Rivista di Formazione, Comunicazione & Potenziale Umano

Rivista di Formazione, Comunicazione & Potenziale Umano

La chiamata

Speciale iniziative formative

Post recenti di Crescita Personale, fitness e wellness

Speciale articoli di formazione per la leadership e comunicazione

Novità del trimestre: Audiolibro sul Potenziale Personale presso Area 51 Editore

Presso questo link puoi accedere alla pagina dove l’audiolibro è scontato e addizionato da un kit di contenuti davvero interessanti, dispense e alcuni altri contenuti speciali. L’editore ha davvero voluto fare un pacchetto di valore estramamente interessante, addizionando l’audiolibro con una traccia sulla bioenergetica, audio guidati di mindfulness e tecniche di rilassamento, e dispensa di oltre 70 pagine, per cui davvero un insieme di strumenti vari.

programma-area-51-v2

Speciale Video per la crescita personale

Video gratuiti su alcuni temi del Coaching, dello sviluppo personale, e delle aree collegate (psicologia, comunicazione, leadership)

Contatti con l’autore e altri canali social e online

Dott. Daniele Trevisani

Contatti con l’autore e Risorse online

Gustare i momenti e assaporare gli attimi

Copyright, estratto con modifiche Dal volume Personal Energy di Daniele Trevisani

1329648781_majestic_star_dust_w11329061858_sunset_villa_w1

__________

  • Ho conosciuto persone infelici che possedevano nell’ordine una casa in montagna, una al mare, una in città, il fuoristrada, un’azienda sana, la fuoriserie, sposati, due figli e piena salute. Allora? Quanti minuti della loro giornata erano vissuti nella felicità? Quanto tempo passi a guardare dalla finestra della casa in montagna, giù verso il lago, e a cosa serve se nella tua testa vedi solo problemi? Quando accendi il camino ti fermi a sentire il rumore del fuoco? Ti fermi a osservare tuo figlio che dorme e senti la sacralità della vita, o ci passi di fianco distrattamente? E quando osservi il cielo la notte, a cosa pensi?
  • Ho conosciuto atleti incredibilmente dotati il cui unico scopo – entrati in palestra – era finire l’allenamento prima possibile, invece di sentire ogni singola fibra muscolare pompare, cogliere le occhiate, sentire il piacere del sudore e l’amore per la vita che senti pulsare nel tuo corpo… prova a pensare a cosa succede se invertiamo completamente tutto questo!

_________

Nessun atleta farà mai grandi passi in avanti se non apprende a gustare ogni allenamento come un frutto da mangiare, una fiore da annusare, una pietra preziosa lungo il cammino.

Quando l’atleta impara ad amare ogni singolo allenamento, i risultati arriveranno. L’allenamento è il vero frutto, ancor prima del suo risultato verificabile in gara. La vera gara è vivere ogni allenamento come un momento sacro e magico.

Questo vale anche nelle aziende. Nessun manager avrà mai risultati da una riunione o una vendita se non impara a capire, dominare e gustare le dinamiche conversazionali che accadono in una riunione o in una vendita. La conversazione è il succo, le conseguenze del parlare e i risultati arriveranno dopo.

Nei rapporti umani e sentimentali, anche sessuali, accade lo stesso.

Nessun amante sarà mai tale se non impara a soffermarsi sulle sensazioni che vive, e in quelle che fa vivere nell’altro, uscendo dal fattore meccanico ed entrando nei flussi emotivi che fa nascere, e vuole far vivere agli altri.

Nessun genitore sarà mai vero se non esce dalla sindrome del “far laureare il figlio” o “far sposare la figlia” come obiettivi finali e quasi unici, perdendo di vista ogni singolo istante della crescita del proprio figlio.

Nessun formatore o educatore sarà mai tale se si pone solo lo scopo di “smarcare” la lezione o seguire il programma burocraticamente, anziché far succedere qualcosa di significativo (atti di vero apprendimento) nella sua classe o corso.

Nessun leader sarà mai tale se si illude che i galloni o il grado, il potere o il denaro gli diano automaticamente rispetto vero.

Man mano che l’autocoscienza di una persona aumenta, e cambiano i metri di valore che utilizza, emerge progressivamente il piacere per una nuova forma di viaggio: il percorso di scoperta, cosciente e volontaria, delle proprie potenzialità attuali e nascoste, siano esse fisiche, mentali, progettuali.

Fa bene all’anima e alle energie personali esplorare alternative di vita, costruire attivamente un futuro migliore per noi, per le persone che ci sono care, e per l’intera collettività umana.

Le nostre evoluzioni possibili sono enormi e ancora poco note, persino a noi stessi.

L’autocoscienza, e il grado di autocoscienza, sono quindi uno dei punti basilari dai quali vogliamo partire: se non ti chiedi a che punto sei nel tuo viaggio, e se non ti rendi conto di essere in viaggio, nessun ragionamento successivo ha più alcun valore. Ma non cercare risposte. Non ora. E’ troppo presto. Le risposte arrivano, piano piano, man mano che aumenta il flusso di coscienza, e le risorse ed energie di cui disponiamo.

Questo lavoro ci porta quindi in un viaggio.

Un viaggio è aperto a chiunque creda nelle enormi potenzialità umane. È un viaggio positivo che pare agli scettici inutile, utopico.

Sappiamo benissimo che l’essere umano è una creatura imperfetta, ma – nonostante tutti i limiti e carichi enormi che ognuno di noi porta sulle spalle, ci radicano o ci vorrebbero statici e bloccati – l’essere umano trova in alcuni momenti, momenti magici – nuove possibilità di espressione, vie prima impensabili.

Si solleva dai baratri più profondi solo chi ama sognare.

(DT)

Guardate le persone in faccia. Guardatele bene. E chiedetevi se dalle loro facce traspare un’anima

Copyright, estratto con modifiche Dal volume Personal Energy di Daniele Trevisani

2012-06-26-507_2daniele trevisani paolo fioriospada 1

Devi renderti conto se sono tuoi ragionamenti o assimilazioni da altri, e chi ce li ha inculcati, chiederti quali sono veri e quali sono falsi, e –  per questi – cercare di sostituirli con qualcosa di più produttivo e “vero”.

Cosa “senti” quando guardi in faccia una certa persona? Che valori trasmette il suo comportamento? Che stile di vita sembra avere dato il suo corpo e il suo modo di essere? Stai guardando secondo te una persona vera o una “maschera”?

Guardate le persone in faccia. Guardatele bene. E chiedetevi se dalle loro facce traspare un’anima

Daniele Trevisani

Per parlare di auto-espressione e auto-realizzazione dobbiamo necessariamente porci il problema della Qualità dell’Esperienza, concetto identificato già da Cantril[1]: la capacità di dare valore ad un’esperienza, di sentire il valore dell’esperienza che stiamo facendo, di capire che cosa ci rende un’esperienza interessante o meno (gli “attributi di valore” cui prestiamo attenzione).

Affrontare un percorso di crescita personale ha un valore in sé? Se si, siamo già ad un ottimo punto. Non solo buono, ottimo.

Secondo quali parametri interiori giudichiamo un’esperienza frustrante oppure ricca di valore? Lo stesso gesto – sollevare un peso, danzare o picchiare un sacco (punching ball), o zappare un orto – può essere per qualcuno un fastidio, o peggio, odioso, e per altri un piacere, una gioia immensa.

Tutto è soggetto al nostro filtro di qualità dell’esperienza, e anche lo studio può essere vissuto come una dolorosa incombenza, o come piacere di apprendere.

Qualsiasi attività diventa una fatica inutile per chi è sconnesso al flusso di esperienza (flow of experience) che l’attività produce. Chi ha imparato a “sentirla”, ha imparato a sintonizzarsi su queste “onde” di sensazione, la vive fino in fondo.

Curare un albero in miniatura può essere chiamata scemenza, o arte e passatempo (Bonsai) a seconda del piacere che queste azioni producono, e che possiamo imparare a “sentire”.

Per un lottatore, prevale la gioia del movimento, in cui la fatica stessa diventa piacevole. Per un bodybuilder, la sensazione di “pompaggio muscolare” generata dal lavoro con il “Ferro” (pesi) è qualcosa di impagabile, una vera droga che fa star bene. Giocare con un bambino può essere uno stress disumano o la cosa più bella del mondo. Altrettanto si può dire per il lavarsi, o il fare da mangiare.

Lo stesso vale per la crescita e sviluppo umano. Occuparsi della propria crescita persona è arte della quale possiamo o meno renderci conto, volerla o subirla, viverla come obbligo o invece farla entrare nella nostra sfera di autocoscienza e nel nostro volere più intimo.


[1] Cantril, Hadley (1950), The “Why” of Man’s Experience, New York, The Macmillian Company. Trad. it: Le Motivazioni dell’Esperienza, La Nuova Italia, 1958.

_____________

Copyright, estratto con modifiche Dal volume Personal Energy di Daniele Trevisani

Dedicato a chi sa ascoltare…

(c) Daniele Trevisani, rielaborato dal volume Il Potenziale Umano

daniele-massacarrara-conferenza-stati-umorali

Questione di attimi

L’allenamento a cogliere le energie positive della vita parte dalle frazioni di secondo, e da li può proseguire ed estendersi come un virus positivo sino a brani sempre più lunghi.

Ad esempio, nelle arti marziali, una singola sequenza ben portata può essere enorme fonte di piacere se ci si concentra sul flusso psicofisiologico che essa produce. Oppure, una serie di sollevamento di pesi di 20 secondi, portata sino al dolore muscolare (la ricerca del pump) può essere vissuta come una esperienza mistica, spirituale, sensazioni di corpo che brucia, secondi di vita, secondi di omaggio alla fisicità e al dono di esistere, venti secondi fino al cedimento, sentire il corpo che agisce, il sangue che circola, la potenza biologica al lavoro, il collegamento a sensazioni spirituali di enorme valore. Al contrario, gli stessi 20 secondi possono essere vissuti come una noiosissima, faticosa, pallosissima inutile sfacchinata che solo un deficiente farebbe, gratis per giunta.

Immaginiamo la differenza di energie mentali che si possono trarre da quei venti secondi. La vita è piana di brani come questi, e non devono essere per forza estremi o necessariamente fisici.

Lo stesso vale nei rapporti umani. La perfezione per una donna o uomo, verso il proprio rapporto coniugale o sentimentale, può voler dire che deve esistere una persona, una persona soltanto, superumana, capace di darci contemporaneamente e sempre tutto: amore, affetto, comprensione, supporto emotivo (farci da contenitore emotivo), empatia, sesso, piacere fisico estremo, bellezza, poesia, ma anche razionalità, analisi, supporto materiale.

ragazza che ballaQuesta creatura superumana dovrebbe essere portatore di serenità sempre, esserci sempre, non assentarsi mai, né darci mai dispiacere, curare i nostri dolori esistenziali, condividere con noi tutte le sfumature della vita, di ogni giorno, ogni nostro disagio, ogni nostra speranza.

Vi sono persone che possono darci attimi di infinita comprensione e dolcezza, o di profondissima empatia, uno scambio di energie, sentimenti, passioni, anche in pochi sguardi e parole, e spesso noi chiudiamo le porte a questo per paura, o perché non accettiamo che questo possa avere un termine.

Come degli assetati disidratati nel deserto umano fatto di una enorme aridità nei rapporti veri, di mutilazione delle emozioni della vita, diventiamo persone che non accettano una borraccia di acqua perché in realtà vorrebbero una intera botte d’acqua, anzi un treno di botti, o meglio, una portacontainer di botti, anzi ancora un bastimento intero di portacontainer cariche di treni carichi di botti. E ancora di più se possibile.

L’egoismo porta all’incapacità di bere anche una piccola succosa goccia e uccide le energie mentali.

La persona ideale è un container d’acqua, ma di container in giro se ne vedono ben pochi. In realtà esistono somme di momenti, esistono finestre di sensazioni (sensation windows), esistono tante gocce d’acqua in ogni angolo del pianeta e nel fluire dei tempi personali.

La persona ideale non esiste per sempre, ma possono esistere finestre in cui una parte di questo stato si materializza. Molte persone chiudono la finestra e basta, non potendo avere fiumi in piena, non bevono nemmeno.

Non accettano il fatto che sia una finestra e non una condizione destinata a durare all’infinito. Niente è infinito e perenne.

_____

(c) Daniele Trevisani, rielaborato dal volume Il Potenziale Umano

viaggi del corpo e della mente, momenti e sensazioni pre-gara e post-gara… da Simona Galassi, Campionessa del Mondo

simona ritrattoRingrazio la Campionessa Simona Galassi per la citazione del contributo che abbiamo cercato di dare tramite il Coaching Mentale, io e tutti gli istruttori Daoshi con cui ha potuto allenarsi e condividere momenti. E ringrazio la lungimiranza di un altro Campione Mondiale, Davide Carli (Profighting Rimini) WTA-Coach-DAVIDE-CARLI3che ha saputo aiutare Simona ad avvicinarsi al mondo del Coaching Mentale come ulteriore risorsa che si aggiunge ai tanti strumenti di esperienza cui già dispone. Questo è il vero Mentoring. Simona-Galassi-41_image_gallerySaper indirizzare una persona nel trovare risorse… Solo un grande Campione e grande uomo sa suggerire le cose che fanno bene agli atleti, per il loro esclusivo bene, e non solo quelle da cui ricava un rendiconto. E Davide Carli è li a ricordarci con il suo essere e le sue azioni, che queste persone esistono ancora! Grazie Davide per il contributo – che io vedo di persona con i miei occhi quando vengo a Rimini, e testimonio visivamente… il clima di crescita che generi per tanti giovani, lo stimolo che dai a tanti atleti e tanti campioni nel migliorarsi atleticamente e come persone…

Desidero anche riflettere su una questione importante: ci si fa più male a cadere dalle scale o (come dice Simona.. a mordersi un labbro mangiando un panino)… per non parlare del cadere da un motorino in corsa, che non in una gara controllata, senza doping, con arbitro, protezioni e regole. Con la differenza che cadendo dalle scale non impari praticamente niente, ma nel prepararti per una gara puoi imparare a cercare il meglio di te, nel corpo e nella mente, affrontare le tue paure, guardarle in faccia, imparare a gestire le tue emozioni, rafforzarti nel corpo e nello spirito, per mesi e mesi, e porti con te un apprendimento per altri mesi e mesi…

Che uno vinca o perda poco importa, quello che conta è fare di se stessi un laboratorio, coltivare energie positive. Ogni evento e ogni appuntamento importante – quando presi nel modo giusto – sono occasioni fondamentali per una grande operazione di Crescita Personale.

Il Diario di SIMONA Il Diario di SIMONA

23/02/2013

RITORNO ALLA BASE!!!

RITORNO ALLA BASE!!!

Oggi il viaggio di ritorno da Montalto di Castro verso casa , dopo il rientro sul ring di ieri sera, è iniziato alle nove di mattina e dopo una tappa intermedia a Ferrara dove avevo lasciato la macchina, l’arrivo nel pieno pomeriggio mi ha stupito per il paesaggio natalizio dei 20 cm di neve che ha addobbato di bianco il mio dolce paesino di campagna….poetico ma che due maroni però!!!

l’entusiasmo per il rientro sul ring è stato ampiamente smorzato dall’inadeguatezza dell’avversaria che oltre ad essere veramente scarsa è salita sul ring impietrita dalla paura rendendo il match un’imbarazzante esibizione a senso unico… mi aspettavo sicuramente qualcosa di più per poterlo considerare un test utile ma volendo guardare per forza il bicchiere mezzo pieno ciò che è stato pienamente positivo è la voglia di salire su  quel ring e la carica positiva per tornare a combattere con la grinta della campionessa e queste sensazioni sono oro per le motivazioni che mi spingono al voler tornare campionessa ancora una volta!!!!  il lavoro duro inizia da ora e la fatica, quella vera che mi darà la sicurezza finale la sfrutterò al max in palestra……se penso che il danno fisico più grave me lo sono fatto da sola oggi a pranzo mordendomi il labbro nel mangiare un panino con la porchetta (causandomi un imbarazzante bozzo sul labbro inferiore) mi fa un pò ridere…vai a spiegare come si esce indenni da un match e non ci si salva da uno spuntino succulento!!!

Ora mi voglio concedere qualche sgarro ( i cappelletti della mamma li ho già mangiati!!) e una piccola vacanzina (magari qualche giorno all’estero) e poi inizierà il vero e duro lavoro su cui cimentarsi…ringrazio Ale Duran, Davide Carli e Daniele Trevisan e tutti i ragazzi e le ragazze che si sono offerti come sparring e Bandini Cuscinetti, Penetron Italia e Istam Forlimpopoli grazie ai quali ho potuto avere un professionale supporto medico, dietetico e logistico nelle spese di trasferta e allenamento…Furia Romagnola e Leone per i materiali ed il vestiario,..una vera boccata di ossigeno in questo dispendioso ed impegnativo lavoro ma di personali “Beniamini” ce ne sono ancora che meriterebbero almeno una citazione….ma ragazzi intanto di lavoro ne dobbiamo fare ancora tanto e ciò che importa è che almeno ci divertiamo ancora e la passione non ci abbandoni mai…..

___________________

Ed ecco il racconto invece della settimana precedente il match

___________________

Il Diario di SIMONA Il Diario di SIMONA

15/02/2013

ULTIME FATICHE PRIMA DEL MATCH!!!

ULTIME FATICHE PRIMA DEL MATCH!!!

Sta terminando la settimana, una fra le più dure della preparazione, che ho passato in pianta stabile in quel di Ferrara!! Ho trovato un B&B, il Fluviale, dove c’è la possibilità di utilizzare la cucina per cui mi sono spudoratamente impossessata del frigorifero e mi sono ambientata con la mia nuova realtà di casalinga…si perchè nonostante si dica di rimanere in ritiro per allenarsi e non pensare ad altro in realtà tra cucinare, lavare i piatti, il bucato (A MANO) due volte al giorno mi sento più Cenerentola che la Regina di Romagna!!! =D

In questo periodo mi ha fatto molto piacere il passaggio di un sacco di ragazze da altre palestre disposte a spostarsi e anche a fare un sacco di chilometri solamente per fare qualche ripresa con me: Alessia da Perugia. Vissia da Milano, Dorota, Sara, Elisa e alcune di cui non conosco il nome (un pò di botte le prendo anch’io!!!EH!!) …questa settimana la maggior parte del lavoro l’ho fatta con la Dorota Kusiak, Sara Corazza ed Elisa Iuculano tutte e tre peperine e tenaci sul ring per cui mi sono impegnata e divertita molto in questi allenamenti sotto la regia di Ale Duran ( che si sta impegnando per torturarmi e farsi odiare ma io non faccio una piega nonostante i miei mostri sacri come la palla francese e certi esercizi d’altri tempi….non gli darò soddisfazione per così poco!!! 😉

Intanto nell’intralazzarmi per bene con il nuovo ambiente, il gruppo e la città  ho avuto accesso libero per allenarmi alla Millennium…un coaching del preparatore mentale Daniele Trevisani (Grazie Simona! Mi fai sentire orgoglioso!  Nota del Redattore!) e pure un massaggio sciogli contratture di Mattia che mi ha sconquassato lì per lì ma che in realtà oggi mi ha ridato nuova vita…. Domani, dopo l’allenamento torno a casa per il week end per organizzare i dettagli del match ( ceretta, vestiario, completino per il peso…mica poco eh??!!!) e rivedere i miei cari…la mia nipotina Viola mi telefona tutti i giorni perchè senza di me le tocca disegnare per i compiti anzichè scaricare le immagini da internet!!! …che dura la vita in terza elementare!!! beh un pò di voglia di vedere le solite facce ce l’ho e poi da lunedì ancora Ferrara ed ultima rifinitura prima della partenza per Montalto di Castro verso un altro capitolo della mia vita sportiva…

Psicologia esistenziale – gustare i momenti, assaporare gli attimi

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Una corsa infinita verso dove? Spunti per imparare a gustare attimi, momenti, brani di vita e “finestre di sensazioni”

(c) Daniele Trevisani. Estratto con rielaborazioni dell’autore, dal volume Personal Energy, Franco Angeli editore.

____

Si vive, si corre, ci si alza, e si corre… ogni tanto si crolla, e viene da chiedersi: verso dove sto correndo? Non è che ci stiamo perdendo qualcosa? Vediamo alcune aree, ad esempio lo sport, ma anche l’amore, o il lavoro…

___

Non hai mai la sensazione di correre di continuo, di essere in un’autoscontro, mentre la vita ti colpisce? Io si… – Non hai mai voglia di dire Basta? Io si. C’è qualche trucco per fermare la giostra, almeno qualche attimo? Credo proprio di si…

Nell’allenare campioni mondiali di Sport di Combattimento e Arti Marziali, squadre di calcio o di pallavolo, grandi manager, così come bambini nel volontariato, ho imparato una cosa. Nessun atleta, nemmeno il più dotato geneticamente, farà mai grandi passi in avanti se non apprende a gustare ogni allenamento come un frutto da mangiare, una fiore da annusare, una pietra preziosa lungo il cammino.

Quando l’atleta impara ad amare ogni singolo allenamento, i risultati arriveranno. L’allenamento è il vero frutto, ancor prima del suo risultato verificabile in gara. La vera gara è vivere ogni allenamento come un momento sacro e magico.

Questo vale anche nelle aziende. Nessun manager avrà mai risultati da una riunione o una vendita se non impara a capire, dominare e gustare le dinamiche conversazionali che accadono in una riunione o in una vendita. La conversazione è il succo, le conseguenze del parlare e i risultati arriveranno dopo.

Simona Galassi Boxing World Champion

Nei rapporti umani e sentimentali, anche sessuali, accade lo stesso.

Nessun amante sarà mai tale se non impara a soffermarsi sulle sensazioni che vive, e in quelle che fa vivere nell’altro, uscendo dal fattore meccanico ed entrando nei flussi emotivi che fa nascere, e vuole far vivere agli altri.

Nessun genitore sarà mai vero se non esce dalla sindrome del “far laureare il figlio” o “far sposare la figlia” come obiettivi finali e quasi unici, perdendo di vista ogni singolo istante della crescita del proprio figlio.

Nessun formatore o educatore sarà mai tale se si pone solo lo scopo di “smarcare” la lezione o seguire il programma burocraticamente, anziché far succedere qualcosa di significativo (atti di vero apprendimento) nella sua classe o corso.

Nessun leader sarà mai tale se si illude che i galloni o il grado, il potere o il denaro gli diano automaticamente rispetto vero.

Man mano che l’autocoscienza di una persona aumenta, e cambiano i metri di valore che utilizza, emerge progressivamente il piacere per una nuova forma di viaggio: il percorso di scoperta, cosciente e volontaria, delle proprie potenzialità attuali e nascoste, siano esse fisiche, mentali, progettuali.

Fa bene all’anima e alle energie personali esplorare alternative di vita, costruire attivamente un futuro migliore per noi, per le persone che ci sono care, e per l’intera collettività umana.

Le nostre evoluzioni possibili sono enormi e ancora poco note, persino a noi stessi.

L’autocoscienza, e il grado di autocoscienza, sono quindi uno dei punti basilari dai quali vogliamo partire: se non ti chiedi a che punto sei nel tuo viaggio, e se non ti rendi conto di essere in viaggio, nessun ragionamento successivo ha più alcun valore. Ma non cercare risposte. Non ora. E’ troppo presto. Le risposte arrivano, piano piano, man mano che aumenta il flusso di coscienza, e le risorse ed energie di cui disponiamo.

bn229005

Questo lavoro ci porta quindi in un viaggio.

Un viaggio è aperto a chiunque creda nelle enormi potenzialità umane. È un viaggio positivo che pare agli scettici inutile, utopico.

Sappiamo benissimo che l’essere umano è una creatura imperfetta, ma – nonostante tutti i limiti e carichi enormi che ognuno di noi porta sulle spalle, ci radicano o ci vorrebbero statici e bloccati – l’essere umano trova in alcuni momenti, momenti magici – nuove possibilità di espressione, vie prima impensabili.

1783861

Si solleva dai baratri più profondi solo chi ama sognare.

(DT)

(c) Daniele Trevisani. Estratto con rielaborazioni dell’autore, dal volume Personal Energy, Franco Angeli editore.

Vivere una sfida come esperienza unica. Dalla perfezione impossibile alle sensazioni possibili

Capsule spaziotemporali, frames, sensation windows

Di Daniele Trevisani (www.danieletrevisani.com ) – Coach Senior esperto in Potenziale Umano e Formazione Manageriale e Sportiva

© Articolo elaborato dall’autore, con modifiche, dal volume “Il Potenziale Umano” di Daniele Trevisani, Franco Angeli editore, Milano. Approfondimenti del volume originario sono disponibili anche al link www.studiotrevisani.it

Moltissimi atleti combattenti, professionisti o manager, arrivano ad un punto oltre il quale non riescono più a progredire. Portarli oltre questo punto è il mio lavoro. Per farlo, serve una “mappa” esatta di dove lavorare, di come operare sul funzionamento equilibrato del sistema-corpo mente, e identificare dove sono gli spazi di crescita ulteriori. Spesso questi spazi sono assolutamente nascosti e le “pepite” di crescita ulteriore si trovano solo scavando e cercando in luoghi dove non si era mai nemmeno pensato di cercare.

Ad esempio, nel training mentale è possibile “uccidere” i processi mentali negativi che distolgono un atleta dal piacere di una gara, costruire schemi motori con la sola visualizzazione, e imparare ad applicarli come per magia durante l’azione. Sembra facile da dire, ma descrivere tutte le fasi necessarie è davvero difficile. Solo provandolo su se stessi si può capire quanto ci sia ancora da scoprire dentro di noi.

Per accrescere il proprio potenziale bisogna apprendere nuove abilità, e si tratta spesso di abilità sottili, sfuggenti, impalpabili. Se riesco a costruire uno spirito di ricerca, ogni allenamento ci aiuta a cogliere una sfumatura nuova. Anche se dovessimo ripetere 1000 volte lo stesso gesto, alla 999° volta potremmo ancora imparare qualcosa. Ogni gara può essere un’occasione per allenare la mente a funzionare in modo diverso.

Questo ragionamento, di per sé, genera il valore intrinseco di ogni singolo allenamento e in ogni gara.

Ma c’è qualcosa di più. Non possiamo veramente fermarci qui. Se c’è qualcosa che vale la pena di apprezzare nelle Arti Marziali e (per pochi veri Maestri, negli sport di combattimento), è la sacralità dell’allenamento stesso, e la sacralità della gara come momento magico.

Spesso si tende a pensare all’allenamento come qualcosa che debba “produrre” (un “output” materiale, tangibile), si pensa ad altro e non all’esperienza in sé. Spostare il focus dal quello che si “ottiene” al valore del “vivere” un allenamento è compito essenziale di un Maestro vero. Anche nelle gare, l’ansia di vincere porta le persone a “occupare” la mente e non lascia spazio al gusto della gara come piacere intrinseco.

Una gara è una “capsula spaziotemporale” speciale.

Imparare ad apprezzare le “capsule spaziotemporali” è una delle aree di apprendimento del metodo HPM (Human Potential Modeling[1] – vedi http://www.studiotrevisani.it/hpm2 per approfondimenti), centrale sia nei piani di crescita personale, che nello sviluppo delle prestazioni.

Una capsula spaziotemporale è un segmento del tempo e dello spazio dotato di significato proprio. Può trattarsi di pochi minuti di un incontro, o del segmento di tempo di un allenamento, o di un qualsiasi brano di vita. La vita è piena di stupende “capsule” non viste.

In una capsula o frame (finestra, brano di esistenza) possono trovarsi esperienze meditative o fisiche, riflessive, o invece molto attive e dinamiche, valori e significati, da vivere soli o in compagnia.

I sensation seekers (cercatori di sensazioni) sono alla continua ricerca di capsule spaziotemporali positive e ne traggono energie.

Gli atleti sensation seekers amano lo scontro fisico, la scoperta, il gusto dell’azione, non sono mossi solo dal risultato finale. Ringraziano l’avversario per dargli la possibilità di mettersi in azione, non lo odiano assolutamente, perché senza di lui non potrebbero provare queste sensazioni.

Gli atleti mossi solo dalla voglia di vincere vedono l’avversario come un ostacolo, non una risorsa. Vedono la gara come un momento da superare, non da gustare.

Come vivi le cose? A seconda di come le vivi, la vita cambia. La matematica non è opinione.

Se vivi 2 momenti positivi la mattina, 1 al pomeriggio, e 1 alla sera, avrai avuto 4 momenti positivi nella giornata, al di là del loro contenuto. Se questo si ripete per almeno 5 o 6 giorni, avrai una settimana in cui prevalgono sensazioni positive. Se invece nella giornata hai avuto 1 evento negativo la mattina, 1 il pomeriggio, il vuoto esistenziale la sera, e nessun momento positivo di ricarica, avremo una sequenza di giornate che scaricano.

Alla fine della settimana, del mese, dell’anno, e della vita, saremo sempre più scarichi e rintanati in un guscio sempre più stretto. Al punto di non aver nemmeno più la voglia di guardare fuori, o peggio, la forza di cercare.

Uno degli effetti più trascurati dell’allenamento marziale è la sua capacità di dare senso ad una giornata e riempirla di sensazioni. L’anticipazione stessa dell’allenamento è in grado, da sola, di far sopportare qualsiasi cosa, anche le esperienze peggiori, sapendo che poi avremo un luogo dello spazio-tempo dedicato alla nostra via di crescita nelle Arti Marziali o nel combattimento. Non si tratta solo di un effetto di distensione o di rilassamento indotti dall’allenamento. Si tratta della sua capacità di generare valore per l’individuo e per la sua giornata.

Ancora una volta, stiamo attenti a non confondere le capacità di rilassamento (un fatto in sé positivo, da apprendere e coltivare) con stasi, apatia e abulia, la perdita di voglia di vivere.

Le capsule non sono pastiglie da digerire per “tirare avanti”, ma momenti dotati di significato in sé e per sé. Hanno valore per come attivano le nostre sensazioni ed emozioni, e non come anestetico di altro che non va. Se ne hanno la proprietà, non è comunque questa la loro funzione.

Una capsula per qualcuno può essere un momento di allenamento in palestra o sul campo, “sentendo” un’attività intensa o che piace, una cena, la scrittura, la lettura di una lettera, o di un passaggio che colpisce in un  libro, un momento di solitudine guardando il tramonto, una preghiera, un gioco, un dialogo profondo tra persone, o qualsiasi altro brano di vita dotato di significato proprio, persino uno sguardo.

Il semplice fatto che un momento di esperienza sia dotato di significati dovrebbe farci rizzare le antenne, visto che senza significati la vita muore e le energie mentali si annullano. Le capsule sono contenitori di significati.

Spesso si ricerca il senso compiuto all’interno della perfezione. Capsule di durata eterna, anziché di durata limitata e praticabile. Questa è una delle più grandi bestialità che un essere umano possa apprendere, e se gli capita di incamerare questo virus, farà bene a disfarsene prima possibile.

Il contrario è saper cogliere il dono limitato. Per dono limitato si intende nel metodo HMP una finestra di sensazioni (Sensation Window – SW), ad esempio la sensazione positiva che si prova quando siamo in presenza di persone che ci piacciono, in quel preciso momento, anche non potendo possedere illimitatamente il tutto, tutto il suo tempo, tutte le sue ore o minuti. O la sensazione di un singolo gesto, o di una combinazione di movimenti che il corpo riesce a generare in quel preciso momento.

O ancora, la sensazione che può dare un allenamento puramente fisico, persino un brano di un allenamento (training experience), senza per forza dover vincere qualcosa, e dover diventare campioni per forza. Apprezzare il training, oltre che il risultato che ne può derivare, persino indipendentemente da esso, è una nuova forma di competenza.

Di fatto, siamo poco allenati a riconoscere e generare finestre di sensazioni positive, e ben allenati verso quelle negative. Questo produce danni psicologici e fisiologici.

Tra i fattori determinanti del lavoro sul potenziale umano sui quali riflettere per poter essere veramente Maestri, Coach e Trainer:

1) far apprezzare alla persona i frames esperienziali di cui si compone un momento allenante o di gara;

2) scoprire sensazioni nascoste anche nei momenti più piccoli o apparentemente insignificanti, che avvengono durante le gare e gli allenamenti;

3) aumentare la capacità di cogliere, percepire e assaporare il fluire di sensazioni, tramite tecniche di visualizzazione e training mentale speciali;

4) diminuire le passività e aumentare la capacità di costruire esperienze positive e di crescita connesse alle gare.

Se riusciamo in questo, avremo fatto agli allievi un dono enorme: la capacità di sentire la vita fluire in ogni gesto, in ogni istante, e di gioirne. Il Dojo e la palestra, la gara – se vissute in questo modo – allenano, in sostanza, l’anima.

Note sull’autore: il dott. Daniele Trevisani è formatore aziendale e manageriale, coach di atleti e istruttori di Arti Marziali, Muay Thai, Kickboxing e MMA, (www.danieletrevisani.comwww.studiotrevisani.it ), praticante di oltre 10 diverse discipline, è inoltre Maestro di Kickboxing, Sensei, 8° Dan DaoShi® Bushido – http://www.daoshi.it Formatore e ricercatore in Psicologia e Potenziale Umano, è consulente NATO e dell’Esercito Italiano, Master of Arts in Mass Communication, University of Florida. Insignito dal governo USA del premio Fulbright per i propri studi sulla comunicazione e potenziale umano. Ha realizzato docenze in oltre 10 Università Italiane ed estere, ed è il tra i principali esperti italiani nella ricerca sul potenziale umano, nella formazione di istruttori e trainer per le discipline marziali e di combattimento.


[1] Metodo di formazione e coaching sviluppato dall’autore, vedi approfondimenti in www.studiotrevisani.it/hpm2

La Pointe du Raz! (collegarsi alle sensazioni)

Introduzione di Daniele Trevisani

Introduco questo breve passaggio di Fabio Cipriani. Collegarsi alle sensazioni è una dote fondamentale per chi vuole coltivare il potenziale umano. Molte volte la vita ci passa accanto e non ce ne rendiamo conto, non osserviamo più i fiori, le persone, tutto scorre in un unico tunnel verso il “non dove” al quale una volta arrivati, ci si ferma dicendo “e adesso?”… bene, ci sono alcuni momenti sacri che interrompono questo tunnel, alcune riflessioni… alcune soste del pensiero… Fabio ce ne offre uno stralcio…

..Finalmente, La *Pointe du Raz!

Raggiungo questo sito leggendario (*Punta della corrente violenta!) attraversando un’area spogliata da furiosi venti,

e giungo in vista del Faro De La Vieille: invalicabile confine

tra l’Uomo e la Natura, esso segna il principio d’un territorio nel quale l’essere umano

non può vantare che un potere assai limitato dalla forza di tempeste spaventose.
A queste coordinate dell’estremo NordOvest Bretone, corrisponde anche il momento
in cui mi trovo nel punto emotivamente più lontano e distaccato da me medesimo,
dai miei limiti, dai miei rimpianti, in una sorta di Nirvana che non avrei mai intravisto,

se non arrampicandomi quassù spingendo su 2 pedali.

Per questo motivo, sceglierò di spedire molte delle mie cartoline con questo soggetto, mandandone una pure a Casa, all’altro me stesso..

Copyright Fabio Cipriani

Stimoli e acquisto – Verso un Marketing Umanistico e Psico-Sensoriale

di Daniele Trevisani, www.studiotrevisani.it, copyright

Temi fondamentali:

  • Stimoli nei punti di acquisto
  • Ritmo di Presentazione degli Stimoli (RPS)
  • Attenzione sostenuta: capacità di mantenere l’attenzione su per un considerevole periodo, tenere alta la capacità di selezione, monitoraggio e controllo.
  • Vigilanza:  la capacità di monitorare nel tempo eventi con bassa frequenza d’accadimento.
  • Ergonomia del cliente: tenere in considerazione il funzionamento biologico del cliente durante le fasi di acquisto e il suo affaticamento
  • Marketing Umanistico: attività aziendali che mettono il cliente e i suoi bisogni al centro della progettazione, con forte attenzione alla componente etica, valoriale, esperienziale ed emozionale del cliente stesso

Articolo completo

Se c’è qualcosa che non manca negli spazi di acquisto sono gli stimoli: colori, prezzi, centinaia di articoli e referenze, fotografie, packaging, promoter, pubblicità in-store, visual merchandisng, messaggi acustici, odori, assaggi, suggerimenti altrui, promozioni, e via così… sino a giungere ad un vero e proprio bombardamento di informazioni, di richieste, una condizione di iperstimolazione del cliente. Questo paga sempre? La ricerca dice: non sempre. Ma nemmeno paga una sensazione di vuoto e desolazione, un deserto, un senso di povertà o carenza di stimoli.

Cosa fare quindi? Le strade esistono, vediamo di capire meglio quali poter percorrere… senza pretesa di esaurire l’argomento, ma anzi di aprirne la discussione e avviare un ragionamento per fini positivi e con forti implicazioni pratiche.

Possiamo subito anticipare che si profila un nuovo ruolo per chi gestisce gli spazi di vendita (o meglio, gli spazi di acquisto, vista la centralità del cliente in questo processo): la gestione della psicologia dell’attenzione e le varianze di stimolazione (sia per densità che intensità e varietà), che offrono gli ambienti, le persone, i prodotti, gli spazi e l’insieme di esperienze d’acquisto. Questo mix di attenzioni dà luogo al Marketing Umanistico e al Marketing Percettivo.

Il concetto di base su cui si basa la psicologia dell’attenzione nei punti vendita è semplice: A fare acquisti è un essere umano. Un essere biologico, con tutte le sue esigenze fisiche, e non solo culturali. Un essere fatto di carne, pelle, muscoli, nervi. Un essere che si può affaticare, stancare, persino demotivare verso il fatto stesso di fare la spesa, realizzare acquisti, sino a viverlo come una necessità dolorosa anzichè come un momento piacevole. Nessuna famiglia può esimersi dall’acquistare. Chi è sensibile al tema dell’acquisto non può esserlo solo per il numero finale che appare nei bilanci. Bisogna entrare nel Come avviene l’acquisto, e non basta nemmeno concentrarsi sul Cosa Quanto viene aquistato. Per gli scettici, è sufficiente dire che il Come influenza sia il Cosa che il Quanto (in termini di numeri). Ma non solo: qualifica la distintività, il posizionamento nella mente del consumatore, il Brand stesso.

La mia ricerca in questo campo sta mettendo al centro dell’analisi il tema delle varianze spaziali: alternanze di zone ad alta richiesta attentiva accanto a “zone di recupero”, dove il cliente possa ricaricare i meccanismi attentivi ed avere nel complesso una esperienza di acquisto più utile, produttiva per sè, meno ansiogena, più cosciente, più umana e in ultimo più positiva anche per chi la vive. I metri quadri non cambiano, cambia la loro disposizione. Aumenta la consapevolezza, aumenta la possibilità di vivere l’aquisto con senzazioni piacevoli di benessere e non come fonte di stress. La Consumer Anxiety, del resto, è uno dei temi più forti e recenti della Consumer Research in generale, e dimostra che i clienti che vivono l’acquisto come uno stress lo rifuggono o compiono atti d’acquisto irrazionali persino a loro danno.

Al centro di questo modo di vedere, vi è la concezione etica del cliente come essere umano e non solo come macchina d’acquisto, di cui spingere il “Buy Button” L’ergonomia,  l’attenzione per la persona e i valori, pagano chi riesce a far proprio questo valore, nei fatti, non solo sulla carta.

Per chi gestisce spazi di acquisto, si tratta del prendere coscienza del ruolo giocato dalla Psicologia dell’attenzione e come questo impatta il cliente o fruitore dello spazio, quando l’eccesso di densità informativa e l’eccesso di richieste di attenzione (densità attentiva) saturano l’information space, distruggono anzichè costruire,.

Come creare spazi che rispettino maggiormente la persona e diano esperienze più positive? Esiste un beneficio aziendale evidente nello stimolare il ritorno (fidelizzazione) verso un luogo che ti ha lasciato una esperienza positiva?

In questa prospettiva in corso di studio, i clienti possono essere assimilati a “digestori di stimoli”, e andare incontro a fenomeni di “indigestione” o invece di “ipostimolazione”.

Facciamo un esempio molto pratico sotto forma di metafora, muoviamoci per un attimo su un altro piano. Immaginiamo di essere al ristorante, proviamo a comparare un’esperienza di acquisto ad una esperienza culinaria… notiamo immediatamente molte similitudini. Entriamo in un ristorante, iniziamo ad orientarci, ci sediamo, scegliamo qualcosa, spesso con scelte di fatto diverse dalle aspettative con cui eravamo entrati, a seconda degli stimoli che percepiamo all’interno… poi  arriva il cibo. Mentre mangiamo, il nostro stomaco ci lancia segnali su come sta andando, ci informa su quando è troppo pieno o vuoto, ci dice se “ci sta ancora qualcosa”, o “è meglio fermarsi”, a volte si lascia prendere dal “grappino della casa”…, a volte si ferma all’antipasto, ma in ogni caso sono attivi fenomeni di vigilanza continua e attenzione, che ci portano in genere ad evitare stati di sovralimentazione grave (star male per eccesso di cibo) o ipoalimentazione grave (alzarsi con una fame ancora elevata)…. questo salvo alcuni fenomeni di “cene di fine corso”, “addi al celibato”, e altre evenienze occasionali, in cui il meccanismo di controllo salta… ma questa è altra faccenda… (scientificamente, si tratta di un fenomeno ben noto di allentamento della vigilanza).

Numerosi studi dimostrano che esiste difficoltà a sostenere l’attenzione e vigilanza per lungo periodo. Sia i compiti troppo difficili, che i compiti troppo facili, riducono ancora maggiormente la capacità di attenzione. Anche la ritmicità di presentazione (mono-tonia) e la cadenza invariata per tipo e qualità degli stimoli (forme, luci, colori, suoni, persone) diminuiscono le capacità attentive.

Dobbiamo quindi prestare estrema attenzione al concetto che io chiamo Ritmo di Presentazione degli Stimoli (RPS), un concetto che ho elaborato per valutare le sessioni didattiche e di formazione manageriale che conduco, e si presta molto bene ad essere utilizzato in sede di psicologia dei fenomeni di acquisto. Il conetto prende in considerazione le cosiddette Varianze Zonali o Emergenze (aree che si distinguono da altre per le stimolazioni che offrono). La psicologia del marketing ha già evidenziato che i clienti sono anche e soprattutto cercatori di esperienze positive (positive sensation seekers) e non solo di prodotti. Acquistano un mix di esperienze e prodotti, e se l’esperienza è monotona o negativa cercheranno lo stesso prodotto altrove (approfondimenti al volume Psicologia di Marketing e Comunicazione al link http://www.studiotrevisani.it/alm2/ ).

Troppo spesso le imprese focalizzano le proprie risorse sulla qualità del prodotto, sulle caratteristiche intrinseche del bene o servizio, dimenticando che la qualità complessiva percepita (e quindi la soddisfazione complessiva del consumatore) proviene anche dal canale distributivo, il luogo d’aquisto in sè vale almento quanto il prodotto e il prezzo. E non solo, contano il rapporto personale con l’erogatore del servizio e con la rete di vendita e di assistenza.

Una breve sintesi del concetto è esposta nel volume Psicologia di Marketing http://www.studiotrevisani.it/alm2/interazioni-cs.htm:

…. è necessario distinguere i concetti di customer satisfaction di prodotto (CSP) e customer satisfaction di canale(CSC) o channel satisfaction.

La CSP riguarda le caratteristiche intrinseche del prodotto o servizio (composizione, struttura, performance).

La CSC include: (1) componenti relazionali e (2) componenti logistiche, che sommate producono la qualità complessiva del servizio erogato dal canale distributivo: capacità di rapporto interpersonale, cortesia, tempi di risposta, servizio post-vendita e assistenza, la facilità di accesso al luogo di distribuzione, la facilità di acquisizione del prodotto/servizio, il rispetto dei termini e condizioni di consegna.

E la ricerca prosegue. I contributi delle neuroscienze dicono oggi che nella Channel Satisfaction (la soddisfazione verso il punto di acquisto) rientra oggi anche il rispetto cognitivo, la comprensione del bisogno di rispettare la fisiologia umana e non “spremere” le persone, offrire loro rispetto umano, ambienti d’acquisto positivi, e attenzione a nuovi bisogni.

Nel volume “Il Potenziale Umano” (vedi scheda al link http://www.studiotrevisani.it/hpm2/index.htm) ho potuto iniziare un accenno basato sulle neuroscienze: se vogliamo rispettare la fisiologia umana (e rispettare oltretutto la persona umana, che non è poco) dobbiamo variare gli stimoli che riceve un cliente (utente formativo, o cliente in fase di aquisto) tenendo conto della alternanza tra simolazioni del sistema nervoso parasimpatico e stimolazioni del sistema nervoso simpatico. Questo, ad esempio in campo di formazione manageriale, determina la necessità di alternare:

  1. training centrato sul sistema nervoso simpatico (attività di tipo agonistico, aggressivo, competitivo, ad alta tensione, under pressure) vs.
  2. training centrato sul sistema nervoso parasimpatico (attività di tipo rilassato, calmo, sereno, tranquillo, meditativo, low pressure).

Allo stesso modo avremo in area marketing:

  • spazi e zone di acquisto centrate sul sistema nervoso simpatico (maggiore densità informativa, maggiore richiesta di elaborazione cognitiva e attenzione nel cliente) vs.
  • aree e isole emotive nei punti di acquisto centrate sul sistema nervoso parasimpatico (attività/spazi/ambienti di tipo rilassato, calmo, sereno, tranquillo, meditativo, low pressure), come inserti dispazi verdi,  micro- o macro-aree di rilassamento visivo con stimoli naturali, angoli uditivi e visivi di decompressione (il che non significa ambiti visivi vuoti, ma ambiti con funzione di riduzione dell’arousal, o riduzione dell’attivazione forzata).

La modalità di frazionamento e differenziazione tra attività che interessano il sistema nervoso simpatico (alta attivazione agonistica e attentiva) vs. attività che interessano e stimolano prevalentemente il sistema nervoso parasimpatico (rilassamento e recupero), riguarda indistintamente il lavoro sul corpo (es, medicina psicosomatica) così come la formazione aziendale (corsi di formazione per manager e formazione del personale) il il coaching, l’ingegneria dei momenti di acquisto e l’ingegneria degli spazi di acquisto (consumer engineering)

Come ho potuto segnalare nel volume “Il Potenziale Umano”, nel metodo HPM viene utilizzata in particolare la “cartografia di Fisher”[1], una metodica poco nota, di frontiera, nata per mappare gli stati mentali, la percezione, sino agli stati alterati di coscienza (ASC – Altered States of Consciousness).

Si tratta di un’area di studi di alto interesse negli anni ‘60 e ‘70, oggi poco frequentata, ma assolutamente utile per localizzare i tipi di attivazione mentale. Questa scala è stata da me ulteriormente rielaborata ed utilizzata su più fronti, per progettare training variati in termini di intensità e tipo di esperienza, e portare nuovi concetti nella psicologia umanistica dell’acquisto, una psicologia del marketing che rispetta la persona.

In generale, le tecniche di frazionamento servono per evitare la monotonia e la noia, ma anche la perdita di efficacia di una tecnica che arriva inevitabilmente in seguito alla mancanza di varietà nel tipo di lavoro allenante svolto o negli stimoli presenti. Sequenze di input e stimoli, in cui le varie tipologie di stimolo (nel marketing), di  esercizio o esercitazione (nella formazione aziendale) vengono combinate nel tempo, danno luogo a maggiore varietà e maggiore efficacia, perchè rispettano i bisogni basilari della fisiologia umana.

Bene. Questo vale per chi vuole far propri alcuni concetti basilari e fondamentali di una nuova psicologia del marketing umanistico. Come farlo. Occorre mettere mano ai metri quadri e variarli. Occorre costruire isole esperienziali d’acquisto (mondi emotivi, isole connotate, “emergenze” merceologiche) affiancate a zone di decompressione cognitiva, nei quali è possibile inserire ogni tipo di stimolazione naturalistica, elementi architettonici connotati, zone verdi interne, zone di relax, angoli di meditazione d’aquisto, zone di consulenza d’aquisto, zone di problem-solving d’acquisto… e tanti altri strumenti (non mi è possibile sviluppare in questo spazio un intero manuale, ma le tecniche esistono).

Tradurre questi concetti in pratica è assolutamente possibile. Soprattutto, attraverso azioni di perceptual engineering (ingegneria esperienziale), attività che uniscono un lavoro di tipo architettonico (diversa disposizione delle merci, illuminazioni, aree e zone di acquisto diversificate, intervento dei sensi e marketing polisensoriale), visual merchandising innovativo centrato sulle “isole esperienziali” (assolutamente diverso da quello classico), nuove geometrie interne, nuova e diversa formazione del personale di contatto, formazione forte dei manager sui principi del marketing percettivo, iniziative di sensibilizzazione della direzione aziendale per i nuovi temi di psicologia del cliente, una grande voglia di creare spazi di aquisto positivi, unita al know-how necessario, e… un forte valore di fondo: considerare il cliente come un essere umano.

Poche aziende hanno oggi la sensibilità per farlo, ma chi investe oggi su questi punti sta costruendo i fattori reali del suo vantaggio competitivo.

Daniele Trevisani


[1] Fisher, Roland (1971), A Cartography of the Ecstatic and Meditative States, in: Science 26 November 1971: Vol. 174. no. 4012, pp. 897 – 904.