto di vista delle neuroscienze.

Lo scopo del corso è quello di comprendere come la mente umana funzioni e in che modo consenta la messa in atto di comportamenti diversi in situazioni diverse.

Questa esperienza intende promuovere una cultura personale utile ad individuare modelli e teorie che facilitano la quotidianità.

Programma indicativo:
– Le leggi che governano l’attività nervosa ed i processi psichici sottesi alla percezione, all’attenzione, alla coscienza, alla memoria, all’emozione, alla motivazione, al pensiero, all’immaginazione, ai sogni e alla creatività.
– Cenni sullo sviluppo cognitivo
– Cenni sull’intelligenza emotiva
– Le distorsioni del pensiero
– La qualità della relazione e il legame di attaccamento
– Ricerche: ‘gli accordi neurali della spiritualità’.

Le varie sessioni, con la speciale perizia di un ricercatore di fama internazionale come il Dott. Angelo Gemignani, spiegheranno, in modo scientifico, i processi individuali e collettivi che facilitano la ricerca del benessere.

Relatore: Dr. Angelo Gemignani
(Medico, Psichiatra – Neuroscienziato e Ricercatore del CNR di Pisa) angelo-gemignani
  • Professore Associato presso il Dipartimento di Patologia Chirurgica, Medica, Molecolare e dell’Area Critica
  • Settore scientifico disciplinare: Psicobiologia e Psicologia Fisiologica M-PSI/02
  • Presidente del Consiglio Aggregato: Psicologia Clinica e della Salute (Corso di Laurea Magistrale)
  • Presidente del Consiglio Aggregato: Scienze e Tecniche di Psicologia Clinica e della Salute (Corso di Laurea)
  • Ricercatore associato presso l’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR, Pisa
  • Ricercatore affiliato all’Istituto di Scienze della Vita, Scuola Superiore Sant’Anna, Pisa
Aspetti organizzativi

Sabato 26 novembre, dalle 9 alle 10 si effettuerà la segreteria, con la compilazione di una scheda e il pagamento del corso.

Alle ore 10.00 Inizia il corso vero e proprio ed i relatori che apriranno e chiuderanno le due giornate saranno il Dott. Daniele Trevisani e il sottoscritto, Lorenzo Manfredini.

Quota di adesione:
Per i soci e per coloro che hanno partecipato a precedenti edizioni del Master la quota di partecipazione è di 100€ così suddivisa (50€ quota associativa 2016/17 da versare nel seguente cc// Associazione Step Consapevole IBAN: IT11V0200813020000102450427 – Causale: quota Socio Ordinario e 50€ da versare il sabato del corso).

Per gli esterni la quota è di 150€ così suddivisa (50€ quota associativa 2016/17 da versare nel seguente cc// Associazione Step Consapevole IBAN: IT11V0200813020000102450427 – Causale: quota Socio Ordinario e 100€ da versare il sabato del corso).

Luogo di svolgimento del corso ed eventuale prenotazione camera:

L’incontro si tiene all’Hotel Olimpia (Viale Stazione 25 – Montegrotto Terme PD).

Per la prenotazione alberghiera si prega di telefonare direttamente
Tel. 049/793499 (Prenotare come Gruppo STEP o Manfredini).

Orari del we:

Sabato: Ritrovo e segreteria (9.00 – 10.00)
Lezioni (10.00/13.30 – 14,30/18.30)

Domenica: Lezioni 9,30/13.30 – 14.30/17.00)

Materiale occorrente in sala e per le attività in piscina:

Attrezzatura per la piscina termale (35° gradi): accappatoio (per chi pernotta è compreso nel servizio dell’albergo), costume, ciabatte, cuffia. Può essere utile attrezzarsi di un asciuga capelli.

In aula, è possibile la registrazione delle lezioni teoriche, ma non la registrazione degli esercizi di proprietà intellettuale dei docenti.

Per richieste di partecipazione, salvo disponibilità di posti, è possibile contattare la Direzione tramite il seguente form:

Il Counseling Aziendale

Il Counseling Aziendale incrementa l’efficienza dei singoli manager e di interi team

  • Aumenta il grado di coesione sugli obiettivi e fa emergere i fattori che ostacolano il progresso
  • Lavora sul Fattore Umano e come attivarne le enormi potenzialità nelle aziende, con interventi mirati

Questi brevi testi possono aiutare a chiarificare il senso del Counseling Aziendale

Team Leadership e Comunicazione OperativaSpunti tratti dal testo di Daniele Trevisani: Team leadership e comunicazione operativa. Principi e pratiche per il miglioramento continuo individuale e di team, Franco Angeli editore, Milano

Il lavoro su di sè, anche e soprattutto in azienda

Chi aspira a sviluppare una professione con onore, come dirigere con vera leadership, o occuparsi di questioni importanti come la ricerca, le aziende, la medicina, la sicurezza, la scienza, le organizzazioni, le scuole, ovunque… prima deve fare i conti con la propria crescita personale, le proprie capacità e valori.

Bisogna prendere atto del fatto che il nostro carattere determina larga parte della nostra modalità comunicativa, lo stile di leadership, le decisioni.

Bisogna essere abbastanza umili per capire che il nostro carattere non è qualcosa di inviolabile ma anzi lavorarvi è un atto sacro. È utile cercare di capire su quali tratti possiamo lavorare. È un atto sacro anche l’azione e il tentativo che mettiamo in atto per migliorarci, al di là che ci riusciamo o meno, o che ci riusciamo subito o dopo un periodo di tempo. Spesso il miglioramento richiede un percorso, e non un singolo atto. 

Vogliamo migliorarci per essere sempre di più noi stessi nel nostro pieno potenziale e non persone che si nascondono dietro a scuse come “sono fatto così, cosa vuoi farci?”

Lavorare sul proprio carattere per migliorarsi significa ascoltare i propri valori senza rifiutarli, ma anche avere l’umiltà di pensare “posso sempre fare passi in avanti nel mio processo di miglioramento personale”. Chi non accetta questa visione potrebbe pensare di sè “sono il migliore, perché lo dico io”. Questa è sostanzialmente una forma di nevrosi.

Alexander Lowen ci mette in guardia chiaramente sui rischi che le nevrosi generano nelle persone. Prima di tutte, non saper imparare dall’esperienza.

Si dice che le persone imparino dall’esperienza, e in generale questo è vero: l’esperienza è il migliore e, forse, l’unico vero maestro.

Ma questa regola non sembra poter applicarsi al campo della nevrosi. La persona non impara dall’esperienza ma ripete continuamente lo stesso comportamento distruttivo.[1]

Aprirsi a capire prima di tutto “cosa vorrei migliorare di me” è un grande processo di focusing[2], una focalizzazione consacrata, importante.

Fare focusing significa andare a ricerca di chi siamo e come comunichiamo, cosa sentiamo dentro di noi, e come questo si trasferisce all’esterno di noi

Significa quindi andare alla ricerca di un manoscritto unico, un testo nascosto, che non è di facile accesso e si trova solo nell’esplorazione attenta e profonda.

Questa esplorazione può essere appresa in appositi corsi, può essere potenziata quando guidata da professionisti esterni, ma al di la della tecnica richiede sempre e comunque una  grande voglia di scoprire il massimo del proprio Potenziale Umano possibile.

Per lavorare sul carattere occorre un contributo esterno, che sia coaching, counseling, o formazione esperienziale, pratica, confronto, feedback, motivazione alla voglia di migliorarsi.

Il Counseling Aziendale è fondamentaleper ogni manager. Aiuta a capire

  •  Come posso portare energie positive in azienda, e trarre energie positive dall’azienda?

  • Come agire in modo positivo sul lavoro anziché esserne svuotato, come far si che le mie azioni siano contributive e non riducano il potenziale degli altri?

Alexander Lowen, sviluppatore della Bioenergetica, ci ricorda un fatto importante:

 

“il carattere determina il fato.

Per carattere si intende il modo di essere o di comportarsi tipico, abituale o “caratteristico” di una persona.

Definisce un insieme di risposte fisse, buone o cattive, indipendenti dai processi mentali coscienti.

Non possiamo cambiare il nostro carattere con un’azione cosciente, perché non è soggetto alla nostra volontà.

Di solito non siamo neppure coscienti del nostro carattere, perché diventa per noi come una ‘seconda natura’.[1]

 

Avere voglia di capire i nostri limiti e opportunità, forze e debolezze, non ha niente a che fare con la ricerca di qualche forma di “patologia” mentale, non è un atto medico, conoscersi a fondo non è un percorso clinico ma anzi, diventerà operazione di scoperta quotidiana, operazione che ci porta alla scoperta della “cultura” che ci circola dentro, l’insieme di regole che usiamo inconsciamente nel nostro comportamento quotidiano.

Questo permette di tenere alla larga gli stati mentali negativi che rischiano di ridurre le nostre potenzialità o quelle dei nostri collaboratori, o di diminuire la nostra efficacia e il nostro benessere, o di farci agire in modo automatico e senza il nostro consenso.

Il Counseling Aziendale richiede solo una condizione: la volontà di migliorare. Tutto il resto, con un supporto di Counselor preparati, arriva da sè.

 

[1] Lowen, Alexander  (1982), ibidem.

 

[1] Lowen, Alexander  (1982), Paura di Vivere, Roma, Astrolabio, p. 43. Tit. Orig. Fear of Life, New York, Macmillan

[2] Per la metodologia del Focusing, vedi i testi di Eugene Gendlin, in particolare:  Eugene Gendlin (2002), Focusing, Astrolabio.

Focusing, Il potere della focalizzazione nella vita e nella pratica terapeutica, Ann Weiser Cornell; Crisalide 2007

Biospiritualità, P.A.Campbell e E.M. McMahon; Crisalide 2001

Come far funzionare un rapporto, J. Welwood; Astrolabio 1994

Apprendere le terapie focalizzate sulle emozioni, E. Elliot – J.C. Watson – R.N. Goldman – L.S. Greenberg; Sovera 2007

 

 

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I Budget Mentali – come il Budgeting Mentale influenza le nostre vite

Budget mentali e psicologia economica.
Il budgeting mentale consiste nella divisione delle proprie risorse tra capitoli mentali di spesa separati (mental accounts).

Quando sbagli nella costruzione di questi capitoli mentali, in pratica, sbagli tutto nella vita. Vediamo perchè e cosa si può fare.

psicologia-di-marketing-e-comunicazione© Di Daniele Trevisani, dal testo “Psicologia di marketing e comunicazione. Pulsioni d’acquisto, leve persuasive, nuove strategie di comunicazione e management“. Franco Angeli editore, Milano.

Il fenomeno – centrale per la nostra teoria –  comprende meccanismi quali la categorizzazione cognitiva (distinzione mentale tra tipologie di spesa), l’assegnazione di budget a categorie distinte, l’assegnazione di priorità, il tracking della spesa, l’attribuzione di una spesa ad un certo capitolo mentale.

In generale, le ricerche nell’area evidenziano che i consumatori e le imprese (buyer, imprenditori) valutano le proprie spese ed investimenti prima di tutto in relazione ai propri account mentali. Cerchiamo, tramite la seguente figura, di rendere visivo il concetto.

Fig. 8.1 – Ipotesi di ripartizione delle risorse totali in account mentali

budget-mentali

Che struttura dai ai tuoi budget mentali? Hai dedicato lo stesso budget alla tua Formazione e alla tua Crescita Personale almeno quanto per il tuo ultimo cellulare o la tua bici? E pensi che dovrebbero valere la stessa cifra?

L’individualità umana rende, necessariamente, il budgeting mentale un fenomeno che assume proprietà diverse da persona a persona, e da cultura a cultura. Pertanto, dobbiamo attenderci una certa diversità e variabilità nella modalità di attribuzione e categorizzazione delle risorse.

Le teorie dei budget mentali hanno due forti implicazioni:

  • A livello consumer: capire come il consumatore destina le proprie risorse.
  • Nella tecnica di vendita aziendale business-to-business: capire come l’acquirente aziendale (buyer) reagirà ad una proposta, partendo dalla previsione o rilevazione del modo di gestire le risorse aziendali (struttura cognitiva degli investimenti).

Ciascuna proposta si associa infatti ad una o più caselle di bisogno.

Il mental budgeting acquista connotazioni molto diverse da soggetto a soggetto, anche in funzione dei valori dell’individuo. Persone abitanti nello stesso palazzo, ma diverse per stili di vita, valori e personalità (un pensionato settantenne, o un giovane DJ che vive di notte) faranno uso estremamente diverso della stessa somma.

Assegnare un budget ad un account significa dedicare una parte delle proprie risorse (tempo, denaro, pensiero ed energie mentali, tempo speso nel comunicare) ad una certa forma di impiego. Il budgeting mentale non distingue nettamente tra risorse monetarie e altre risorse (es: energie, tempo, impegno).

Destinare 1000 dollari ad un viaggio, o destinare 10 ore della propria vita a qualcuno, sono entrambe forme di investimento delle proprie risorse limitate (denaro, tempo). Il concetto di budget assume una valenza ampia, indicando qualsiasi cosa costituisca una risorsa per l’individuo.

Meccanismi di ricarica dei budget

In termini monetari, quando avviene una spesa, questa viene addebitata ad uno degli account mentali. In seguito, l’account verrà ricaricato in relazione alle entrate economiche dell’individuo. Sino a quel punto, la probabilità di acquisto di quella categoria di prodotto rimarrà molto bassa, in quanto gli account non dispongono di risorse infinite, ma sono legati ai redditi delle persone o ai capitali d’investimento e budget di spesa disponibili nelle aziende. Avverrà in altre parole una resistenza ad attuare ulteriori spese in quella categoria, poiché esse andrebbero a discapito di altre categorie. La categoria, in altre parole, si “asciuga” fintanto che essa non viene nuovamente riempita da risorse entranti.

Ad esempio, l’acquisto di un biglietto per il cinema andrà a discapito del budget “intrattenimento”, per cui nella stessa settimana il budget intrattenimento avrà subito un segno meno. L’acquisto di un farmaco per il mal di testa, invece, non andrà ad inserirsi nello stesso budget mentale, ma sotto una categoria diversa (ad esempio, medicinali e spese per il corpo).

La ricarica del budget può avvenire sia in proporzione alle nuove risorse entranti, sia in maniera non proporzionale. In questo caso si determina un income source effect (effetto fonte: la tendenza ad assegnare risorse in funzione della loro provenienza, es: denaro vinto a spese superflue, vs. denaro sudato a spese importanti), come approfondiremo in seguito.

Dedica tempo e risorse alle cose che ti fanno crescere come persona, che ti formano, che ti migliorano, crea spazi nella tua mente per questo, dedicagli le tue migliori risorse mentali ed economiche, sono gli unici investimenti che porterai con te sempre, e dei quali le persone che ami usufruiranno veramente

Un esercizio pratico

Ogni banconota che ricevi dal tuo lavoro, prendine 1 su 5 e mettila in una busta speciale, con su scritto “Per la mia formazione e crescita personale”. Potrai destinarla a fare formazione per te, ad esperienze formative, master, seminari, eventi, corsi, quello che vuoi, purchè siano cose serie. Se non lo puoi fare con banconote di carta, fai un prelievo dal tuo conto e apriti quello che vuoi, un conto postale dedicato, una ricaricabile postale o bancaria… ma finchè non fai questa operazione di divisione fisica, il tuo budget mentale sarà solo astratto. E se una volta non puoi, non fa niente, intanto il Budget Mentale è stato creato e più lo alimenti, più lui alimenterà te!

Fine parte 1… il resto, alla prossima puntata…

© Daniele Trevisani, Facebook Human Potential Profile

“Life coaching” di Lorenzo Manfredini

© Lorenzo Manfredini, Presidente, Scuola di Coaching e Counseling STEP

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Il life coaching è un modo intelligente di analizzare una situazione, determinare degli obiettivi e raggiungerli grazie ad un lavoro fatto insieme ad un professionista.

Quando ci si sente bloccati nella propria vita o carriera, sapendo che c’è altro da vivere, attraverso il processo innovativo di coaching si evidenziano le proprie doti e si inizia, a piccoli passi, a creare il proprio percorso unico.

Si decide che cosa si vuole raggiungere e si descrivono degli obiettivi. Si parla con persone di fiducia e ci si inizia ad allenare e a fare progressi sui propri obiettivi e scopi.

E’ un dato di fatto. La maggior parte di noi non ha né preparatori, né mentori. Dal un punto di vista della nostra crescita personale, o per alcuni momenti cruciali della nostra vita, questo è un problema.

Ogni giorno milioni di persone inseguono con entusiasmo obiettivi interessanti e poi, giorni o settimane più tardi, il loro entusiasmo si spegne. Anche sapendo cosa fare è difficile tenere la barra diritta. Nessuno è immune da questo problema. Ecco perché è interessante apprendere le basi di questa professione della comunicazione.

Noi parliamo con tante persone, ci immaginiamo di tutto pur di realizzare i nostri obiettivi, ma consideriamo un lusso investire del denaro per trovare soluzioni attraverso il nostro sviluppo personale di coaching.

Il life coaching è percepito come qualcosa che motiva e che è bello conoscere e sperimentare. E’ naturale pensarlo, data la nostra cultura. Ma la cosa più interessante, è che dietro ogni obiettivo ci sono idee nuove da realizzare, progetti, bilance decisionali e credenze limitanti con le quali avvicinarci al coaching per quello che veramente è: una magnifica professione del benessere che ha profonde radici nel presente e nel futuro.

© Lorenzo Manfredini, Presidente, Scuola di Coaching e Counseling STEP